giovedì 19 dicembre 2013

HERALDOS NEGROS traduzione di Mario Mainino

LOS HERALDOS NEGROS  (César Vallejo, 1918)

Hay golpes en la vida, tan fuertes... ¡Yo no sé!
Golpes como del odio de Dios; como si ante ellos,
la resaca de todo lo sufrido
se empozara en el alma... ¡Yo no sé!

Son pocos; pero son... Abren zanjas oscuras
en el rostro más fiero y en el lomo más fuerte.
Serán tal vez los potros de bárbaros Atilas;
o los heraldos negros que nos manda la Muerte.

Son las caídas hondas de los Cristos del alma
de alguna fe adorable que el Destino blasfema.
Esos golpes sangrientos son las crepitaciones
de algún pan que en la puerta del horno se nos quema.

Y el hombre... Pobre... ¡pobre! Vuelve los ojos, como
cuando por sobre el hombro nos llama una palmada;
vuelve los ojos locos, y todo lo vivido
se empoza, como charco de culpa, en la mirada.

Hay golpes en la vida, tan fuertes... ¡Yo no sé!


Ci sono colpi nella vita, così potenti ... Io non so!
Colpi come se provenisssere dall'odio di Dio, come se davanti a loro,
la risacca di tutto il sofferto
si incarni nell'anima ... Io non so!

Saranno pochi, ma ci sono ... Aprono scuri solchi
sia nell'uomo più feroce che nel più forte.
Forse sono i puledri del barbaro Attila;
o sono angeli neri che ci manda la Morte.

Sono le cadute profonde dei Cristi dell'anima,
di una fede adorata che il Destino rende blasfema.
Quei colpi sanguinosi sono come il crepitio
come fa il pane dimenticato alla porta del forno.

E l'uomo... Povera cosa ... Povera cosa! Volge gli occhi, come
si gira la testa sulla spalla quando si riceve uno schiaffo;
Volge attorno occhi folli, e tutto il vissuto sorge,
come carico di colpe, davanti allo sguardo.

Ci sono colpi nella vita, così potenti ... Io non so!

[nella traduzione di Mario Mainino]

tratto da http://www.poesi.as/cv18030.htm

Ti amo figlio mio (Lettera di un padre al figlio)

Lettera di un padre al figlio

Se un giorno mi vedrai vecchio: se mi sporco quando mangio e non riesco a vestirmi...
abbi pazienza, ricorda il tempo che ho trascorso ad insegnartelo.

Se quando parlo con te ripeto sempre le stesse cose, non mi interrompere... ascoltami, quando eri piccolo dovevo raccontarti ogni sera la stessa storia finché non ti addormentavi.

Quando non voglio lavarmi non biasimarmi e non farmi vergognare... ricordati quando dovevo correrti dietro inventando delle scuse perché non volevi fare il bagno.

Quando vedi la mia ignoranza per le nuove tecnologie, dammi il tempo necessario e non guardarmi con quel sorrisetto ironico ho avuto tutta la pazienza per insegnarti l'abc; quando ad un certo punto non riesco a ricordare o perdo il filo del discorso... dammi il tempo necessario per ricordare e se non ci riesco non ti innervosire: la cosa più importante non è quello che dico ma il mio bisogno di essere con te ed averti li che mi ascolti.

Quando le mie gambe stanche non mi consentono di tenere il tuo passo non trattarmi come fossi un peso, vieni verso di me con le tue mani forti nello stesso modo con cui io l'ho fatto con te quando muovevi i tuoi primi passi.

Quando dico che vorrei essere morto... non arrabbiarti, un giorno comprenderai che cosa mi spinge a dirlo. Cerca di capire che alla mia età non si vive, si sopravvive.

Un giorno scoprirai che nonostante i miei errori ho sempre voluto il meglio per te che ho tentato di spianarti la strada.
Dammi un po' del tuo tempo, 
dammi un po' della tua pazienza,
dammi una spalla su cui poggiare la testa 
allo stesso modo in cui io l'ho fatto per te.

Aiutami a camminare, aiutami a finire i miei giorni con amore e pazienza in cambio io ti darò un sorriso e l'immenso amore che ho sempre avuto per te.

Ti amo figlio mio. (si può trovare qui, e qui )

Alla prima lettura mi aveva colpito di più, vi ritrovo in parte quello che vivo con mia mamma, dopo un rapporto molto difficile quando era in salute, ora che non è altro che un povero essere in balia di tutti, la coccolo come se fosse un figlio e lei che pure non parla più, quando le tengo la mano o la abbraccio mi sorride con un sorriso che non c'è niente che possa eguagliare.

mercoledì 18 dicembre 2013

Grazie alla vita che mi ha dato tanto.

Giovedì 29 agosto 2013 (ore 20.30)
Auditorium di Milano, largo Gustav Mahler
Un’estate con la musica 2013
la stagione estiva de laVerdi
Una sera con il Cile:
Canto para no olvidar
(Canto per non dimenticare)
Inti Illimani Historico
Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
Coro Cantosospeso
Maestro del Coro Martinho Lutero 
Direttore Marcello Bufalini


Grazie alla vita che mi ha dato tanto.
Gracias a la vida
Canzone cilena composta ed interpretata dalla cilena Violeta Parra, uno degli artisti che hanno posto le basi per il movimento culturale e musicale conosciuto come Nueva Canción Chilena. Il brano venne utilizzato come colonna sonora di alcuni film, fra cui nel film italiano del 2001, Le fate ignoranti.

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió dos luceros, que cuando los abro
Perfecto distingo, lo negro del blanco
Y en el alto cielo, su fondo estrellado
Y en las multitudes, el hombre que yo amo

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el oído, que en todo su ancho
Graba noche y día, grillos y canarios
Martillos, turbinas, ladridos, chubascos
Y la voz tan tierna, de mi bien amado

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado el sonido, y el abecedario
Con el las palabras, que pienso y declaro
Madre, amigo, hermano y luz alumbrando
La ruta del alma del que estoy amando

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la marcha, de mis pies cansados
Con ellos anduve, ciudades y charcos
Playas y desiertos, montañas y llanos
Y la casa tuya, tu calle y tu patio

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me dió el corazón, que agita su marco
Cuando miro el fruto del cerebro humano
Cuando miro el bueno tan lejos del malo
Cuando miro el fondo de tus ojos claros

Gracias a la vida, que me ha dado tanto
Me ha dado la risa y me ha dado el llanto
Así yo distingo dicha de quebranto
Los dos materiales que forman mi canto
Y el canto de ustedes, que es el mismo canto
Y el canto de todos, que es mi propio canto
Y el canto de ustedes, que es mi propio canto.

Gracias a la vida
Gracias a la vida
Gracias a la vida
Gracias a la vida.

GRAZIE ALLA VITA

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato due stelle che quando le apro
perfetti distinguo il nero dal bianco,
e nell'alto cielo il suo sfondo stellato,
e tra le moltitudini l'uomo che amo.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato l'ascolto che in tutta la sua apertura
cattura notte e giorno grilli e canarini,
martelli turbine latrati burrasche
e la voce tanto tenera di chi sto amando.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il suono e l'abbecedario
con lui le parole che penso e dico,
madre, amico, fratello luce illuminante,
la strada dell'anima di chi sto amando.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi,
con loro andai per città e pozzanghere,
spiagge e deserti, montagne e piani
e la casa tua, la tua strada, il cortile.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il cuore che agita il suo confine
quando guardo il frutto del cervello umano,
quando guardo il bene così lontano dal male,
quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto,
così distinguo gioia e dolore
i due materiali che formano il mio canto
e il canto degli altri che è lo stesso canto
e il canto di tutti che è il mio proprio canto.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto.

Tag: Marcello Bufalini, Inti Illimani Historico, concertodautunno

sabato 14 dicembre 2013

Riporto interamente un articolo solo perchè non vada perduta questa testimonianza della follia presente in chi riesce a governare il nostro povero paese.

Istruzione, i danni postumi di Gelmini: cancellata la Storia dell’arte

Le colpe dei Padri ricadono sui figli, si sa. Così pagheremo per generazioni l’idea scellerata di affidare l’Istruzione (che una volta era) pubblica a un ministro come Mariastella Gelmini. Tra le eredità più pesanti di quel passaggio fatale si deve contare l’ulteriore estromissione della Storia dell’arte dallaformazione dei cittadini italiani del futuro.
Nonostante la raccolta di oltre 15 mila firme, nonostante l’appoggio esplicito del ministro per i Beni culturali Massimo Bray, nonostante la disponibilità di quasi 2500 precari prontissimi a insegnarla, la ministra Maria Chiara Carrozza non è per ora riuscita a rimediare al grave errore di chi l’ha, purtroppo, preceduta.
Fortemente ridotta negli Istituti tecnici, la Storia dell’arte è stata del tutto cancellata in quelli Professionali: dove è possibile diplomarsi in Moda, Grafica e Turismo senza sapere chi sono Giotto, Leonardo o Michelangelo. E nei Licei artistici non si studierà più né il restauro né la catalogazione del nostro patrimonio artistico. Inoltre si chiudono tutte le sperimentazioni che rafforzavano l’esigua presenza della Storia dell’arte negli altri licei (compresi i classici, da sempre scandalosamente a digiuno di figurativo). Numeri alla mano, più della metà dei nostri ragazzi crescerà in un radicale analfabetismo artistico.
Non si tratta di una svista, né di un caso. È stata invece una scelta consapevole, generata daldisprezzo per le scienze umanistiche in generale e da una visione profondamente distorta del ruolo del patrimonio storico artistico del Paese: che non si salverà finché gli italiani non torneranno prima a saperlo leggere. Insomma, oggi non riusciamo a trovare qualche diecina di milioni per insegnare la Storia dell’arte: domani ne dovremo spendere centinaia o migliaia per riparare ai danni prodotti dall’ignoranza generale che stiamo producendo.
Perché un italiano dovrebbe essere felice di mantenere, con le sue sudate tasse, un patrimonio culturale che sente lontano, inaccessibile, superfluo come il lusso dei ricchi? È una domanda cruciale, e se davvero si vuol cambiare lo stato presente delle cose, è da qua che bisogna partire. Per la maggior parte degli italiani di oggi, il patrimonio è come un’immensa biblioteca stampata in un alfabeto ormai sconosciuto. E non si può amare, e dunque voler salvare, ciò che non si comprende, ciò che non si sente proprio. Per non parlare della nostra classe dirigente: la più figurativamente analfabeta dell’emisfero occidentale.
Lo storico dell’arte francese André Chastel scrisse che al Louvre gli italiani si riconoscevano dal fatto che sapevano come guardare un quadro: e lo sapevano perché, a differenza dei francesi, lo studiavano a scuola. Ma proprio ora che i francesi provano ad adottare il nostro modello, noi lo gettiamo alle ortiche.
E se non ci pensa la scuola, è illusorio pensare che lo facciano altre agenzie (potenzialmente) educative. Nei media, nei programmi televisivi, nei libri per il grande pubblico non c’è posto per una Storia dell’arte che non sia il vaniloquio da ciarlatani sull’ennesima attribuzione farlocca, o sulle mostre di un eventificio commerciale che si rivolge a clienti lobotomizzati e non a cittadini in formazione permanente.
Educare al patrimonio vuol dire far viaggiare gli italiani alla scoperta del loro Paese, indurli a dialogare con le opere nei loro contesti, e non in quelle specie di tristi giardini zoologici a pagamento che sono quasi sempre le mostre. Renderli capaci di leggere il palinsesto straordinario di natura, arte e storia che i Padri hanno lasciato loro come il più prezioso dei doni. Perché non dirottare la gran parte dei soldi pubblici spesi per far mostre (in gran parte inutili, anzi dannose) in borse di viaggio attraverso l’Italia per studenti capaci e meritevoli, di ogni ordine e grado? Ma tutto questo non si può fare se manca quel minimo di alfabetizzazione che solo la scuola può dare. E che – paradossalmente – gli insegnanti eroici della scuola dell’infanzia e della scuola primaria offrono spesso molto bene, costituendo un patrimonio di conoscenze che viene poi totalmente dissipato alle superiori.
Nel 1941, nell’ora più nera della storia europea, il grande storico dell’arte Bernard Berensonseppe distillare pagine profondissime, e sconvolgentemente profetiche, sul destino della storia dell’arte. In quei mesi, egli intravide un mondo “retto da biologi ed economisti, come guardiani platonici, dai quali non verrebbe tollerata attività o vita alcuna che non collaborasse a un fine strettamente biologico ed economico”. Egli previde anche che “la fragilità della libertà e della cultura” avrebbe potuto aprire la strada a una società in cui ci sarebbe stato spazio per “ricreazione fisiologica sotto varie forme, ma di certo non per le arti umanistiche”. Meno di un secolo dopo ci stiamo arrivando: anche se la Gelmini, nemmeno un Berenson poteva prevederla. vedi fonte originale su il Fatto Quotidiano, 13 Dicembre 2013

venerdì 6 dicembre 2013

La Rai, i Vip, i poveri e i dubbi

La Rai, i Vip, i poveri e … i dubbi. d. Renato Sacco

Il 4 dicembre 21013 sera su Rai1 c’è la prima puntata di Mission. Un programma che da qualche mese sta facendo molto discutere. “E’ la prima volta che il dramma dei rifugiati viene portato al grande pubblico” dice il direttore di Rai1. “…l’intenzione era quella di scuotere le coscienze, presentando a una grande platea queste persone che hanno bisogno di aiuto… Per questo abbiamo scelto personaggi noti al pubblico televisivo”.  Infatti questo reality (ma non si puo chiamare con questo nome!) vedrà la partecipazione di personaggi come Albano, Michele Cucuzza, Barbara De Rossi, Paola Barale, Emanuele Filiberto di Savoia.

Saranno loro a farci capire il dramma di milioni di persone dimenticate?

Andando nei campi profughi, a pestare fango per renderci più credibile la tragedia? 

Molti hanno espresso critiche su questa scelta della Rai, che taglia programmi come C’era una volta, di giornalismo serio, con documentazione e approfondimenti, e investe molti più soldi per realizzare Mission, per puntare sulla commozione e la sdolcinatezza natalizia.
A Natale si sa, siamo tutti più buoni, come i panettoni.
Già lo scorso mese di agosto Famiglia Cristiana titolava “Cari Vip, lasciateci almeno il dolore”.
La rivista Solidarietà Internazionale, titola la copertina di Ottobre: “RAI: pornografia umanitaria”, con diversi articoli interessanti e scandalizzati davanti ad un progetto così costoso e così modulato sullo schema, forse, dell’Isola dei famosi.
Non ultima anche la rivista dei Missionari Comboniani Nigrizia: “MISSION? IMPOSSIBILE!”.  “Certo è che fa un po’ di tristezza - scrive Danilo Giannese - pensare che per sensibilizzare la nostra Italia su quel che accade in Congo abbiamo bisogno di Paola Barale e Filiberto di Savoia e non, invece, di reportage e documentari che indaghino sui perché quelle popolazioni siano costrette a vivere come sfollati, in quelle condizioni di miseria e sofferenza tali che non ci si crede neanche a vederle. Figurarsi in tivù.”
E se questa è la RAI mi nasce una paura.
In vista del centenario della prima guerra mondiale, (14 -18) ci manca solo un bel reality, in diretta dall’Ortigara. E per rendere più credibile la vita (e la morte) della trincea, dentro quella tragedia (‘inutile strage’ con 650.000 morti), in mezzo al fango sarà ancora lui, intrepido, il rampollo di casa Savoia, Emanuele Filiberto di Savoia, principe di Venezia a raccontarci dei soldati che uscivano dalla trincea al grido di “Avanti Savoia!”.
La RAI, di tutto di più.4 dicembre 2013 d. Renato Sacco,  Coordinatore Nazionale Pax Christi
http://www.paxchristi.it/?p=8069

FIRMA PER LA PACE
il tuo 5 PER MILLE a PAX CHRISTI
COD. FISC. 94060130484

mercoledì 4 dicembre 2013

Svelato il mistero del sondaggio sui cani chiesto dal sig.B.

Ma no,non ho detto AFgano,
ho detto ALfano,
volevo un sondaggio su ALfano
non sui cani!

Ecco svelato il mistero c'è stato un .. misunderstanding!

lunedì 2 dicembre 2013

La nostra vita sotto la maschera di Christa Weiss

Da anni mi aggiro coperta di una maschera,
che è diventata il mio secondo volto.
Ho imparato come si possano
nascondere le proprie debolezze e i propri sentimenti.
Sorrido compiacente, dimostro sicurezza,
ma in realtà recito.
Mi comporto come se tutto mi cadesse in grembo,
come se non sbagliasssi mai,
come se non provassi nostalgia.
Perchè non sono come sono veramente?
Quando sono sola e appartata,
la maschera mi cade dal volto.
Se allora qualcuno venisse e mi dicesse:
Mi piaci ugualmente, ti voglio così, come sei,
ho bisogno di te ...
Dovremmo avere un essere umano, o molti esseri umani,
che avessero fiducia in noi.
Dovremmo poter mostrare loro, come siamo realmente.
E l'altro non dovrebbe subito giudicare e condannare,
dovrebbe capire.
Non dovrebbe
guardarci dentro con cattiva intenzione,
dovrebbe prenderci sul serio ed accettarci.
Allora potremmo mostrare le nostre debolezze.
Avremmo l'occasione di gettare la maschera,
di mostrarci come siamo, e soprattutto,
di cambiare.
La nostra vita sotto la maschera e la bugia
si trasformerebbe in una vita di verità e pienezza.
Diventeremmo degni di amore.
Allora apparirebbe l'amore:
poichè possiamo amare una persona, ma non una maschera.
Christa Weiss

Non importa – Madre Teresa di Calcutta

L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico
NON IMPORTA, AMALO 
Se fai il Bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici
NON IMPORTA, FA’IL BENE 
Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici
NON IMPORTA, REALIZZALI 
Il Bene che fai verrà domani dimenticato
NON IMPORTA, FA’ IL BENE 
L’Onestà e la Sincerità ti rendono vulnerabile
NON IMPORTA, SII FRANCO ED ONESTO 
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo
NON IMPORTA, COSTRUISCI 
Se aiuti la gente, se ne risentirà
NON IMPORTA, AIUTALA 
Dà al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci
NON IMPORTA, DA’ IL MEGLIO DI TE.

Da una scritta sul Muro a Shishu Bhavan, la Casa dei bambini di Calcutta.