Cari amici, care amiche,
vi segnalo un'intervista inedita a Gianni Vattimo, classe 1936, un intellettuale torinese popolare, tra l'altro, per aver introdotto in filosofia il concetto di "pensiero debole". Negli anni cinquanta, Vattimo ha lavorato ai programmi culturali della Rai. Ha insegnato Estetica in diversi atenei del mondo e per le sue opere ha ricevuto lauree honoris causa dalle università di La Plata, Palermo, Madrid e dalla Universidad Nacional Mayor de San Marcos di Lima.
In questa intervista, realizzata in occasione del "Salerno Pride 2005" e finora inedita, discutiamo di cristianesimo e secolarizzazione a partire dal suo libro "Credere di credere. È possibile essere cristiani nonostante la chiesa?" (Garzanti), e di come ha influito la sua omosessualità nell'elaborazione del pensiero debole.
Buona lettura.
Pasquale Quaranta
Link all'intervista su P40.it
http://www.p40.it/vattimo-omosessualita-pensiero-debole
martedì 5 ottobre 2010
sabato 2 ottobre 2010
SALA DELLA COMUNITA'
Tratto da http://www.saledellacomunita.it/ (cf. Nota pastorale della Commissione ecclesiale per le comunicazioni sociali: "La sala della Comunità: un servizio pastorale e culturale").
Il concetto di sala della comunità non è un modo diverso per indicare la tradizionale sala cinematografica parrocchiale.
Esso racchiude la riscoperta di una vocazione propria della comunità ecclesiale, chiamata ad un dialogo franco e aperto nei confronti del mondo e della cultura di oggi.
La sala della comunità deve diventare luogo di confronto, di partecipazione e di testimonianza, espressione di una comunità viva e dinamica.
Come struttura complementare alla chiesa, la sala della comunità si pone a servizio della comunione e dell'azione educativa.
E' ancora attuale l'appello del Papa: "la sala della comunità diventi per tutte le parrocchie il complemento del tempio, il luogo e lo spazio per il primo approccio degli uomini al mistero della Chiesa e, per la riflessione dei fedeli già maturi, una sorta di catechesi che parta dalle vicende umane e si incarni nelle "gioie e nelle speranze, nelle pene e nelle angosce degli uomini di oggi, soprattutto dei più poveri" (cf, Gaudium et Spes, 1) materialmente e spiritualmente)".
In considerazione dell'utilità che questa struttura pastorale può avere per la missione della Chiesa, è necessario invertire la tendenza che ha portato in questi ultimi anni molte comunità a privarsi di spazi così importanti, alienando le sale o cambiandone la destinazione d'uso. Trascurare questo spazio di azione pastorale sarebbe segno di scarsa attenzione ai nuovi contesti sociali e culturali, come già si affermava nella nota del 1982: "Una posizione rinuciataria è non soltanto autolesionista ma è anche gravemente lesiva di una presenza qualificata della Chiesa e dei suoi figli in settori, come quelli della cultura e dello spettacolo, aventi una forte potenzialità di aggregazione e di spinta".
venerdì 1 ottobre 2010
VIGEVANO E LA SUA TRADIZIONE MUSICALE ma guarda che bel dibattito
Martedì 21 settembre è stata inviata alla sede di Civiltà Vigevanese e alle redazioni della stampa locale questa lettera di una nostra iscritta che volentieri pubblichiamo.
VIGEVANO E LA SUA TRADIZIONE MUSICALE
pubblicata da Paolo Borea il giorno giovedì 23 settembre 2010 alle ore 15.11
Elisabetta Parea - Civiltà Vigevanese
Come genitore ritengo che la formazione musicale dei giovani sia sempre più importante per l'arricchimento personale. Per questa ragione ho sempre stimolato i miei figli a conoscere e ad approfondire l'aspetto sonoro della realtà che vivono, per meglio apprezzare consapevolmente i molti stimoli sonori che la società di oggi ci propone.
Ma come funziona la promozione della cultura musicale nella nostra città?
L'attuale amministrazione non sembra pensarla allo stesso modo.
Sarà forse per questo che i ragazzi (e le loro famiglie) hanno trovato all'atto dell'iscrizione per questo anno scolastico al Civico Istituto Musicale "L. Costa", un notevole aumento delle rette di frequenza e nuovi vincoli per la partecipazione alle lezioni, di cui non è chiara la motivazione didattica.
La fresca delibera della Giunta Comunale non è nemmeno stata pubblicizzata come di consueto negli appositi manifesti relativi alle Iscrizioni. Anzi, ad una settimana dalla chiusura dalle stesse, campeggiano solo quelli dell'anno scorso con le vecchie quote.
Come la peggiore delle pubblicità ingannevoli, gli ignari studenti si trovano questa amara sorpresa riferita solo a voce dalla segreteria dell'Istituto.
Le famiglie possono arrivare per un corso musicale a spendere 700 euro e più l'anno, senza contare il costo dello strumento scelto e dei libri di testo.
Se poi si considera il fatto che i progetti avviati già da alcuni anni nelle Scuole Primarie cittadine con la collaborazione degli esperti maestri dell'Istituto Civico che avvicinavano gli alunni delle varie età, col canto o con lo strumento, al piacere della musica non sono più stati finanziati, l'intento è ancora più chiaro.
Invece di valorizzare la Civica Scuola Musicale di Vigevano, dalla quale la città stessa ha avuto e trae prestigio, si sceglie di fare cassa proprio riducendo quelle risorse legate all'arricchimento culturale dei ragazzi e di coloro che vogliono avvicinarsi alla musica. Le costanti iscrizioni alla Scuola dimostrano che le famiglie apprezzano le proposte dell'Istituto, esternate in concerti, manifestazioni, concorsi.
Perché perdere questa opportunità di crescita che la città offre?
Perché questa opportunità deve diventare sempre meno accessibile alle famiglie stesse?
E' forse solo l'ennesimo caso di cattiva gestione delle risorse, o peggio si nasconde ai cittadini che a causa dei mancati trasferimenti dei fondi ai Comuni da parte dell'attuale governo (a partecipazione leghista, che ha fatto della volontà di aiutare il territorio la propria bandiera),
si fa pagare proprio ai cittadini la crisi economica?
Ma è ciò che le famiglie ed i giovani meritano di avere da questa neonata Amministrazione Comunale?
Al lettore la risposta.
Come genitore ritengo che la formazione musicale dei giovani sia sempre più importante per l'arricchimento personale. Per questa ragione ho sempre stimolato i miei figli a conoscere e ad approfondire l'aspetto sonoro della realtà che vivono, per meglio apprezzare consapevolmente i molti stimoli sonori che la società di oggi ci propone.
Ma come funziona la promozione della cultura musicale nella nostra città?
L'attuale amministrazione non sembra pensarla allo stesso modo.
Sarà forse per questo che i ragazzi (e le loro famiglie) hanno trovato all'atto dell'iscrizione per questo anno scolastico al Civico Istituto Musicale "L. Costa", un notevole aumento delle rette di frequenza e nuovi vincoli per la partecipazione alle lezioni, di cui non è chiara la motivazione didattica.
La fresca delibera della Giunta Comunale non è nemmeno stata pubblicizzata come di consueto negli appositi manifesti relativi alle Iscrizioni. Anzi, ad una settimana dalla chiusura dalle stesse, campeggiano solo quelli dell'anno scorso con le vecchie quote.
Come la peggiore delle pubblicità ingannevoli, gli ignari studenti si trovano questa amara sorpresa riferita solo a voce dalla segreteria dell'Istituto.
Le famiglie possono arrivare per un corso musicale a spendere 700 euro e più l'anno, senza contare il costo dello strumento scelto e dei libri di testo.
Se poi si considera il fatto che i progetti avviati già da alcuni anni nelle Scuole Primarie cittadine con la collaborazione degli esperti maestri dell'Istituto Civico che avvicinavano gli alunni delle varie età, col canto o con lo strumento, al piacere della musica non sono più stati finanziati, l'intento è ancora più chiaro.
Invece di valorizzare la Civica Scuola Musicale di Vigevano, dalla quale la città stessa ha avuto e trae prestigio, si sceglie di fare cassa proprio riducendo quelle risorse legate all'arricchimento culturale dei ragazzi e di coloro che vogliono avvicinarsi alla musica. Le costanti iscrizioni alla Scuola dimostrano che le famiglie apprezzano le proposte dell'Istituto, esternate in concerti, manifestazioni, concorsi.
Perché perdere questa opportunità di crescita che la città offre?
Perché questa opportunità deve diventare sempre meno accessibile alle famiglie stesse?
E' forse solo l'ennesimo caso di cattiva gestione delle risorse, o peggio si nasconde ai cittadini che a causa dei mancati trasferimenti dei fondi ai Comuni da parte dell'attuale governo (a partecipazione leghista, che ha fatto della volontà di aiutare il territorio la propria bandiera),
si fa pagare proprio ai cittadini la crisi economica?
Ma è ciò che le famiglie ed i giovani meritano di avere da questa neonata Amministrazione Comunale?
Al lettore la risposta.
Francesca Cairo 23 settembre 2010 alle ore 15.45
ma non eravamo stimati nel mondo per le scarpe? pensa che ignorante che sono! e lavoro anche nel settore... :D
Anna D'Oria 23 settembre 2010 alle ore 16.59
Statuto del Comune di Vigevano Art. 4 c. 3 e c 4 - Funzioni del del Comune
"3. Obiettivi preminenti del Comune sono lo sviluppo economico, sociale e culturale della comunit àe la promozione delle condizioni che rendano effettivi i diritti, tutelino i valori della persona ecomportino il miglioramento della qualità della vita.
4. Il Comune riconosce nel piano territoriale degli orari della città lo strumento prioritarioper migliorare la qualità della vita dei cittadini. Il piano deve privilegiare i seguentiobiettivi:
a) Aumentare il tempo dedicato da ogni cittadino alla cura della famiglia e di sé (temposcelto) rispetto a quello dedicato al lavoro (tempo obbligato);
b) Aumentare la fruibilità degli orari di apertura al pubblico degli sportelli pubblici;
c) Garantire il diritto all'uso della città e dei beni urbani in tutte le fasce orarie e a tutti icittadini, in particolare ai disabili, agli anziani, ai minori e alle donne;
d) Favorire orari di lavoro e di scuola flessibili, personalizzati, mirati al rispetto dei tempidella natura;
e) Rendere la città più ospitale.
Statuto di un'altra cittadina più o meno come Vigevano e poco distante da essa (di cui ometto il nome ma che prendo per esempio)
Art. 2 Finalità del Comune
Il Comune opera in via prioritaria nel perseguimento delle seguenti finalità:
a) salvaguardare, recuperare e valorizzare l'identità della Città, e dei suoi borghi ed ilpatrimonio costituito dalle comunità biologiche, dalle risorse idriche e minerarie presentinel territorio comunale, dai beni ambientali culturali, sociali, paesaggistici, artisticigeologici, naturalistici, agricoli, forestali e faunistici, con particolare riguardo ai diritti degli
animali ed ai doveri di chi li possiede;
b) promuovere, sostenere e valorizzare le attività culturali contribuendo a sviluppare unacultura universale di dialogo, di accoglienza e di inserimento;
c) creare le condizioni per lo sviluppo di una attività economica dei soggetti pubblici e privatiper lo sviluppo economico sostenibile e compatibile con il territorio (..)
d) concorrere a garantire il diritto al lavoro perseguendo una politica che favoriscal'occupazione a tutti: donne ed uomini.
mi sembra che il paragone da solo serva a capire un po' la situazione...o no?
"3. Obiettivi preminenti del Comune sono lo sviluppo economico, sociale e culturale della comunit àe la promozione delle condizioni che rendano effettivi i diritti, tutelino i valori della persona ecomportino il miglioramento della qualità della vita.
4. Il Comune riconosce nel piano territoriale degli orari della città lo strumento prioritarioper migliorare la qualità della vita dei cittadini. Il piano deve privilegiare i seguentiobiettivi:
a) Aumentare il tempo dedicato da ogni cittadino alla cura della famiglia e di sé (temposcelto) rispetto a quello dedicato al lavoro (tempo obbligato);
b) Aumentare la fruibilità degli orari di apertura al pubblico degli sportelli pubblici;
c) Garantire il diritto all'uso della città e dei beni urbani in tutte le fasce orarie e a tutti icittadini, in particolare ai disabili, agli anziani, ai minori e alle donne;
d) Favorire orari di lavoro e di scuola flessibili, personalizzati, mirati al rispetto dei tempidella natura;
e) Rendere la città più ospitale.
Statuto di un'altra cittadina più o meno come Vigevano e poco distante da essa (di cui ometto il nome ma che prendo per esempio)
Art. 2 Finalità del Comune
Il Comune opera in via prioritaria nel perseguimento delle seguenti finalità:
a) salvaguardare, recuperare e valorizzare l'identità della Città, e dei suoi borghi ed ilpatrimonio costituito dalle comunità biologiche, dalle risorse idriche e minerarie presentinel territorio comunale, dai beni ambientali culturali, sociali, paesaggistici, artisticigeologici, naturalistici, agricoli, forestali e faunistici, con particolare riguardo ai diritti degli
animali ed ai doveri di chi li possiede;
b) promuovere, sostenere e valorizzare le attività culturali contribuendo a sviluppare unacultura universale di dialogo, di accoglienza e di inserimento;
c) creare le condizioni per lo sviluppo di una attività economica dei soggetti pubblici e privatiper lo sviluppo economico sostenibile e compatibile con il territorio (..)
d) concorrere a garantire il diritto al lavoro perseguendo una politica che favoriscal'occupazione a tutti: donne ed uomini.
mi sembra che il paragone da solo serva a capire un po' la situazione...o no?
Davide Salluzzo 23 settembre 2010 alle ore 17.24
Chiudono il Museo della vita quotidiana, porteranno ad € 80,00 il costo di ingresso al Cagnoni, aumentano le rette del Costa, venderanno parte dei beni immobili di noi tutti,.Tutto per far quadrare i conti, non c'è che dire un Comune in Svendita, grazie al Federalismo di Tremonti e Padani.
Mario Mainino 23 settembre 2010 alle ore 23.48
Mi fa specie che si parli di un argomento del quale non ci si è mai forse interessati e lo si faccia come al solito tanto per fare bagarre.
Se prima di parlare qualcuno si informasse si accorgerebbe che le rette del Costa sono praticamente F...
Se prima di parlare qualcuno si informasse si accorgerebbe che le rette del Costa sono praticamente F...
Anna D'Oria 24 settembre 2010 alle ore 9.06
Caro Signor Mainino, sono pienamente d'accordo con lei, vorrei fare però alcune precisazioni che forse spiagano meglio quanto avrei voluto dire nel post precedente.
Secondo alcuni studi più o meno condivisi, le istituzioni che offrono beni e servizi culturali versano in una situazione stagnante a causa dell'impossibilità di aumentare la loro produttività nel tempo (come invece non accade ad esempio nel campo scientifico e tecnologico). Infatti in tutti i settori economici l'efficienza aumenta periodicamente, grazie al progresso tecnico che permette di ridurre, attraverso la produzione di massa, i costi fissi ripartiti su un numero maggiore di unità prodotte mentre nel settore artistico, non essendo sostituibile il fattore lavoro dal fattore capitale ed essendo i prodotti non standardizzati i costi aumentano progressivamente. Questo andamento incrementale tra fattore lavoro e la stabilità della produttività generano nel settore artistico un deficit permanente tra costi e ricavi per cui si giunge facilmente alla conclusione che le imprese culturali non possono sostenersi da sole ma hanno bisogno dell'intervento di un finanziatore esterno (lo Stato attraverso tutte le sue forme di decentramento locale) o altri soggetti privati.
Sono d'accordo con lei quando parla di promozione: oggigiorno è possibile utilizzare in maniera più efficiente tutti i mezzi disponibili non tanto nell'ambito della produzione artistica ma in altri ad essa connessi quali la catalogazione, la prenotazione, la vendita, il consumo e soprattutto la comunicazione.
I beni culturali sono beni speciali e si differenziano dagli altri beni di conusmo perchè hanno un ruolo educativo e formativo ed un valore sociale tale da giustificare l'intervento statale nel settore, evitando di laciarlo alle sole forze di mercato. Sono beni collettivamente utili per questo è necessario garantirne la fruizione a tutte le fasce di reddito della società nel rispetto del principio di equità e a prescindere dalle domande individuali e dal volume complessivo del consumo.
Sono spesso beni complessi, ovvero poco fruibili perchè richiedono specifiche conoscenze o abilità da parte del consumatore, sono unici e non riproducibili ma soprattutto non arrecano benefici solo ai fruitori ma anche a coloro che non ne usufruiscono in prima persona, hanno delle ricadute economiche nel contesto in cui si trovano, creando indotto e favorendo lo sviluppo di mercati secondari.
Il ruolo delle pubbliche amministrazioni resta comunque fondamentale e, per quanto possa capire la sua ragione nello specificare le forme di adeguamento ai prezzi che necessariamente debbano essere riconsiderati sulla base di nuove regolamentazioni tariffarie, ritengo che un'amministrazione locale virtuosa debba comunque sempre farsi carico dell'onere formativo e sociale che la cultura apporta quale beneficio per tutta la popolazione, promuovendo al massimo ogni attività di tipo culturale, stabilendolo da Statuto.
Ritengo che Vigevano sia meno peggio di tante altre cittadine e come dice lei spesso le attività culturali sono snobbate per prime dagli stessi Vigevanesi, ciò che ritengo personalmente opportuno è quello di migliorare sempre più la situazione, con un dialogo ed un confronto che porti la cultura al livello di interesse veramente meritorio. Inutile fermarsi su polemiche sterili ed inconcludenti; analizzare la criticità delle situazioni deve necessariamente portare ad un miglioramento continuo.
cordiali sauluti
Secondo alcuni studi più o meno condivisi, le istituzioni che offrono beni e servizi culturali versano in una situazione stagnante a causa dell'impossibilità di aumentare la loro produttività nel tempo (come invece non accade ad esempio nel campo scientifico e tecnologico). Infatti in tutti i settori economici l'efficienza aumenta periodicamente, grazie al progresso tecnico che permette di ridurre, attraverso la produzione di massa, i costi fissi ripartiti su un numero maggiore di unità prodotte mentre nel settore artistico, non essendo sostituibile il fattore lavoro dal fattore capitale ed essendo i prodotti non standardizzati i costi aumentano progressivamente. Questo andamento incrementale tra fattore lavoro e la stabilità della produttività generano nel settore artistico un deficit permanente tra costi e ricavi per cui si giunge facilmente alla conclusione che le imprese culturali non possono sostenersi da sole ma hanno bisogno dell'intervento di un finanziatore esterno (lo Stato attraverso tutte le sue forme di decentramento locale) o altri soggetti privati.
Sono d'accordo con lei quando parla di promozione: oggigiorno è possibile utilizzare in maniera più efficiente tutti i mezzi disponibili non tanto nell'ambito della produzione artistica ma in altri ad essa connessi quali la catalogazione, la prenotazione, la vendita, il consumo e soprattutto la comunicazione.
I beni culturali sono beni speciali e si differenziano dagli altri beni di conusmo perchè hanno un ruolo educativo e formativo ed un valore sociale tale da giustificare l'intervento statale nel settore, evitando di laciarlo alle sole forze di mercato. Sono beni collettivamente utili per questo è necessario garantirne la fruizione a tutte le fasce di reddito della società nel rispetto del principio di equità e a prescindere dalle domande individuali e dal volume complessivo del consumo.
Sono spesso beni complessi, ovvero poco fruibili perchè richiedono specifiche conoscenze o abilità da parte del consumatore, sono unici e non riproducibili ma soprattutto non arrecano benefici solo ai fruitori ma anche a coloro che non ne usufruiscono in prima persona, hanno delle ricadute economiche nel contesto in cui si trovano, creando indotto e favorendo lo sviluppo di mercati secondari.
Il ruolo delle pubbliche amministrazioni resta comunque fondamentale e, per quanto possa capire la sua ragione nello specificare le forme di adeguamento ai prezzi che necessariamente debbano essere riconsiderati sulla base di nuove regolamentazioni tariffarie, ritengo che un'amministrazione locale virtuosa debba comunque sempre farsi carico dell'onere formativo e sociale che la cultura apporta quale beneficio per tutta la popolazione, promuovendo al massimo ogni attività di tipo culturale, stabilendolo da Statuto.
Ritengo che Vigevano sia meno peggio di tante altre cittadine e come dice lei spesso le attività culturali sono snobbate per prime dagli stessi Vigevanesi, ciò che ritengo personalmente opportuno è quello di migliorare sempre più la situazione, con un dialogo ed un confronto che porti la cultura al livello di interesse veramente meritorio. Inutile fermarsi su polemiche sterili ed inconcludenti; analizzare la criticità delle situazioni deve necessariamente portare ad un miglioramento continuo.
cordiali sauluti
Davide Salluzzo 24 settembre alle ore 11.50
Bene da quanto scrive il signor Mainino apprendo che oltre all'esame di Italiano presto richiesto per soggiornare in Vigevano se si è stranieri, bisognerà chiamare 89.24.24 per parlare e esprimere le proprie idee, quando la legge lo imporrà lo farò. L'attuale giunta è in carica da aprile 2010 e se solo a settembre nomina il consiglio dell'istituzione Cultura, creando mal funzionamento a servizi comunali, questo non ha giustificazioni! Si vede che il manuale Cencelli per assegnare poltrone (che lei Mainino ha ottenuto ) non è stato di grande aiuto e ciò si comprende dalla lettera iniziale e dalla sua risposta. Non dia colpe alla burocrazia se non avete comunicato per tempo gl'aumenti, forse volevate solo cercare di farli passare sotto silenzio.lle rette sono ferme dal 2002 ? Anche i redditi sono fermi da anni e questo grazie a chi ci Governa che sono gli stessi Partiti o parte di essi che ci amministrano. Poi si ricordi che se il Costa è in questa situazione la Lega che gli ha dato una poltrona nel consiglio di amministrazione non è certo "vergine", ha Amministrato questa città per oltre 10 anni !Auspico che ora grazie a lei tutto cambierà, ci sarnno concerti, opere, balli, canti e tanti corsi di apprendimento e tutto a prezzi aumentati ! Del resto la sua "Cultura" non la merita la città tutta, come lei stesso fa percepire. Per quanto riguarda le sue ultime due righe vomitate dalla sua tastiera, quando vuole troviamoci con gli statuti, gli associati, i bilanci delle rispettive Associazioni Culturali che entrambi amministriamo e vediamo chi spilla soldi e a chi!
Mario Mainino 26 settembre alle ore 14.31
Ciaooooooooooooo Davidino ma la battuta non era per i Vigevanesi in genere e manco per gli stranieri!!! Non si è capito!!!
I miei concittadini, nativi o importati, ieri sera in oltre SEICENTO hanno saputo benissimo dove stava di casa la cultura e si sono spellati le mani per gli applausi e le numerose chiamate per la mia- guarda a caso - operazione culturale che ha riportato l'Opera Lirica prodotta a Vigevano nel teatro voluto dai Vigevanesi per l'opera Lirica a 49 anni dalla sua ultima rappresentazione ed a sei dallo stralcio dell'opera dai programmi ufficiali.
Un po come quando ho portato ben 305 persone nel TUO cinema (dico cinema perchè ti arrabbi se lo chiamo cineteatro !!) e ho fatto parlare delle tua sala sulle testate giornalistiche nazionali !!
Allora mi sa che sarai stato contento, almeno una volta in vita tua.
Sei sempre cosi nero!!
Certo che se poi uno per poter fare cultura deve farsi la tessera allora lasciamo stare.
Cerca di stare allegro, che a continuare a cavalcare la tempesta deve essere una cosa stancante.
Meglio avere la schiena rotta dopo una giornata massacrante come lo è stata la mia ieri e come lo sono state alcune passate nel tuo teatro sperando allora ( da povero illuso promotore culturale) di fare dell'Odeon un vero e proprio TERZO POLO CULTURALE per la Città di Vigevano.
Peccato perchè hai deluso moltissimo me che avevo creduto a tutte le favole che mi avevi raccontato per avere la" collaborazione gratuita" che ha portato un bel po' di quattrini al botteghino.
Pure i fiori per il soprano che ho invitato li ho pagati io e dalla vostra organizzazione non mi è stata manco offerta una pizza!
Ma la perdita grossa l'ha fatta la città di Vigevano per la quale è sparita una grossa opportunità.
Ciaooooooooooooo Davidino
Non tutto è perduto ma chi si deve ricredere e su che cosa?? Dimmelo tu.
Fai qualche proposta, qualche bel progetto, ho sempre collaborato se c'è un progetto ma non se c'è solo la volontà di fare bagarre.
I miei concittadini, nativi o importati, ieri sera in oltre SEICENTO hanno saputo benissimo dove stava di casa la cultura e si sono spellati le mani per gli applausi e le numerose chiamate per la mia- guarda a caso - operazione culturale che ha riportato l'Opera Lirica prodotta a Vigevano nel teatro voluto dai Vigevanesi per l'opera Lirica a 49 anni dalla sua ultima rappresentazione ed a sei dallo stralcio dell'opera dai programmi ufficiali.
Un po come quando ho portato ben 305 persone nel TUO cinema (dico cinema perchè ti arrabbi se lo chiamo cineteatro !!) e ho fatto parlare delle tua sala sulle testate giornalistiche nazionali !!
Allora mi sa che sarai stato contento, almeno una volta in vita tua.
Sei sempre cosi nero!!
Certo che se poi uno per poter fare cultura deve farsi la tessera allora lasciamo stare.
Cerca di stare allegro, che a continuare a cavalcare la tempesta deve essere una cosa stancante.
Meglio avere la schiena rotta dopo una giornata massacrante come lo è stata la mia ieri e come lo sono state alcune passate nel tuo teatro sperando allora ( da povero illuso promotore culturale) di fare dell'Odeon un vero e proprio TERZO POLO CULTURALE per la Città di Vigevano.
Peccato perchè hai deluso moltissimo me che avevo creduto a tutte le favole che mi avevi raccontato per avere la" collaborazione gratuita" che ha portato un bel po' di quattrini al botteghino.
Pure i fiori per il soprano che ho invitato li ho pagati io e dalla vostra organizzazione non mi è stata manco offerta una pizza!
Ma la perdita grossa l'ha fatta la città di Vigevano per la quale è sparita una grossa opportunità.
Ciaooooooooooooo Davidino
Non tutto è perduto ma chi si deve ricredere e su che cosa?? Dimmelo tu.
Fai qualche proposta, qualche bel progetto, ho sempre collaborato se c'è un progetto ma non se c'è solo la volontà di fare bagarre.
Davide Salluzzo 27 settembre alle ore 14.26
Caro Mainino precisiamo:
1) non è il mio Cinema, sai bene di chi è la proprietà e chi decide i calendari e gli impegni.
2) Si chiama Sala della Comunità cerco da tempo di spiegartelo ma ho dei limiti e non riesco a farmi comprendere da te (vedi saledellacomunita.it).
3) Precisiamo la tessera offerta e della associazione La barriera, per poter operare direttamente ed essere coperti da assicurazione devi essere un iscritto alla associazione e un volontario.
4) E' vero non ti abbiamo offerto neanche una pizza solo un rimborso spese di € 400,00 Cariparma assegno n° 0173788107 che avrai sicuramente iscritto a bilancio della tua associazione.
5) Detratti tutti i rimborsi (documentati da ricevute e relativi assegni) il ricavato è andato alla parrocchia per le attività e le manutenzioni della Sala.
6) la Sala ospita ben oltre 150 eventi di Cinema, teatro, Opere, Conferenze, attività dell'oratorio, Scuole cittadine, non sarà il Terzo Polo culturale, ma menomale che c'è chise ne prende curai in silenzio e senza protagonismi. 7 Infine ti ringrazio che ti prendi cura del mio umore e mi fai sorridere, del resto sai quante Teste di cazzo ci sono che ti fanno arrabbiare anche solo perchè non hanno di meglio da fare! A presto.
P.S. Da tempo o tolto dal mio vocabolario L'Io preferisco il Noi.
Gloria Bergonzi 01 ottobre 4 ore fa
non perchè sono di parte, ma forse i limiti li ha il signore di cui si parla (non scrivo nemmeno il suo nome perchè sono sicura che porta sfiga) a comprendere la lingua italiana. D'altra parte non è da tutti!!!!!!
Mario Mainino 01 ottobre ore 16.16
Per Davide
L'Io preferisco il Noi. = si dovrebbe intendere che parli come rappresentante di una associazione e di decisioni collegiali, però mi ha detto un tuo consigliere di non essere stato consultato sulla decisione di non accetare la mia prenotazione sala per Elisir d'amore ottobre 2009 sarà vero? Sai che anche Elisabetta diceva NOI, regina d'Inghilterra!! Ed usava il noi.
2 Si chiama Sala della Comunità = viene concessa solo a chi?? non ne hanno diritto tutti anche se pagano l'affitto???
L'Io preferisco il Noi. = si dovrebbe intendere che parli come rappresentante di una associazione e di decisioni collegiali, però mi ha detto un tuo consigliere di non essere stato consultato sulla decisione di non accetare la mia prenotazione sala per Elisir d'amore ottobre 2009 sarà vero? Sai che anche Elisabetta diceva NOI, regina d'Inghilterra!! Ed usava il noi.
2 Si chiama Sala della Comunità = viene concessa solo a chi?? non ne hanno diritto tutti anche se pagano l'affitto???
vedi
http://www.concertodautunno.it/2009-ed/090414-richiesta-permesso-Odeon-elisir.pdf
vedi
http://www.concertodautunno.it/2009-ed/090528-Odeon-non-accetta.pdf
riepilogo
http://www.concertodautunno.it/2009-ed/090114-operasulloschermo1.htm
3 Precisiamo la tessera offerta = io ne ho avute tante di tessere offerte ad onorem, non mi piacciono quelle ad onerem
PS. Ma allora la signora Kawai o il sig.Ariano avranno fatto la tessera per usare la sala per i loro spettacoli?
4 un rimborso spese di € 400,00 = io lo so a che si riferiva, ma non voglio dirlo. Vorrei che fossi tu a dirlo: per quale occasione, per quale data, per quale lavoro, e anche che 500 Euro sono poi andati come offerta ad una ass.di Volontariato. Ma non voglio dire io di che cosa si trattava, prova a dirlo tu!!
5 il ricavato è andato alla parrocchia = ottima cosa, anchio ho fatto la mia offerta, solo 100Euro alla Parrocchia, pochi ma pur sempre qualcosa.
6 la Sala ospita Opere ???? = Strano ma mi pare che l'unica opera (lirica) mai rappresentata sia stata quella che tu sai e che sai anche chi l'ha organizzata e che in quella occasione qualcuno che tu vedi tutti i giorni quando ti fai la barba, ha vietato che sui manifesti fosse posto il patrocinio del Comune di Vigevano solo perchè ottenuto dal dott.Prati con cui poi invece sei convolato a nozze.
7 ti prendi cura del mio umore = cosa ci vuoi fare sono TROPPO BUONO!!! E' il mio carattere che invece ti farti una bella raccomandata ha mi ha fatto lasciare il mio paese e continuare, ovviamente con molto profitto ma anche una punta di dolore per avere lasciato il mio pubblico, il lavoro che non mi è stato più possibile condurre in patria.
PS saresti capace di dire a tutti: quanti sono stati gli spettacoli e gli spettatori di Opera al cinema 2008/2009 e quanti invece per il 2009/2010.
Tanto per vedere se tutto il mio lavoro, non retribuito, era servito a qualcosa.
By Bye
circa un minuto fa · Mi piace
vedi
http://www.concertodautunno.it/2009-ed/090528-Odeon-non-accetta.pdf
riepilogo
http://www.concertodautunno.it/2009-ed/090114-operasulloschermo1.htm
3 Precisiamo la tessera offerta = io ne ho avute tante di tessere offerte ad onorem, non mi piacciono quelle ad onerem
PS. Ma allora la signora Kawai o il sig.Ariano avranno fatto la tessera per usare la sala per i loro spettacoli?
4 un rimborso spese di € 400,00 = io lo so a che si riferiva, ma non voglio dirlo. Vorrei che fossi tu a dirlo: per quale occasione, per quale data, per quale lavoro, e anche che 500 Euro sono poi andati come offerta ad una ass.di Volontariato. Ma non voglio dire io di che cosa si trattava, prova a dirlo tu!!
5 il ricavato è andato alla parrocchia = ottima cosa, anchio ho fatto la mia offerta, solo 100Euro alla Parrocchia, pochi ma pur sempre qualcosa.
6 la Sala ospita Opere ???? = Strano ma mi pare che l'unica opera (lirica) mai rappresentata sia stata quella che tu sai e che sai anche chi l'ha organizzata e che in quella occasione qualcuno che tu vedi tutti i giorni quando ti fai la barba, ha vietato che sui manifesti fosse posto il patrocinio del Comune di Vigevano solo perchè ottenuto dal dott.Prati con cui poi invece sei convolato a nozze.
7 ti prendi cura del mio umore = cosa ci vuoi fare sono TROPPO BUONO!!! E' il mio carattere che invece ti farti una bella raccomandata ha mi ha fatto lasciare il mio paese e continuare, ovviamente con molto profitto ma anche una punta di dolore per avere lasciato il mio pubblico, il lavoro che non mi è stato più possibile condurre in patria.
PS saresti capace di dire a tutti: quanti sono stati gli spettacoli e gli spettatori di Opera al cinema 2008/2009 e quanti invece per il 2009/2010.
Tanto per vedere se tutto il mio lavoro, non retribuito, era servito a qualcosa.
By Bye
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domenica 5 settembre 2010
Le hostess di Gheddafi e la mia mamma - Cosa convince cinquecento ragazze a prestarsi a una delle tante farse del potere?
Mi ha sollecitato l'articolo di Monica Lanfranco di ieri l'altro: "Noi come Irshad, quando abbiamo smesso di pensare?". Sono d'accordo con ogni cosa che dice, perciò voglio aggiungere alla sua indignazione anche la mia, guardando al tristo evento da un altro punto di vista.
Lidia Menapace 2 settembre 2010_10_02
Perché 500 ragazze sono disposte a vendersi?
Perché 500 ragazze sono disposte a vendersi?
Sono alla fame, hanno figli piccoli, genitori indigenti, sono ricattate, in pericolo di vita, o altro che giustifichi la loro azione?
Nel mio immaginario sono tutte o quasi diplomate, forse persino laureate, con famiglia e amici soccorrevoli, un tetto sulla testa, tre pasti al giorno e un po' di superfluo. Che cosa dunque le convince a prestarsi ad una delle tante farse del potere che non potrebbero stare in piedi senza le donne come comprimarie?
Nel mio immaginario sono tutte o quasi diplomate, forse persino laureate, con famiglia e amici soccorrevoli, un tetto sulla testa, tre pasti al giorno e un po' di superfluo. Che cosa dunque le convince a prestarsi ad una delle tante farse del potere che non potrebbero stare in piedi senza le donne come comprimarie?
Leggendo ieri mi è tornato alla memoria un episodio raccontato da una ragazza che ha vissuto la seconda guerra mondiale.
Lavoratori pendolari e l'inverno che la guerra faceva più duro: arrivavano in bicicletta dai paesi vicini fino alla stazione di Romano Lombardo e salivano sui carri bestiame per andare a lavorare a Milano.
Le ragazze erano poche, la sua amica viaggiava in prima classe con i tedeschi e la invitava a salire con lei, stupita del suo rifiuto.
Aveva fatto la quarta elementare, faceva l'operaia e d'inverno le venivano i geloni, ma non accettò mai di viaggiare con la sua amica. Ricordo lo sguardo stupito e sospettoso quando le chiesi «perché?». Per lei era ovvio, non sapeva spiegarlo a parole, non era "istruita", rispondeva con espressioni ed esclamazioni. «Eri antifascista?» ho insistito, suggerendole una nobile motivazione politica, ma non ha afferrato l'occasione per mettersi una medaglietta: non era fascista e non le piacevano i tedeschi ma detestava soprattutto la guerra, il motivo per cui non viaggiava in prima classe era diverso, più profondo, più personale. «Preferivo essere di quelli del carro bestiame, uguale agli altri, mi sarei vergognata di approfittare».
Nella sua lingua si poteva parlare di sé solo in negativo.
Il femminismo mi ha insegnato le parole per raccontare la sua storia che si può intitolare dignità.
Quella ragazza era mia madre.
Il femminismo mi ha insegnato le parole per raccontare la sua storia che si può intitolare dignità.
Quella ragazza era mia madre.
La vita in questo paese non ha riconosciuto la sua dignità, i suoi geloni e nemmeno il suo lavoro.
Andò in pensione con poco più della minima riconosciuta alle casalinghe, perché i datori di lavoro ti riconoscono le ore produttive e non quelle che tu strappi alla tua vita per arrivare a produrre; portò per molti anni gli abiti smessi della sua amica che godendo di buone conoscenze fece un buon matrimonio, non ebbe né pellicce né gioielli e nemmeno una casa in proprietà.
E' morta quando il berlusconismo era già il cancro che conosciamo e la parola successo cominciava a diventare il sinonimo di libertà.
Per lei la libertà era non doversi vendere a nessuno.
Ho imparato da lei a cercare di capire prima di giudicare: in questa vicenda il modo di agire degli uomini mi è chiarissimo e altrettanto lo è il mio giudizio, che sostiene la duratura indignazione condivisa con tanti cittadini e cittadine.
Alle ragazze invece chiedo: perché? Quali bisogni, desideri, necessità del corpo e dell'anima, spingono a vendersi su questo mercato?
Liberazione 02/09/2010
E' morta quando il berlusconismo era già il cancro che conosciamo e la parola successo cominciava a diventare il sinonimo di libertà.
Per lei la libertà era non doversi vendere a nessuno.
Ho imparato da lei a cercare di capire prima di giudicare: in questa vicenda il modo di agire degli uomini mi è chiarissimo e altrettanto lo è il mio giudizio, che sostiene la duratura indignazione condivisa con tanti cittadini e cittadine.
Alle ragazze invece chiedo: perché? Quali bisogni, desideri, necessità del corpo e dell'anima, spingono a vendersi su questo mercato?
Incontro nazionale delle Comunità Cristiane di Base
XXXII Incontro nazionale delle Comunità Cristiane di Base
BORGARO TORINESE
30/31 ottobre - 1 novembre 2010
IN UN TEMPO DI SOPRAFFAZIONE E DI PRECARIETA’…
“DATE RAGIONE DELLA SPERANZA CHE È IN VOI”
In una società dominata dal pessimismo, le Comunità cristiane di base italiane con il loro XXXII Incontro nazionale non esprimono solo il bisogno di speranza, ma mettono a disposizione uno spazio di socializzazione e di emersione di reali percorsi di speranza che resistono o si aprono sempre nuovi.
“Date ragione della speranza che è in voi in un tempo di sopraffazione e precarietà ” recita infatti il tema proposto, riferendosi esplicitamente a una significativa frase della Prima lettera di Pietro.
La notizia che le Comunità cristiane di base italiane promuovono un Convegno nazionale sulla speranza non è di quelle che fanno il giro del mondo, per due motivi:
- il tema, infatti, non è di quelli che vanno di moda: i media offrono a piene mani notizie di scandali, crisi, disastri, violenze. Il risvolto positivo della realtà non paga;
- le Comunità di base, pur avendo densità storica, sociale e culturale (forse di notevole valore) non hanno peso politico, economico, istituzionale. Sono un po’ come i pollini che per poter essere trasportati dal vento racchiudono in forme piccole e leggerissime la loro ricchezza vitale.
Il vento dello Spirito ha, forse, anche bisogno di strutture così leggere e mette nel conto la loro poca visibilità mediatica.
Le Cdb in breve...
Le Comunità cristiane di base sono nate spontaneamente, anche in Italia, negli anni Sessanta e Settanta sulla spinta del Concilio Vaticano II per cercare di dare una nuova consapevolezza - né integrista, né disincarnata - alla vita di fede nel Dio di Gesù. Facendo riferimento alla Bibbia e, insieme, alle lotte di tutti/e gli oppressi/e, le CdB non intendono creare un'altra Chiesa, ma piuttosto contribuire a rendere "altra" - più evangelica e "credibile" - la loro Chiesa storica di appartenenza, quella cattolica.
In questi quarant’anni le CdB italiane hanno seguito percorsi diversi nel tentativo di vivere la fede costruendo modi nuovi di essere chiesa. Il percorso delle CdB come “soggetto collettivo” è stato fin qui caratterizzato dal loro riconoscersi in un collegamento di comunità e di gruppi autonomi in ricerca per vie diverse, di modi d’essere chiesa altra.
Donne e uomini alla scuola di Gesù, senza padri né maestri, in una dinamica di riappropriazione/reinterpretazione del messaggio cristiano nel nostro tempo, in sintonia con quanti/e, singoli e movimenti, tentano di sperimentare percorsi nuovi di fedeltà al Vangelo, anche in una prospettiva ecumenica. (per più informazioni: www.cdbitalia.it)
PROGRAMMA
SABATO 30 OTTOBRE 2010
Dalle ore 13.00: accoglienza e sistemazioni (a cura delle CdB organizzatrici)
Ore 16.00: saluto e introduzione a cura della Segreteria; saluto delle autorità locali eventualmente invitate e dei rappresentanti delle CdB europee.
Ore 16.30 Le comunità cristiane di base si confrontano su
“Religioni e chiese nella crisi della società italiana a 150 anni dall’Unità”
Con:
Rosy Bindi (vicepresidente della Camera dei Deputati)
Gianni Vattimo (filosofo, europarlamentare)
Sergio Tanzarella (docente di Storia della Chiesa - Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale)
Luciano Guerzoni (presidente esecutivo della Fondazione "Ermanno Gorrieri")
Paolo Ribet (pastore della Chiesa Valdese di Torino)
Coordina Gilberto Squizzato, giornalista Rai, della CdB di Busto Arsizio
Ore 19.30 indicazioni e formazione dei gruppi per i laboratori per il giorno successivo
Ore 20.00 cena
Ore 21.30 incontro del Collegamento nazionale delle CdB
DOMENICA 31 OTTOBRE 2010
Ore 9.00 laboratori Cristiane/i di base riflettono su:
1) La violenza sull’ambiente in una società capitalista che promuove guerre, migrazioni di massa e pregiudica il futuro (coordinano M.Meomartino di Pescara e B. Musacchia di Napoli)
2) La società multiculturale condizionata dal potere dei media e dall’ingerenza delle gerarchie cattoliche (coordinano la redazione di Tempi di Fraternità e il gruppo della Scuola di Pace di Napoli)
3) Violenza, dignità calpestata, diritti negati delle donne, delle persone GLBT, dei/delle bambini/e, dei malati in una società maschilista e patriarcale (coordina la CdB Isolotto di Firenze)
4) La crisi della democrazia e della partecipazione e la perdita del senso della solidarietà (coordina la CdB S. Paolo di Roma).
Ore 13.00 pranzo
Ore 14,30 ripresa laboratori
Ore 18,30 eucarestia (a cura delle CdB di Torino, Piossasco, Chieri)
Ore 20.00 cena
Ore 21.30 momento di festa
LUNEDI' 1 NOVEMBRE 2010
Ore 9.00 comunicazioni sulle attività dei laboratori
Ore 9.30 Le comunità cristiane di base dialogano su
“Giovani in un tempo di crisi dei valori e di dissesto sociale ed economico”
Con:
Rosario La Rossa (scrittore, fondatore dell’Ass. Voci di Scampia e della "Fabbrica dei Pizzini della Legalità”)
Stefano D’Amore (pastore, coordinatore gruppi giovani della Chiesa Valdese di Torino, consigliere FGEI)
Simona Borello ( Chicco di senape, gruppo di credenti della diocesi di Torino)
Sergio Durando (ASAI - Associazione animazione interculturale di Torino)
Un/a rappresentante del CNGEI (Corpo Nazionale Giovani Esploratori ed Esploratrici Italiani)
Coordinano i/le giovani della CdB San Paolo di Roma
Ore 12.00 pranzo
Ore 13.30 saluti e partenze
BORGARO TORINESE
30/31 ottobre - 1 novembre 2010
IN UN TEMPO DI SOPRAFFAZIONE E DI PRECARIETA’…
“DATE RAGIONE DELLA SPERANZA CHE È IN VOI”
In una società dominata dal pessimismo, le Comunità cristiane di base italiane con il loro XXXII Incontro nazionale non esprimono solo il bisogno di speranza, ma mettono a disposizione uno spazio di socializzazione e di emersione di reali percorsi di speranza che resistono o si aprono sempre nuovi.
“Date ragione della speranza che è in voi in un tempo di sopraffazione e precarietà ” recita infatti il tema proposto, riferendosi esplicitamente a una significativa frase della Prima lettera di Pietro.
La notizia che le Comunità cristiane di base italiane promuovono un Convegno nazionale sulla speranza non è di quelle che fanno il giro del mondo, per due motivi:
- il tema, infatti, non è di quelli che vanno di moda: i media offrono a piene mani notizie di scandali, crisi, disastri, violenze. Il risvolto positivo della realtà non paga;
- le Comunità di base, pur avendo densità storica, sociale e culturale (forse di notevole valore) non hanno peso politico, economico, istituzionale. Sono un po’ come i pollini che per poter essere trasportati dal vento racchiudono in forme piccole e leggerissime la loro ricchezza vitale.
Il vento dello Spirito ha, forse, anche bisogno di strutture così leggere e mette nel conto la loro poca visibilità mediatica.
Le Cdb in breve...
Le Comunità cristiane di base sono nate spontaneamente, anche in Italia, negli anni Sessanta e Settanta sulla spinta del Concilio Vaticano II per cercare di dare una nuova consapevolezza - né integrista, né disincarnata - alla vita di fede nel Dio di Gesù. Facendo riferimento alla Bibbia e, insieme, alle lotte di tutti/e gli oppressi/e, le CdB non intendono creare un'altra Chiesa, ma piuttosto contribuire a rendere "altra" - più evangelica e "credibile" - la loro Chiesa storica di appartenenza, quella cattolica.
In questi quarant’anni le CdB italiane hanno seguito percorsi diversi nel tentativo di vivere la fede costruendo modi nuovi di essere chiesa. Il percorso delle CdB come “soggetto collettivo” è stato fin qui caratterizzato dal loro riconoscersi in un collegamento di comunità e di gruppi autonomi in ricerca per vie diverse, di modi d’essere chiesa altra.
Donne e uomini alla scuola di Gesù, senza padri né maestri, in una dinamica di riappropriazione/reinterpretazione del messaggio cristiano nel nostro tempo, in sintonia con quanti/e, singoli e movimenti, tentano di sperimentare percorsi nuovi di fedeltà al Vangelo, anche in una prospettiva ecumenica. (per più informazioni: www.cdbitalia.it)
PROGRAMMA
SABATO 30 OTTOBRE 2010
Dalle ore 13.00: accoglienza e sistemazioni (a cura delle CdB organizzatrici)
Ore 16.00: saluto e introduzione a cura della Segreteria; saluto delle autorità locali eventualmente invitate e dei rappresentanti delle CdB europee.
Ore 16.30 Le comunità cristiane di base si confrontano su
“Religioni e chiese nella crisi della società italiana a 150 anni dall’Unità”
Con:
Rosy Bindi (vicepresidente della Camera dei Deputati)
Gianni Vattimo (filosofo, europarlamentare)
Sergio Tanzarella (docente di Storia della Chiesa - Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale)
Luciano Guerzoni (presidente esecutivo della Fondazione "Ermanno Gorrieri")
Paolo Ribet (pastore della Chiesa Valdese di Torino)
Coordina Gilberto Squizzato, giornalista Rai, della CdB di Busto Arsizio
Ore 19.30 indicazioni e formazione dei gruppi per i laboratori per il giorno successivo
Ore 20.00 cena
Ore 21.30 incontro del Collegamento nazionale delle CdB
DOMENICA 31 OTTOBRE 2010
Ore 9.00 laboratori Cristiane/i di base riflettono su:
1) La violenza sull’ambiente in una società capitalista che promuove guerre, migrazioni di massa e pregiudica il futuro (coordinano M.Meomartino di Pescara e B. Musacchia di Napoli)
2) La società multiculturale condizionata dal potere dei media e dall’ingerenza delle gerarchie cattoliche (coordinano la redazione di Tempi di Fraternità e il gruppo della Scuola di Pace di Napoli)
3) Violenza, dignità calpestata, diritti negati delle donne, delle persone GLBT, dei/delle bambini/e, dei malati in una società maschilista e patriarcale (coordina la CdB Isolotto di Firenze)
4) La crisi della democrazia e della partecipazione e la perdita del senso della solidarietà (coordina la CdB S. Paolo di Roma).
Ore 13.00 pranzo
Ore 14,30 ripresa laboratori
Ore 18,30 eucarestia (a cura delle CdB di Torino, Piossasco, Chieri)
Ore 20.00 cena
Ore 21.30 momento di festa
LUNEDI' 1 NOVEMBRE 2010
Ore 9.00 comunicazioni sulle attività dei laboratori
Ore 9.30 Le comunità cristiane di base dialogano su
“Giovani in un tempo di crisi dei valori e di dissesto sociale ed economico”
Con:
Rosario La Rossa (scrittore, fondatore dell’Ass. Voci di Scampia e della "Fabbrica dei Pizzini della Legalità”)
Stefano D’Amore (pastore, coordinatore gruppi giovani della Chiesa Valdese di Torino, consigliere FGEI)
Simona Borello ( Chicco di senape, gruppo di credenti della diocesi di Torino)
Sergio Durando (ASAI - Associazione animazione interculturale di Torino)
Un/a rappresentante del CNGEI (Corpo Nazionale Giovani Esploratori ed Esploratrici Italiani)
Coordinano i/le giovani della CdB San Paolo di Roma
Ore 12.00 pranzo
Ore 13.30 saluti e partenze
PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI
entro il 15 ottobre 2010
http://incontrocdb2010.viottoli.it
e-mail: incontrocdb2010@gmail.com
tel. 370 1115649
0121 500820 - 0121 393053 (ore serali)
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