domenica 1 settembre 2013

IMU una estrema ingiustizia del popolo della slibertà, sia carica su tutti il risparmio dei soliti ricconi politici per interesse.

Alla fine Renato Brunetta ce l’ha fatta. Dopo una lunga battaglia per ottenere da Enrico Letta il rispetto di una promessa che il premier non aveva mai fatto, cioè l’esenzione totale di tutte le prime abitazioni dal pagamento dell’Imu, il risultato è stato raggiunto. Letta nel discorso di insediamento aveva parlato di “superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa con una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti”. Il suo annuncio comunque non suggeriva un’esclusione dall’Imu dei ricchi possidenti. Brunetta e tutto il Pdl però continuavano a sostenere che Letta avrebbe tolto l’Imu sulla prima casa a tutti. Il decreto di mercoledì è quindi una doppia vittoria per Brunetta: da un lato ha dimostrato chi comanda davvero nell’alleanza Pd-Pdl e dall’altro ha ottenuto l’esenzione totale dall’imposta per la sua villa sull’Ardeatina, già minacciata da una discarica contro la quale il capogruppo Pdl si sta battendo come un leone.
Come molti altri ricchi possidenti, Brunetta non pagherà l’Imu sulla sua prima casa per il 2013: un risparmio netto di 2 mila e 750 euro con un corrispettivo ammanco nel bilancio dello Stato. 
A Michele Serra che contestava su Repubblica la scelta di escludere dalla tassazione tutte le abitazioni principali, comprese quelle dei ricchi, compresa quella del commentatore Serra stesso (che si è detto ben disposto a finanziare i servizi del suo Comune con quella tassa), Brunetta ha replicato: “L’Imu è tolta per la prima casa e resta per le case di lusso di solito abitate dai ricchi. L’Imu è un’imposta reale : si applica alle cose e non alle persone. Somiglia all’accisa sulla benzina. La pagano uguale i poveri e i ricchi”. 
Brunetta = IMU 2012 = 10.000€
Brunetta = IMU 2013 =         0€
Non è così perché un povero non paga 10 mila euro di Imu su cinque case come è accaduto aBrunetta nel 2012. E proprio l’esenzione della sua villa sull’Ardeatina dimostra che Brunetta non dice tutta la verità quando scrive che l’Imu resta in vigore “per le case di lusso di solito abitate dai ricchi”. Le categorie catastali non fanno giustizia a meno di non volere considerare “da poveri” una casa, come quella di Brunetta, comprata nel 2011 per un milione e 70 mila euro, prima di una ristrutturazione importante.
La villa sull’Ardeatina esentata dal decreto Imu del governo Letta si articola:
su due piani e vanta 5 bagni, 10 camere, due ripostigli, due cabine armadio,
per complessivi 14 vani catastali e mezzo più una bella piscina nel verde circondata da un giardino di 1.300 metri quadrati. Dopo la ristrutturazione, nel gennaio 2012, al Catasto è stato iscritto un ampliamento degli spazi interni e una variazione di categoria. Oggi casa Brunetta è censita come categoria A7, classe 7, zona censuaria 6. Nonostante la piscina, probabilmente perché inferiore agli 80 metri quadrati, non è considerata abitazione di lusso.
Villa Brunetta rientra per un soffio nell’esenzione sponsorizzata dal suo proprietario. Solo le ville inserite nella categoria immediatamente superiore, la A8, continueranno a pagare l’imposta mentre le ville iscritte in categoria A7, anche se ristrutturate di recente, nonostante cinque bagni, dieci camere e piscina, saranno esentate alla pari di un bilocale a Tor Bella Monaca. 
Il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni aveva presentato uno studio con nove soluzioni per riformare l’Imu. 
  • L’aumento della detrazione sull’abitazione principale fino a 600 euro
  • L’esenzione dell’imposta per i redditi sotto i 13 mila euro 
[misure che] avrebbero prodotto uno scenario interessante: 
  • il 40 per cento dei proprietari non avrebbe pagato nulla
  • il 95 per cento avrebbe avuto sconti decrescenti all’aumentare del reddito
  • Il costo per le casse dello Stato sarebbe stato di soli 2 miliardi 
ma la proposta non è passata. Non tanto perché Brunetta faceva parte del cinque per cento escluso dagli sconti, ma perché parole come detrazione ed esenzione facevano venire in mente più le complicate istruzioni della dichiarazione dei redditi che un bello spot.
E non c’è dubbio che 
Silvio Berlusconi sorrida all’idea di inondare l’Italia di cartelloni con una frase tipo: “Via l’Imu: l’avevamo promesso e, nonostante il Pd, l’abbiamo fatto”.
Se al posto di Enrico Letta ci fosse stato un leader di sinistra, forse avrebbe raccolto la sfida dell’Imu. La battaglia comunicativa sarebbe stata dura ma per nulla persa in partenza. Cosa sarebbe successo se il centrosinistra avesse mostrato in TV le foto della villa con piscina di Brunetta e magari quelle delle altre quattro case dell’ex ministro sparse tra Ravello, Todi, Venezia e le Cinque terre? Forse sarebbe stato più difficile per il capogruppo del Pdl e per Berlusconi presentare l’abolizione dell’Imu senza distinzioni come un atto di equità sociale.
Il decreto Imu comunque deve essere convertito in legge e c’è sempre tempo per presentare un emendamento che impedisca a un contribuente come Brunetta, con redditi oscillanti tra i 310 mila e i 279 mila euro annui, di non pagare un euro di Imu su una villa di 14 vani con piscina.

mercoledì 28 agosto 2013

«Prima coccoliamo i dittatori e poi gli facciamo guerra» - Famiglia Cristiana

 «Quello che è successo in Afghanistan, Iraq e Libia evidentemente non ha insegnato nulla», spiega il coordinatore nazionale del movimento don Renato Sacco, «l'Occidente prima vende le armi a questi regimi e poi li attacca»     Antonio Sanfrancesco 

«In Siria un conflitto c’è già, si tratta di vedere come spegnere il fuoco non come alimentarlo. Di fronte a una guerra non si può rispondere con un’altra guerra. Vuol dire che di una tragedia ne facciamo due». 
Don Renato Sacco, coordinatore nazionale di Pax Christi, si dice «triste ed amareggiato» per la piega che stanno prendendo gli eventi in Siria. 

L’America dice che non si può più restare inermi di fronte ai crimini commessi dal regime di Assad. 
«La guerra, ogni guerra è un’avventura senza ritorno. Anzi, come ha detto papa Francesco, è il suicidio dell’umanità. Basta vedere a quello che è successo in Afghanistan, in Iraq, in Libia: il rovesciamento del capo del regime non ha portato affatto la pace. È una storia che si ripete sempre, con amarezza: noi abbiamo sempre cullato i dittatori, li abbiamo ritenuti nostri amici, li abbiamo armati e poi abbiamo detto che bisognava fargli la guerra. È successo con Saddam e poi con Gheddafi. La comunità internazionale ha fatto di tutto con la sua indifferenza a far precipitare della situazione, l’Italia stessa ha venduto le armi alla Libia e poi si è detto che bisognava bombardare. Questa non è pace. La guerra non è mai la strada da percorrere, come afferma la Dottrina sociale della Chiesa e come ha ribadito qualche giorno fa mons. Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede presso l’Ufficio Onu di Ginevra. 
Una chiave di questo precipitare degli eventi potrebbe essere quella delle pressioni esercitate da parte delle lobby delle armi. Qualcuno parla già di accordi economici e militari tra Usa e Arabia Saudita». 

Ma le vittime degli attacchi di Assad non vanno tutelate? 
«Chi oggi si scandalizza di fronte alle vittime siriane, se lo fa per arrivare alla guerra lo fa per interessi. Poi le vittime vengono dimenticate e non se ne parla più. In Iraq nel mese di luglio ci sono stati mille morti, siamo arrivati ai livelli di violenza del 2006 e nessuno parla più. Quando si utilizzano le vittime per giustificare una guerra non lo si fa per amore delle vittime ma per amore dei propri affari e dei propri interessi. Essere in Afghanistan ci dà la visibilità di sedere al tavolo degli accordi internazionali. Poi succede che alcuni piccoli progetti di cooperazione in alcuni villaggi afghani non vengono finanziati dalla comunità internazionale perché sono troppo piccoli e non fanno notizia. Invece sarebbero i passi per la pace». 

Come se ne esce dal pasticcio siriano? 
«La soluzione in tasca non ce l’ha nessuno, bisogna cercarla. L’unica cosa di cui sono certo è che la guerra non è la soluzione. È come avere un figlio che dà problemi, l’unica cosa che so è che non lo devo uccidere anche se mi fa disperare. L’intervento armato a sostegno dell’uno o dell’altro schieramento porterebbe alla catastrofe totale, renderebbe esplosiva tutta l’area mediorientale già instabile con conseguenze devastanti per tutti, a cominciare dall’Europa.. Io credo che la comunità internazionale in passato non abbia fatto quasi nulla per fermarsi e vedere cosa stava succedendo in Siria. La soluzione passa dall’abbandono dell’intervento militare. Non forniamo più armi, isoliamo le lobby degli armamenti. È una strada in salita, quella della pace, faticosa, è un cammino, come diceva don Tonino Bello. La Siria, come la Libia, fa notizia adesso, fra un mese o due non se ne parlerà più. A nessuno interessa da dove arriva il gas, chi glielo fornisce. Come è successo a Sarajevo, per anni abbiamo fatto finta di non vedere, abbiamo venduto le armi a chi bombardava Sarajevo, io ho le foto e le testimonianze, poi abbiamo deciso di intervenire e fare la guerra. Così abbiamo guadagnato due volte vendendo le armi agli uni e agli altri. Temo che con la Siria finisca proprio così».
28 agosto 2013          

dal sito di FAMIGLIA  CRISTIANA [ricevuto e pubblicato in quanto condiviso!]

http://www.famigliacristiana.it/articolo/sacco-pax-christi-.aspx

giovedì 22 agosto 2013

2013_02_12 LA RISPOSTA DI DON GIANFRANCO

LA RISPOSTA DI DON GIANFRANCO

Spoleto, 12 febbraio 2013  Gentile Senatrice, 

ho ricevuto la sua lettera ai pastori del popolo cristiano dell'Umbria e ho deciso di risponderle in quanto pastore di una parte di questo popolo al quale recentemente il Card. Bagnasco ha raccomandato, dopo alcune eclatanti ed astrali promesse elettorali, di non farsi abbindolare. 

Vedo che nella sua lettera lei parla in gran parte dei cosiddetti temi etici che lei riferisce unicamente ai luoghi comuni che tutti i politici in cerca di voti e consensi toccano quando si rivolgono ai cattolici: il fine vita, le unioni omosessuali, gli embrioni, l'aborto. 

La ringrazio anche per la citazione dei vescovi spagnoli e per il suo impegno per la formazione culturale e politica improntata al rispetto di tutti i valori non negoziabili. 

Ma rivolgendosi ai pastori del popolo cristiano lei dovrebbe ricordare che tra i valori non negoziabili nella vita, nella vita cristiana e soprattutto in politica entrano tutta una serie di comportamenti di vita, di etica pubblica e di testimonianza sui quali non mi sembra che il partito di cui lei fa parte né gli alleati che si è scelto siano pienamente consapevoli. 

Sarebbe bello stendere un velo pietoso su tutto ciò che riguarda il capo del suo partito, sul quale non credo ci siano parole sufficienti per stigmatizzare i comportamenti, le esternazioni, le attitudini pruriginose, le cafonerie, le volgarità verbali che costituiscono tutto il panorama di disvalori che tutti i pastori del popolo cristiano cercano di indicare come immorali agli adulti cristiani e dai quali cercano di preservare le nuove generazioni. 

Sarebbe bello ma i pastori non possono farlo perché lo spettacolo indecoroso del suo capo è stato anche una vera e propria modificazione dei valori di fondo della nostra società (come lei dice) operata anche grazie allo strapotere mediatico che ha realizzato una vera e propria rivoluzione (questa sì che gli è riuscita) secondo la quale oramai il relativismo morale, tanto condannato dalla Chiesa, è diventato realtà.
Concordo con lei, su questo mediare significherebbe accettare. 

Un'idea di vita irreale ha devastato le coscienze e i comportamenti dei nostri giovani che hanno smesso di sognare sogni nobili e si sono adagiati sugli sculettamenti delle veline, sui discorsi vacui nei pomeriggi televisivi, sui giochi idioti del fine pomeriggio e su una visione rampante e furbesca della politica fatta di igieniste dentali, di figli di boss nordisti, di pregiudicati che dobbiamo chiamare onorevoli.

Oltre a questo lei siederà nel Senato della Repubblica insieme a tutta una serie di personaggi che coltivano ideologie razziste, populiste, fasciste che sono assolutamente anti-cristiane, anti-evangeliche, anti-umane. Mi consenta di dirle francamente che il Vangelo che i pastori annunciano al popolo cristiano non ha nulla a che vedere con ideologie che contrappongono gli uomini in base alle razze, alle etnie, alle latitudini, ai soldi e, mi creda, mentre nel Vangelo non c'è una sola parola sulle unioni omosessuali, sul fine vita e sull'aborto: sulle discriminazioni, invece, sul rifiuto della violenza e su una visione degli altri come fratelli e non come nemici ci sono monumenti innalzati alla tolleranza, alla nonviolenza, all'accoglienza dello straniero, al rifiuto delle logiche della furbizia e del potere. 

Mi dispiace, gentile senatrice, ma non riterrò di fare qualcosa né per lei, né per il suo partito, né per i vostri alleati, anzi. Se qualcosa farò anche in queste elezioni questo non sarà certo di suggerire alle pecorelle del mio gregge di votare per quelli che mi scrivono lettere esibendo presunte credenziali di cattolicità. 

Mi sforzerò, come raccomanda il cardinale, di mettere in guardia tutti dal farsi abbindolare da certi ex-leoni diventati candidi agnelli. Se le posso dare un consiglio, desista da questa vecchia pratica democristiana di scrivere ai preti solo in campagna elettorale, e consigli il suo capo di seguire l'esempio fulgido del Papa. Sarebbe una vera opera di misericordia nei confronti del nostro popolo. 

don Gianfranco 

Questa era la lettera ricevuta:
Perugia, 8 febbraio 2013 

Gentile Parroco, 

mi sono decisa a scrivere questa lettera ai pastori del popolo cristiano dell'Umbria perché, dopo cinque anni trascorsi in Senato, so con certezza che nei primi mesi della prossima legislatura dovranno essere affrontati in Parlamento parecchi argomenti che riguardano temi etici importanti e delicatissimi. Mi riferisco, tra le altre, alle disposizioni sul fine vita (chi non ricorda il caso Englaro), alla legge sul matrimonio per le coppie omosessuali, all'adozione di bambini nelle stesse coppie omosessuali, alle problematiche sull'uso degli embrioni, all'apertura all'aborto eugenetico (che, di fatto, si va già diffondendo). 

In Parlamento, lo scorso anno, ho costituito, assieme ad altri colleghi, l'Associazione parlamentare per la Vita. Una Associazione che è stata un baluardo contro ogni attacco volto a modificare in senso negativo la nostra legislazione. Malgrado ciò recenti orientamenti dei giudici hanno intaccato lo stesso dettato costituzionale in tema di famiglia, di adozioni e di fine vita. 

Immagino che sulla politica economica del mio partito non tutto possa essere pienamente condivisibile e che, magari, alcuni preferiscano soluzioni diverse da quelle che abbiamo proposto o che abbiamo in programma di fare. Sui temi etici però, a differenza di altri partiti, il PdL è stato sempre unito e coerente, perché composto da molti cattolici e da altri che si definiscono laici adulti, la cui formazione culturale e politica è in ogni caso improntata al rispetto di tutti i valori non negoziabili. 
Se di politica economica si può discutere (ma io ho sempre lottato per orientare al bene comune l'azione dello Stato), su queste tematiche non ci sarà possibilità di mediazione. 
Mediare significherebbe comunque accettare che, prima o poi, si compia un'escalation che ha come traguardo la modificazione dei valori di fondo della nostra società, da ultima, per usare la denuncia dei vescovi spagnoli, la separazione della sessualità dalla persona: non più maschio e femmina, ma il sesso sarebbe un dato anatomico senza rilevanza antropologica. 
È necessario che nel futuro Parlamento ci sia un numero di persone sufficienti a non far passare leggi contro la famiglia, l'uomo e la sua vita. 
Io mi sono impegnata e mi impegnerò in questo senso. Per questo chiedo anche il Suo sostegno e ringrazio per tutto quello che riterrà di fare. Devotamente saluto, 

Ada Urbani
candidata PdL al senato
www.adaurbani.it

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mercoledì 24 luglio 2013

Un esempio di pura follia, l'articolo è commentato evidenziando le parti in cui si vedono i segni di un totalitarismo pericolossissimo, dopo un atteggiamento del genere il futuro per lui è solo ripristinare i forni crematori.

fonte citata : http://www.lanuovabq.it/it/articoli-omofobia-la-battaglia-degli-emendamenti-6929.htm

Omofobia, la battaglia degli emendamenti
di Alessandro Pagano* 22-07-2013 * Parlamentare, eletto alla Camera dei Deputati nelle liste del PDL
Contrastare la legge cosiddetta "antiomofobia" significa condurre una vera e propria battaglia di civiltà. 
Il senso della "valanga" di emendamenti presentati in Commissione giustizia alla Camera per consentire il rinvio al 26 luglio dell'esame del provvedimento da parte dell'assemblea di Montecitorio è tutto racchiuso in questo obiettivo.

Occorre impedire, infatti, l'introduzione nel nostro ordinamento di norme che pretendendo di difendere una serie di diritti, già tutelati dalla disciplina penale ordinaria, finiscano per violare, in nome di interessi di parte di poche ma influenti lobby, i diritti inviolabili della persona costituzionalmente garantiti.

Gli "ispiratori" di questa legge, nonché i suoi più strenui difensori, sul presupposto, del tutto strumentale, che l'aumento di episodi di intolleranza nei confronti delle persone omosessuali richiedesse uno strumento repressivo più "severo" rispetto a quello previsto per altre forme d'intolleranza, stanno di fatto facendo scempio del dettato costituzionale.

Anzitutto, il primo principio costituzionale a subire un grave vulnus è quello di uguaglianza sancito dall'art. 3. Se come prescrive la norma "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali", la ragione per cui le persone omosessuali debbano beneficiare di un diverso trattamento più "favorevole" è di mero carattere ideologico.

Stessa sorte toccherà anche al principio di tassatività (art. 25): contravvenendo al dettato costituzionale, in base al quale un sistema penale deve fondarsi su dati oggettivi, per la nuova normativa saranno penalmente rilevanti due elementi, entrambi soggettivi e transitori, come la "percezione di sé" quanto al genere, "anche se opposto al proprio sesso biologico", e "l'attrazione" verso il proprio o l'altro o entrambi i sessi.

Infine, altre due gravissime violazioni sono quelle che riguardano la libertà religiosa e la libertà di pensiero, di cui rispettivamente agli art. 19 e 21 della Costituzione. Solo per fare un esempio della portata liberticida della legge "antiomofobia", le conseguenze penali per coloro che intraprendessero un'iniziativa pubblica per spingere il legislatore a non varare una legge che autorizzi il matrimonio omosessuale (tra l'altro escluso dallo stesso dettato costituzionale), così come per coloro che osservando le sacre Scritture e attenendosi al magistero della Chiesa definissero l'omosessualità quale atto intrinsecamente "disordinato" sarebbero la reclusione da 6 mesi a 4 anni.

Se a ciò si aggiunge l'ulteriore "sfregio", evidentemente ispirato ai metodi di rieducazione dei detenuti politici nella Russia bolscevica, della pena accessoria della prestazione d'opera non retribuita a favore della collettività, che nello specifico potrebbe essere rappresentata dalle stesse associazioni gay, lesbiche o transgender, si comprende bene come la battaglia politica che stiamo conducendo intende porsi come argine non solo alla deriva laicista che sta erodendo i pilastri fondanti su cui poggia la nostra società, a partire dalla famiglia "naturale", ma anche alla progressiva privazione dei diritti e libertà fondamentali.

Anche per questo, abbiamo presentato oltre 200 emendamenti al fine di creare un dibattito articolato in un momento in cui i sostenitori di questa proposta di legge vogliono mettere il "silenziatore" per far approvare la legge senza che l'opinione pubblica capisse nulla. 

La battaglia così intrapresa ha rallentato il velocissimo iter programmato dai "vertici" di questo progetto ideologico e speriamo serva a far guadagnare tempo utile alla compattazione delle forze sociali e politiche che di certo sono minoritarie in questo Parlamento ma che altrettanto certamente sono maggioritarie nel Paese.


commentiamo???? o non commentiamo? 

battaglia di civiltà.  = non privilegiare coloro che di privilegi non ne hanno proprio nessuno e non hanno manco i diritti riconosciuti da una costituzione ugualitaria
scempio del dettato costituzionale = omosessuali maschi e femmine, femmine eterossessuali abituatevi alla violenza siete nati vittime e i vostri e nostri carnefici sono in parlamento non solo nell'ombra della strada o tra le pareti domestiche
argine non solo alla deriva laicista  = chi parla deve essere un uomo che vive di chiesa, preghiera e carità, provi ad andare a farsi benedire dal Papa, e vediamo cosa gli dice
senza che l'opinione pubblica capisse nulla = spero che chi legge questo articolo si renda conto di come la pensano i PaDeLlini, solo olio di ricino e campi di concentramento
forze sociali e politiche che di certo sono minoritarie in questo Parlamento ma che altrettanto certamente sono maggioritarie nel Paese = spero proprio che non sia cosi, come non lo è mai stato, gli italiani onesti ci sono anche se chi parla è stato eletto nel partito dei PaDeLlini con meno di 8milioni di voti, meno del Movimento Cinque Stelle.
famiglia "naturale" = forse pensa anche lui che la famiglia naturale sia quella degli oranghi, o delle lumache, o delle galline, ma come osa parlare di famiglia naturale, intende naturista? nudista? o cristiano cattolica romana, si chiarisca le idee

martedì 23 luglio 2013

Radici… cristiane?

Radici… cristiane?
15 luglio 2013 - L'Opinione di...      Renato Sacco

Nel 1977 esce il film 'RADCI', la storia di Kunta Kinte preso dal suo villaggio africano e portato schiavo in America. 
In questi ultimi anni la Lega Nord ostenta le proprie 
'RADICI CRISTIANE'. Un binomio offensivo sia delle 'radici' che del 'cristianesimo'. L'ultima conferma viene da Calderoli, vicepresidente del Senato, "Kyenge mi fa venire in mente un orango'. Non ci sono parole per commentare! Con buona pace del viaggio di Francesco a Lampedusa e della distribuzione a tappeto dei crocifissi, ecc. 
Se una frase del genere fosse stata scritta in una tema da qualche studente, o detta da un professore cosa sarebbe successo? E se la dovessimo dire ad un carabiniere che ci ferma con la paletta per un controllo? Forse ci porterebbe direttamente in cella! E se lo dice il vicepresidente del Senato per insultare un ministro donna con la pelle nera? Tranquilli, sono le solite battute della Lega. E poi ha chiesto anche scusa. Non ci resta che aspettare la prossima. 
Preoccupa anche quanto ha detto il Presidente del Piemonte Roberto Cota a proposito degli F35: 
"Per quanto riguarda le questioni etiche dobbiamo dire che se questi aerei non li facciamo noi, vuol dire che li produrranno altrove. Lasciamo quindi da parte certa ipocrisia". 
Ne viene fuori una bella linea educativa per i nostri ragazzi ai campi estivi! Un vero compendio di valori morali e cristiani oltre che civili e umani! 
È un po' come dire: 
'non porti troppe domande, tanto se una cosa brutta non la fai tu, la fa qualcun altro. Tu fai quello che ti conviene'. Forse, dirà qualcuno, anche questa frase va contestualizzata. 
Sul sito di Famiglia Cristiana ho letto un bel commento di Francesco Anfossi. Come uomo e come parroco accolgo e condivido quanto ha scritto. 
"Calderoli si proclama cattolico e nessuno, nella comunità ecclesiale, si è mai scandalizzato per le sue affermazioni politiche. Nemmeno i parroci della sua terra, forse nel timore di perdere le pecorelle verdi del loro gregge. Per troppo tempo si è fatto finta di niente, covando nel silenzio l'anticristiana ideologia del "fuori chi mi dà fastidio, che siano uomini, donne e bambini", spesso scambiandolo per la difesa di tradizioni pseudo cristiane. E così che questa sorta di veleno proto razzista è andato avanti, contaminando il Nord come i rifiuti tossici contaminano la Campania. Forse è venuto il momento, per tanta parte della Chiesa, per un'autocritica. E per levare una voce forte".

http://www.mosaicodipace.it/mosaico/a/38749.html