mercoledì 7 aprile 2010

NESSUNA VERGOGNA !

----- Messaggio originale -----
Da: "Segreteria Civiltà Vigevanese"  Oggetto: vuoi saperne di più ? Giovedi 8 aprile 2010 alle ore 20,45

presso auditorium Mussini di viale Libertà
Antonio Prati candidato Sindaco
e
Davide Salluzzo coordinatore di  Civiltà Vigevanese
insieme alle altre forze politiche che sostengono l'alleanza di rinascita Comunale illustreranno i termini dell'accordo.
NESSUNA VERGOGNA !
Anche tu potrai rivolgere le domande agl'interlocutori.
NESSUNA VERGOGNA !
C'è un tempo per la protesta, uno per la proposta e poi ci si assume le responsabilità per FARE, negl'interessi della collettività !
Vieni a sentire, vieni a confrontarti, passa parola
Civiltà Vigevanese
 
Walter G:
Della serie: cosa bisogna fare per sbarcare il lunario....?!
Sono sorpreso da chi, riguardo le battaglie sulla trasparenza, di condivisione delle scelte, ha di fatto creato vaste aspettative per un seria riforma della politica a Vigevano, propina poi accordi di vertice non discussi e non condivisi con componenti politiche con le quali non comprendo cosa si possa condividere!!!!
Nonostante lavori a Matera, sono tornato a Vigevano per votare e sostenere un processo di rinnovamento.
Aspetto chiarimenti approfonditi, sia sul metodo che sui contenuti. Nel frattempo provo sgomento, schifo e rabbia.

Matteo:
VERGOGNA è la parola giusta!!!Un'alleanza con il PDL per un movimento che è nato per innovare la politica, è il tradimento di ogni aspettativa.

Giuseppina B:
mi vergogno profondamente per questo accordo perchè non ci si ricorda da dove si viene e non si sa dove si vuole andare. Comprendo che la legge elettorale consente l'apparentamento, ma da chi ha fatto come  suo cavallo di battaglia l'onestà , la coerenza intellettuale e politica e l'opposizione ad una giunta di cui ora  vuole fare parte mai, dico MAI, mi sarei aspettata una scelta simile. Buona fortuna
 
Luisa B:
Io provo non solo vergogna, ma anche  fortissima indignazione e sdegno profondo.
Chiedo di essere cancellata dalla mailing list. Saluti
 
Mario Mainino:
Mi associo alla sig.ra Giuseppina, anche se non sono stato partecipe della campagna elettorale di Civiltà Vigevanese, in quanto escluso da ogni rapporto con il gruppo proprio dal sig.r Davide Saluzzo sul quale voglio dare la mia testimonianza in merito al suo comportamento dello scorso anno.
Dopo avermi coinvolto nel progetto Opera al cinema, per il quale mi sono speso con tutte le mie forze ottenendo un risultato che difficilmente potrà essere eguagliato, mi ha tagliato fuori da ogni possibilità di portare avanti iniziative culturali presso il Cinemateatro Odeon per il quale io credevo di lavorare nell'ottica di una continua crescita di interesse e con l'obiettivo di portarlo ad essere un vero e proprio terzo polo culturale della città.
Lo scorso anno, quando proprio dal sig.r Prati ho avuto il patrocinio del Comune per l'opera Bohème, il sig.Saluzzo si è riufiato di esporre il patrocinio in quanto concesso dal sig.Prati affermando che se lui o Sindaco fvolossero voluti intervenire avrebbero dovuto pagarsi il biglietto.
  • non sono stato più contattato per Opera al cinema
  • non ho più avuto l'utilizzo della sala lo scorso ottobre per portare una seconda opera a Vigevano (Elisir d'amore)
  • ed ora, dopo due lettere di richiesta uso sala per il 1 maggio 2010, non ho avuto nessuna risposta per potere rifeare all'Odeon la seconda edizione di Ben venga maggio con le corali cittadine, che aveva avuto tanto successo lo scorso anno e che dunque non si farà.
Poveri noi se cadiamo in mano a certi voltafaccia ...... eccoci di fronte ad un vero e proprio futuro insostenibile!!!
 
Wolfang Amadeus Mozart - Lorenzo Da Ponte
".. aprite un po' quegli occhi, uomini incauti e sciocchi .."
tratto da "Le nozze di Figaro"
 
un saluto dall'escluso ...
 
 
 
 
 
 

sabato 20 marzo 2010

2010_03_19 Il ddl sul lavoro, Il Sole 24 ORE e Liberazione

Liberazione 18/03/2010 di Dino Greco
Il ddl sul lavoro, Il Sole 24 ORE e Liberazione
A differenza di tanti giornali affetti da cronica distrazione verso tutto ciò che incrocia con il lavoro, Il Sole 24Ore non perde di vista neppure per un momento tutto ciò che si muove in quel perimetro, avendo esso perfetta nozione di quanto gli esiti della politica e la tutela degli interessi in campo si giochino sul terreno dei rapporti sociali. Non è dunque un caso se il prestigioso giornale confindustriale sia il solo, insieme a Liberazione, ad essersi occupato e ad occuparsi con speciale attenzione del destino del Ddl sul lavoro recentemente approvato dal parlamento. Quello, per capirci, che rende nei fatti obbligatorio l'arbitrato nei conflitti di lavoro e che, in ogni caso, limita la giurisdizione del magistrato alla verifica puramente formale degli accordi pattuiti, in sede di certificazione, fra singolo lavoratore e singolo imprenditore, in deroga a leggi e contratti.
Ieri, per esempio, Il Sole pubblica un appunto che Marco Biagi, nel lontano 2001, aveva affidato all'attenzione dell'allora ministro del lavoro Roberto Maroni, ricordando, nell' incipit , che il giuslavorista bolognese cadde, un anno dopo, sotto il piombo delle Brigate rosse. Atto, sia chiaro, moralmente e politicamente ripugnante, ma che non trasforma la vittima, secondo un italico, ipocrita vezzo, in icona da adorare e le sue opinioni in verità inossidabili. Ma cosa si trova, in quella nota, che già non fosse conosciuto? Assolutamente nulla. Quella de Il Sole è dunque una riesumazione puramente propagandistica, prodotta per spalmare una patina di autorevolezza sul provvedimento che ora Napolitano è chiamato a valutare nel suo profilo di costituzionalità.
Cosa sosteneva Biagi in quel testo vergato circa 10 anni fa per l'opportuna meditazione di Roberto Maroni ed ora da questi reso pubblico?

Riassumiamo, con il dovuto scrupolo. Biagi afferma che prioritario «nell'agenda della modernizzazione» è la «flessibilità in uscita», vale a dire l'opportunità per l'azienda di risolvere il rapporto di lavoro, anche quando il licenziamento sia illegittimo, essendo il lavoro «iperprotetto» (?) un viatico per il lavoro precario e "nero" e, soprattutto, rappresentando esso un gap , uno «svantaggio competitivo che sopportiamo rispetto alle imprese di altri paesi europei».

L'obbligo di reintegrazione eventualmente disposto dal giudice in ragione dell'articolo 18 dovrebbe dunque, secondo Biagi, essere tolto di mezzo, per lasciare il posto ad un'«indennità risarcitoria che ristori il lavoratore dal danno subito».

La sanzione economica - e soltanto economica - verrebbe poi affidata ad un arbitro, abilitato unicamente a calibrarne l'entità, «tenendo in considerazione tutte le circostanze del caso».

Sicché «l'obbligo della reintegrazione ex articolo 18 dello Statuto dei lavoratori rimarrebbe solo in caso di licenziamento discriminatorio».

Peccato che, come anche Biagi ben sapeva, il carattere discriminatorio di un licenziamento (per razza, religione, idee politiche, ecc.), che neppure il più sprovveduto dei datori di lavoro adotterebbe mai come formale motivazione per la cacciata di un proprio dipendente, deve essere dimostrato in giudizio dal ricorrente, dal lavoratore: impresa improba e fatalmente destinata all'insuccesso.

Ciò che invece appare del tutto estraneo all'orizzonte culturale di Biagi è che la privazione del lavoro inflitta ingiustamente non rappresenta soltanto una vulnerazione patrimoniale, bensì un'amputazione grave della dignità e della personalità della persona.

La nota di Biagi poi prosegue, sostenendo che alla flessibilità «in uscita», delicato eufemismo con cui viene rinominato il licenziamento, sarebbe utile unire, «ad abundantiam», anche quella «in entrata», allungando il periodo di prova «almeno fino ad un anno», in modo tale che l'imprenditore, prima di stabilizzare un rapporto di lavoro, possa "tastare in bocca" il lavoratore ed evitare di tirarsi qualche serpe in seno.
Ora, bisogna essere grati a Il Sole 24Ore per avere reso un servizio alla messa a fuoco di un tema così cruciale.

E di avere (involontariamente?) mostrato come lungo un decennio le mirabili intuizioni del professor Biagi abbiano fatto strada, siano state riprese dall'archetipo originario e "perfezionate", sino ad entrare a pieno titolo nella legislazione vigente.

Già molto, come si sa, è stato fatto per aggirare la linea Maginot rappresentata dallo Statuto dei lavoratori, inventando alcune decine di tipologie della prestazione, tutte rigorosamente a tempo determinato, che hanno reso il licenziamento discrezionale "incorporato" nella forma stessa del rapporto di lavoro. Dove la flessibilità - ma si chiama, più onestamente, arbitrio - ha forgiato una generazione di "senza diritti", esistenzialmente precaria e antropologicamente disposta a subire la vessazione altrui. Oggi, il governo (e i padroni che, come è ovvio, sono i mandanti e gli "utilizzatori finali" di questa rivoluzione) provano, in un'unica geniale mossa, a inertizzare l'articolo 18, la contrattazione collettiva e la facoltà del magistrato di sentenziare secondo la legge.
Il negozio attraverso il quale il lavoratore cede la sua forza lavoro, torna ad essere, come un secolo fa, il risultato di un patto privato in cui egli si presenta "libero" sul mercato.  Libero come il cane alla catena.  Tutto ciò è pura barbarie. Magari "moderna", ma pur sempre barbarie. E segna una regressione democratica che svelle l'architrave stesso su cui poggia la Costituzione.  Se spetta al Presidente della Repubblica e alla Consulta non lasciare libero campo a questo scempio, è compito delle forze democratiche, dei sindacati, delle espressioni più vitali della società civile, degli intellettuali trasformare in permanente mobilitazione sociale, in battaglia politica e culturale la difesa attiva dei diritti del lavoro.

martedì 23 febbraio 2010

La busta paga di Marchionne

La crisi economica non intacca gli stipendi d'oro dei top manager Fiat. Mentre gli operai vengono messi in cassa integrazione e Termini Imerese rischia di chiudere, Sergio Marchionne e Luca Cordero di Montezemolo incassano paghe da alcuni milioni di euro.
Anche in un anno nero per l'economia come il 2009, infatti, il compenso ricevuto dall'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è stato di 4,78 milioni di euro, di cui 1,35 milioni a titolo di bonus. Il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo ha percepito, invece, anche in forza della carica rivestita nella Ferrari, 5,17 milioni di euro. Secondo il bilancio della Fiat, il vicepresidente John Elkann si è dovuto "accontentare" di 631 mila euro.«In due, Marchionne e Montezemolo, intascano 10 milioni di euro in un anno, ecco dove va a finire il sudore degli operai.
Marchionne incassa persino un bonus da 1,3 milioni, sarà il premio che il Lingotto gli ha riconosciuto per chiudere la fabbrica di Termini Imerese», ha spiegato il segretario della Fiom di Termini Imerese, Roberto Mastrosimone. «Un operaio metalmeccanico ha un salario di 1.200 euro, ma quando è in cassa integrazione, come purtroppo avviane ed è avvenuto spesso a Termini Imerese proprio nel corso del 2009, guadagna 700 euro».
«È disarmante apprendere che mentre decretava la morte dello stabilimento di Termini - aggiunge - Marchionne si metteva in tasca 4,8 milioni di euro».

in data:19/02/2010 Liberazione
 
Riepilogo stipendi annui:
Luca Cordero di Montezemolo    = 5,17 milioni di Euro
Sergio Marchionne                      = 4,78 milioni di Euro (di cui 1,35 milioni a titolo di bonus, dé ché ???)
John Elkann                                = 631 mila Euro
Operaio metalmeccanico           = circa 14 mila euro
 
se il contributo della Regione alle case di riposo è di 50 E/gg per l'assistenza agli anziani
se gli anziani in attesa di ricovero nella sola provincia di Pavia sono oltre 3.000
 
quanti anziani avrebbero avuto un ricovero ed assistenza per anni con queste cifre???
quanto polli mangiano al giorno questi signori??
quando creperanno che cosa si porteranno nella loro baretta?? gli dovremo costruire una adeguata Piramide per questi nuovi re Mida o Tutankamonparmè!!!!
 
 

sabato 16 gennaio 2010

2010_01_10 Le cosche, il ministro Maroni e lo Stato che non c'è

Noi diciamo che le parole del ministro Maroni, l'accusa rivolta ai migranti - perché di questo si tratta - di essere, letteralmente, causa del proprio male, sono abominevoli. Lo sono moralmente e politicamente. Il ministro degli Interni sa che il lavoro di raccolta di agrumi e ortaggi nelle campagne siciliane, calabresi, pugliesi, campane viene svolto dai lavoratori stranieri, per lo più extracomunitari; conosce le condizioni di sfruttamento, di inaudito servaggio in cui quel lavoro si svolge; sa della miserabile paga che "remunera" quella durissima fatica; ha certo adeguata nozione delle baraccopoli, delle bidonville , che ricordano le favelas più degradate del pianeta, dove si svolgono gli scampoli di vita che quelle persone riescono a sottrarre al massacrante lavoro quotidiano. Il ministro sa anche altre cose. Per esempio .... (omissis).
Il ministro dovrebbe poi sapere - ma invece ignora o, piuttosto, finge di ignorare - che la legge razzista varata per disciplinare il fenomeno migratorio impedisce, in realtà, la regolarizzazione di un migrante intenzionato a svolgere onestamente il proprio lavoro e che è stata respinta ogni strategia di emersione fondata sul riconoscimento del permesso di soggiorno a chi trovi il coraggio di denunciare il proprio sfruttatore.
Al ministro Maroni, ligio all' imprinting xenofobo della sua parte politica, non interessa che lo Stato si allei con i migranti per promuovere un percorso di integrazione e di cittadinanza condivisa. Meglio chiudere gli occhi e agire con la forza della repressione quando la sofferenza di quella povera gente supera ogni soglia di sopportabilità ed esplode, come a Rosarno, con la furia disperata di chi si sente abbandonato e comprende di non avere più nulla da perdere.
Allora, ecco comparire lo Stato. E cosa fa lo Stato? Spazza via i migranti, come rifiuti umani, li deporta, lontano dall'epicentro degli scontri.
Dove invece la caccia all'uomo di pelle nera continua.
Domani cosa sarà di loro? Dica la verità, signor Ministro, a lei non importa niente.
Per questo si permette di pronunciare irresponsabili parole, che forniscono alibi, alibi istituzionali, a continuare la mattanza. Complimenti.
Tratto da Dino Greco, Liberazione 10/01/2010

lunedì 4 gennaio 2010

Quale è la differenza tra l'INFERNO ed il PARADISO???

Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese:
Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno.
Dio condusse il sant'uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno.
 
C'era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.
Il sant' uomo sentì l'acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato.
Avevano tutti l'aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
 
Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".
 
Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì.
La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.
C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio: "Non capisco!"
E' semplice, rispose Dio, essi hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri!
I primi, invece, non pensano che a loro stessi...
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura... La differenza la portiamo dentro di noi!!!
 
"Sulla terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l'ingordigia di pochi. Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.  Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo". [Mahatma Gandhi]