sabato 23 settembre 2017

2017_09_23 No a san Giovanni XXIII Papa come patrono esercito italiano

Siamo infatti convinti che la vita e le opere del Santo papa non possano essere associate alle forze armate.
Come può proprio lui, il Papa della Pacem in Terris, il Papa del Concilio Vaticano II e delle genti, l’uomo del dialogo…
proteggere un corpo armato che, per sua natura, imbraccia mezzi di morte e distruzione?    ….
In un mondo segnato da una “terza guerra mondiale a pezzi”, da un aumento vertiginoso delle spese militari, da nuovi muri che si innalzano tra popoli e frontiere, la nostra Chiesa non ha bisogno di santi che proteggano gli eserciti quanto piuttosto di valorizzare il senso e l’amore per la pace, quella disarmata, fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull’amore, come ci ricorda la Pacem in Terris, i cui insegnamenti risultano di una profetica attualità. Non si può negare come troppo spesso la parola pace sia usata per mascherare operazioni di guerra.  ...
Per queste ragioni, ci associamo ad una vasta parte del mondo cattolico nel chiedervi di rivedere la decisione di proclamare Papa Giovanni XXIII patrono dell’Esercito italiano.  Vorremmo, piuttosto, vedere la figura e l’esempio di papa Roncalli proposti a protezione di quanti, credenti e non, si adoperano per un’umanità libera da eserciti (Caschi Bianchi, Corpi Civili di Pace, operatori umanitari...) e sono impegnati con lo strumento della nonviolenza attiva nel disinnescare e risolvere i conflitti. La proclamazione di san Giovanni XXIII patrono della nonviolenza attiva sarebbe una scelta profetica per quanti si adoperano concretamente per la pace in un mondo minacciato da guerre e dalla corsa al riarmo.

*** LETTERA  APERTA  al Card. Robert Sarah e al Card. Gualtiero Bassetti PER IL TESTO COMPLETO con le prime adesioni vedi il sito >>>>    http://www.paxchristi.it/?p=13273
con l'adesione di alcuni Vescovi e rappresentanti di Movimenti, gruppi, associazioni, ecc….
in merito  alla dichiarazione di San Giovanni XXIII, papa, quale “Patrono presso Dio dell’Esercito Italiano”.

San Giovanni XXIII patrono dell’Esercito Italiano?
Intervento del Presidente di Pax Christi Italia, Mons. Giovanni Ricchiuti
http://www.paxchristi.it/?p=13187

Ci è giunta notizia che San Giovanni XXIII sarà quanto prima proclamato Patrono dell'Esercito Italiano, avendone fatto parte al tempo della Prima Guerra Mondiale.
Come Presidente della sezione italiana di Pax Christi, Movimento Cattolico Internazionale per la Pace, mi sembra irrispettoso coinvolgere come Patrono delle Forze Armate colui che, da Papa, denunciò ogni guerra con l'Enciclica ‘Pacem in terris’ e diede avvio al Concilio che, nella Costituzione ‘Gaudium et spes’, condanna ogni guerra totale, come di fatto sono tutte le guerre di oggi.
Se questa notizia fosse vera, sollecitato da tutto il Movimento Pax Christi e anche da altre persone sensibili al tema della pace, ritengo assurdo il coinvolgimento di Giovanni XXIII, anche perchè l’Esercito di oggi, formato da militari professionisti e non più di leva, è molto diverso da quello della prima Guerra mondiale che, non lo possiamo dimenticare, fu definita da Benedetto XV ‘inutile strage’.  E’ molto cambiato anche il modello di Difesa, con costi altissimi (23 miliardi di euro per il 2017) e teso a difendere gli interessi vitali ovunque minacciati o compromessi.
Pensare a Giovanni XXIII come Patrono dell’Esercito lo ritengo anticonciliare anche alla luce della forte ed inequivocabile affermazione contenuta nella Pacem in Terris, “con i mezzi di distruzione oggi in uso e con le possibilità di incontro e di dialogo, ritenere che la guerra possa portare alla giustizia e alla pace è fuori dalla ragione – alienum a ratione”.
E’ ‘roba da matti’, per usare un’affermazione di don Tonino Bello, anch’egli Presidente di Pax Christi fino al 1993.
Papa Giovanni XXIII è nel cuore di tutte le persone come il Papa Buono, il papa della Pace, e non degli eserciti.
Sono certo che questo sentire non sia solo di Pax Christi, ma di tante donne e uomini di buona volontà, a cui chiediamo di unirsi con ogni mezzo a questa dichiarazione per esprimere il proprio rammarico per una decisione che non rappresenta il "sensus fidei" di tanti credenti che hanno conosciuto Giovanni XXIII o che ne apprezzano la memoria di quella ventata profetica che ha indicato alla Chiesa nuovi sentieri di giustizia e di pace.

venerdì 15 settembre 2017

2017_0930 FONDAMENTALISMO RELIGIOSO Giornata di Studio

LA VIOLENZA E IL SACRO:
PSICOANALISI E FONDAMENTALISMO RELIGIOSO
Giornata di Studio 30 settembre 2017
Abbazia di Mirasole- Strada Consortile del Mirasole, 7 – Opera (MI)
La giornata si propone di sviluppare una riflessione psicodinamicasul rapporto tra religione e violenza, anche in linea con le problematiche attuali
del fondamentalismo religioso e del terrorismo sacrificale.
A cura di: Fabio De Nardi e Mario Perini.
Relatori: Fabio De Nardi, Aristide De Marchi, Giovanni Foresti, Luca Gaburri, Arnaldo Petterlini,don Franco Tassone, Angelo Villa.
Ci sono ancora pochi posti disponibili. Chiediamo cortesemente di far pervenire eventuali adesioni entro lunedì 25 settembre.
 Per informazioni e iscrizioni CLICCARE QUI


mercoledì 6 settembre 2017

Disastrata provincia di Pavia dopo l'incendio di Parona il 6 settembre 2017 altro incendio in un luogo di stoccaggio rifiuti a Mortara disastro ambientale per tutta la nostra zona

SUI RIPETUTI INCENDI IN IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI RIPROPONIAMO DI SEGUITO UN'INTERVISTA MOLTO INTERESSANTE DI UN MESE FA A WALTER GANAPINI.

Incendi negli impianti di deposito. Ganapini: «Una guerra dietro i rifiuti bruciati»

In Italia 130 impianti di trattamento, stoccaggio o deposito dei rifiuti hanno preso misteriosamente fuoco, mandando in fumo un intero comparto industriale. 


di Andrea Sarubbi - L'hanno chiamata disattenzione, guasto al circuito elettrico, autocombustione. In realtà è una vera e propria guerra, divampata negli ultimi tre anni da nord a sud: in Italia 130 impianti di trattamento, stoccaggio o deposito dei rifiuti hanno preso misteriosamente fuoco, mandando in fumo insieme ai macchinari anche un intero comparto industriale. «Abbiamo perso tre milioni di tonnellate di capacità di riciclaggio: praticamente, ci siamo tagliati da soli una gamba», commenta Walter Ganapini, riconosciuta autorità in materia: se ne occupa dalla metà degli anni Settanta, quando chi parlava di rinnovabili o di economia circolare sembrava un marziano. Da tecnico, ha collaborato con amministrazioni di destra e di sinistra, risolvendo anche emergenze notevoli; questa è una delle più dure, e un tecnico può solo lanciare l'allarme.

Il 27 luglio 2014 ad Albairate, nell'hinterland milanese, va a fuoco l'impianto destinato a trattare i rifiuti organici dell'Expo. Che inizierà 9 mesi dopo. 
«Le fiamme divampano in tre punti diversi, l'autocombustione è impossibile perché il compost non brucia da solo e perché la temperatura nel capannone non supera mai i 60 gradi. Ma mentre si indaga sulle cause, c'è un'emergenza da risolvere: bisogna cambiare destinazione dei rifiuti in fretta, perché all'Expo non manca molto, e naturalmente aumenta il costo in bilancio. È un segnale poderoso, una dichiarazione di guerra. Tre anni dopo, purtroppo, la trincea è dappertutto».

Chi combatte contro chi? 
«Le possibilità per i rifiuti sono due: si recuperano oppure vanno in discarica. Alla comunità conviene recuperarne il più possibile, perché il rifiuto riciclato è una risorsa. I proprietari di discariche, invece, hanno l'interesse contrario, perché rischiano di restare senza lavoro. E se gli impianti di riciclaggio bruciano, la scelta è una sola: mandare ogni cosa in discarica, anche i rifiuti recuperabili. Non lo dico io, ma il magistrato Roberto Pennisi, della direzione nazionale antimafia: bruciare è la migliore scorciatoia, quando vuoi guadagnare di più».

Non stanno bruciando solo gli impianti, ma anche i rifiuti riciclabili. 
«E questo è un altro problema. Dopo aver incassato gli incentivi pubblici per il riciclo, si è scoperto che molti imprenditori, anziché recuperare i rifiuti plastici, li spedivano in Cina. Ora che Pechino ha bloccato il flusso illegale, li bruciano. Se sei tra l'altro assicurato contro gli incendi, non ti viene la tentazione di far dare fuoco a tutto da qualcuno, mentre magari passi le vacanze a Cortina? Nessuno mi toglie dalla testa che anche i recenti fuochi sul Vesuvio siano serviti a occultare pratiche illegali. Del resto, basta guardare i posti e collegarli alle discariche, e ripensare a quando i tedeschi smisero di prendere le presunte ecoballe perché radioattive».

Se è una guerra, lo Stato come si sta difendendo? 
«In alcune regioni, i carabinieri forestali stanno lavorando seriamente. Le forze dell'ordine sanno bene che il nodo da sciogliere è al livello superiore: ogni impianto che va in crisi, libera spazio per i traffici di altra natura, non gestiti dallo Stato ma delle mafie. E così, tanto
per fare un esempio, bisogna capire quali siano gli interessi dei grandi clan in tutte le regioni del nord, perché la mano della criminalità organizzata in questa guerra dei rifiuti è una costante».

lunedì 3 luglio 2017

2017_07_05 L'opera da tre soldi con ... i tacchi alti.

ATIR TEATRO RINGHIERA
Mercoledì 5 luglio 2017 - ore 20.30
Giovedì 6 luglio 2017_07_06 - ore 20.30

DRAGPENNYOPERA
Nina’s Drag Queens

Uno spettacolo Nina's Drag Queens Inspirato a “The Beggar's Opera” di John Gay 

Con: Alessio Calciolari, Gianluca Di Lauro, Stefano Orlandi, Lorenzo Piccolo, Ulisse Romanò  

Drammaturgia: Lorenzo Piccolo | Regia: Sax Nicosia 
Voce di Macheat Sax Nicosia | Coreografie: Alessio Calciolari   | Scenografie: Nathalie Deana
Costumi: Gianluca Falaschi  | Disegno luci: Luna Mariotti | Musiche originali: Diego Mingolla 
Artwork: Donato Milkyeyes Sansone  | Parrucche: Mario Audello 
Direzione artistica Nina’s Drag Queens: Francesco Micheli 

Piazza Fabio Chiesa / Via Pietro Boifava 17 

20142 Milano – tel. 02.87390039


Si ringraziano: la Corte Ospitale – Progetto Residenze; ATIR-Teatro Ringhiera
Produzione: Aparte – Ali per l’arte
Con il contributo di Fondazione Cariplo nell’ambito del progetto Funder35
Sostenuto dal progetto: Next laboratorio delle idee
*Spettacoli: ore 20.30
Spettacoli: ore 20.30 Biglietti: 18/15/12/8,50 euro


Ciao amore, ciao.
Ciao Teatro Ringhiera, sai quanto è strano sentirsi innamorati a Milano eppure, in questo posto impossibile tu ci hai detto vi amo, noi ti abbiamo detto ti amo.
E’ difficile dire addio alla propria casa. Dire addio al luogo in cui si è nate, cresciute e diventate grandi.
Ancora più difficile se, come in questo caso, si è costrette a farlo e si può solo sognare di tornare, un giorno.
Dopo quasi dieci anni passati insieme le Nina’s Drag Queens salutano il palcoscenico che le ha viste nascere con due notti di teatro, musica, piume, glitter e qualche lacrima.
Una grande festa d’amore e di resistenza.

LO SPETTACOLO
DragPennyOpera è sia un’opera buffa e, insieme, un’opera seria. Un cabaret agrodolce, dai tratti mostruosi e scintillanti. Un ritratto a colori della nostra umanità così nera.                                           È l’alba. Nel cortile di un carcere, sotto il patibolo, si danno ritrovo alcune figure.
Attendono l’esecuzione capitale del bandito Macheath. Sono le donne della sua vita. Saranno loro a dare vita a questa storia:  vedremo come siano avvenute le nozze segrete di Macheath con Polly, figlia della regina dei mendicanti Peachum; i provvedimenti che questa ha preso e gli avvenimenti che ne sono seguiti; come il delinquente sia stato arrestato a causa del  tradimento di Jenny, prostituta e sua vecchia amante; come sia stato liberato grazie a Lucy, altra amante, giovane e nervosa, e arrestato nuovamente per mano di Tigra, madre di Lucy e capo della Polizia; per giungere infine al momento dell'esecuzione, al  giudizio finale, e forse, all'happy end.
La composizione di questo spettacolo si ispira, soprattutto nei temi e nella struttura, a “The Beggar's Opera” di John Gay, commedia musicale scritta nel 1728, anzitutto come reazione ai soggetti inverosimili e alle messe in scena pompose di un certo teatro lirico dell'epoca.
John Gay miscelava la musica colta e la canzone da osteria, la presa in giro del “gran teatro”, la satira più nera, e soprattutto adattava canzoni già note al pubblico, fossero ballate o arie d'opera.
Allo stesso modo, il linguaggio teatrale delle Nina’s Drag Queens è un pastiche di citazioni, affettuose parodie, brani cantati in playback. Attingiamo al repertorio della musica contemporanea, reinventando (grazie alle composizioni originali di Diego Mingolla) alcuni riferimenti dell'immaginario pop che ci circonda.
E lo facciamo con la stessa allegra ferocia messa in campo da Gay, sotto il segno di un umorismo amaro e politicamente scorretto.
NOTE DI REGIA
Una metropoli indefinita ma inevitabilmente attuale.
Un potere assoluto, corrotto e stolido, che si intreccia all'illegalità e alla malavita.
Un mondo di miserabili dove l'unica bussola è l'interesse personale.
Peachum, Jenny, Polly, Lucy, Tigra: cinque personaggi che amano, tradiscono, rubano e  uccidono, cinque donne che si usano a vicenda. Cuori neri dalla nascita o anneriti dalla vita,  ma che pulsano vitali in uno scenario desolato. Il bandito Macheath: l'unico uomo, l'eterno  assente, che suscita in questi cuori neri sentimenti assoluti. Amato, odiato, agognato, e infine  spolpato fino all'osso.
È una storia di potere, amore, sesso e soldi. A raccontarla, cinque attori uomini travestiti da  donna. La drag queen, maschera teatrale postmoderna, clown dell'eccesso in bilico tra pop e  melò, esagerata e smaccatamente finta, è la nostra strada per indagare personaggi al limite  come questi.
Il bandito Macheath, che ripercorre la vicenda a ritroso come la voce di un vecchio film, o  piuttosto un'ombra sulla coscienza, è la presenza-assenza viscerale che anima ogni gesto di  queste strane donne, che hanno la voce di Mina e il corpo di un maschio. E queste creature,  anfibie e multiformi per loro natura, si muovono in uno spazio scenico precario, come in  bilico sul piano inclinato di una catastrofe.
La frammentazione dello spazio scenico procede  di pari passo con un testo esploso, mescolato a canzoni in playback, coreografie, continui cambi di punto di vista, continui dentro-fuori dall'azione scenica.
Il pubblico è invitato a partecipare a un gioco pericoloso: l'inevitabile e scintillante leggerezza  messa in campo dalle drag queen si declina in ironia dissacrante e comicità grottesca, nello  spericolato tentativo teatrale di realizzare l'istantanea di un mondo sull'orlo del precipizio.
Questo è DragPennyOpera: opera pop, feroce cabaret.


EVENTI SPECIALI a cura delle Nina’s
5 luglio, dalle 19 APERITIVO PIUMATO
6 luglio, dalle 23 DJ SET SPACCATACCHI

ACQUISTI ONLINE - www.atirteatroringhiera.it
NOVITA’:  stampa@casa
e salta la fila!
Da quest’anno puoi entrare direttamente in sala senza nemmeno passare dalla biglietteria, solo mostrando il codice ricevuto sul tuo smartphone o la stampa della mail di conferma.
 Nessuna maggiorazione di prevendita sul biglietto
BIGLIETTERIA
Aperta dal mercoledì al venerdì dalle 15.30 alle 19.30, negli altri giorni di spettacolo 1h30 prima dell’orario di inizio.
tel. 02.84892195 – prenotazioni@atirteatroringhiera.it 
COME RAGGIUNGERCI
MM2 Abbiategrasso / tram 3, 15 / bus 79
Facilità di parcheggio vicino al teatro


2017_02_02 Parlamentari, pensioni, vitalizi e la confusione della politica

ANTE 2011
Vitalizio allo scadere del mandato
POST 2011
Pensione parlamentare al 65esimo anno salvo benefici per riceverla massimo al 60esimo non prima.


Con le modifiche introdotte durante il governo Monti a fine 2011 i vitalizi dei parlamentari hanno lasciato spazio a una regolare pensione, così come succede per tutto i dipendenti della pubblica amministrazione. La differenza è sostanziale perché il calcolo della cifra da percepire mensilmente non è più retributivo ma contributivo (basato cioè su quanto è stato versato negli anni).

Peccato che non abbia valore retroattivo!

Secondo le regole attuali deputati e senatori ricevono la pensione da parlamentare al 65esimo anno di età e solo dopo aver completato 5 anni di mandato. Per ogni anno di mandato oltre il quinto, il requisito anagrafico è diminuito di un anno sino al minimo inderogabile di 60 anni.

Come è emerso di recente – ricostruendo i dettagli con molta difficoltà a causa delle strane omissioni dei siti istituzionali – il regolamento interno di camera e senato indica che la frazione di anno è computata come anno intero purché corrisponda ad almeno sei mesi ed un giorno. Basterà quindi raggiungere 4 anni, 6 mesi e 1 giorno di mandato per maturare la pensione da parlamentare. Attualmente ci sono 402 deputati e 193 senatori in carica che ancora non hanno maturato i giorni necessari per avere diritto alla pensione da parlamentare. In totale sono circa il 63% degli eletti, percentuale tutto sommato alta a causa dei tanti neo-parlamentari alla prima legislatura; un dato importante dovuto alle novità di liste come Movimento 5 stelle, Scelta civica e Sinistra ecologia e libertà, o al forte ricambio in partiti numerosi come il Partito democratico.

FONTE OPENPOLIS