martedì 23 febbraio 2010

La busta paga di Marchionne

La crisi economica non intacca gli stipendi d'oro dei top manager Fiat. Mentre gli operai vengono messi in cassa integrazione e Termini Imerese rischia di chiudere, Sergio Marchionne e Luca Cordero di Montezemolo incassano paghe da alcuni milioni di euro.
Anche in un anno nero per l'economia come il 2009, infatti, il compenso ricevuto dall'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, è stato di 4,78 milioni di euro, di cui 1,35 milioni a titolo di bonus. Il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo ha percepito, invece, anche in forza della carica rivestita nella Ferrari, 5,17 milioni di euro. Secondo il bilancio della Fiat, il vicepresidente John Elkann si è dovuto "accontentare" di 631 mila euro.«In due, Marchionne e Montezemolo, intascano 10 milioni di euro in un anno, ecco dove va a finire il sudore degli operai.
Marchionne incassa persino un bonus da 1,3 milioni, sarà il premio che il Lingotto gli ha riconosciuto per chiudere la fabbrica di Termini Imerese», ha spiegato il segretario della Fiom di Termini Imerese, Roberto Mastrosimone. «Un operaio metalmeccanico ha un salario di 1.200 euro, ma quando è in cassa integrazione, come purtroppo avviane ed è avvenuto spesso a Termini Imerese proprio nel corso del 2009, guadagna 700 euro».
«È disarmante apprendere che mentre decretava la morte dello stabilimento di Termini - aggiunge - Marchionne si metteva in tasca 4,8 milioni di euro».

in data:19/02/2010 Liberazione
 
Riepilogo stipendi annui:
Luca Cordero di Montezemolo    = 5,17 milioni di Euro
Sergio Marchionne                      = 4,78 milioni di Euro (di cui 1,35 milioni a titolo di bonus, dé ché ???)
John Elkann                                = 631 mila Euro
Operaio metalmeccanico           = circa 14 mila euro
 
se il contributo della Regione alle case di riposo è di 50 E/gg per l'assistenza agli anziani
se gli anziani in attesa di ricovero nella sola provincia di Pavia sono oltre 3.000
 
quanti anziani avrebbero avuto un ricovero ed assistenza per anni con queste cifre???
quanto polli mangiano al giorno questi signori??
quando creperanno che cosa si porteranno nella loro baretta?? gli dovremo costruire una adeguata Piramide per questi nuovi re Mida o Tutankamonparmè!!!!
 
 

sabato 16 gennaio 2010

2010_01_10 Le cosche, il ministro Maroni e lo Stato che non c'è

Noi diciamo che le parole del ministro Maroni, l'accusa rivolta ai migranti - perché di questo si tratta - di essere, letteralmente, causa del proprio male, sono abominevoli. Lo sono moralmente e politicamente. Il ministro degli Interni sa che il lavoro di raccolta di agrumi e ortaggi nelle campagne siciliane, calabresi, pugliesi, campane viene svolto dai lavoratori stranieri, per lo più extracomunitari; conosce le condizioni di sfruttamento, di inaudito servaggio in cui quel lavoro si svolge; sa della miserabile paga che "remunera" quella durissima fatica; ha certo adeguata nozione delle baraccopoli, delle bidonville , che ricordano le favelas più degradate del pianeta, dove si svolgono gli scampoli di vita che quelle persone riescono a sottrarre al massacrante lavoro quotidiano. Il ministro sa anche altre cose. Per esempio .... (omissis).
Il ministro dovrebbe poi sapere - ma invece ignora o, piuttosto, finge di ignorare - che la legge razzista varata per disciplinare il fenomeno migratorio impedisce, in realtà, la regolarizzazione di un migrante intenzionato a svolgere onestamente il proprio lavoro e che è stata respinta ogni strategia di emersione fondata sul riconoscimento del permesso di soggiorno a chi trovi il coraggio di denunciare il proprio sfruttatore.
Al ministro Maroni, ligio all' imprinting xenofobo della sua parte politica, non interessa che lo Stato si allei con i migranti per promuovere un percorso di integrazione e di cittadinanza condivisa. Meglio chiudere gli occhi e agire con la forza della repressione quando la sofferenza di quella povera gente supera ogni soglia di sopportabilità ed esplode, come a Rosarno, con la furia disperata di chi si sente abbandonato e comprende di non avere più nulla da perdere.
Allora, ecco comparire lo Stato. E cosa fa lo Stato? Spazza via i migranti, come rifiuti umani, li deporta, lontano dall'epicentro degli scontri.
Dove invece la caccia all'uomo di pelle nera continua.
Domani cosa sarà di loro? Dica la verità, signor Ministro, a lei non importa niente.
Per questo si permette di pronunciare irresponsabili parole, che forniscono alibi, alibi istituzionali, a continuare la mattanza. Complimenti.
Tratto da Dino Greco, Liberazione 10/01/2010

lunedì 4 gennaio 2010

Quale è la differenza tra l'INFERNO ed il PARADISO???

Un sant'uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese:
Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l'Inferno.
Dio condusse il sant'uomo verso due porte.
Ne aprì una e gli permise di guardare all'interno.
 
C'era una grandissima tavola rotonda.
Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso.
Il sant' uomo sentì l'acquolina in bocca.
Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall'aspetto livido e malato.
Avevano tutti l'aria affamata.
Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.
Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po', ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca.
Il sant'uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze.
 
Dio disse: "Hai appena visto l'Inferno".
 
Dio e l'uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l'aprì.
La scena che l'uomo vide era identica alla precedente.
C'era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire l'acquolina.
Le persone intorno alla tavola avevano anch'esse i cucchiai dai lunghi manici.
Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra di loro sorridendo.
Il sant'uomo disse a Dio: "Non capisco!"
E' semplice, rispose Dio, essi hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri!
I primi, invece, non pensano che a loro stessi...
Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura... La differenza la portiamo dentro di noi!!!
 
"Sulla terra c'è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non per soddisfare l'ingordigia di pochi. Sono le azioni che contano. I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false fintanto che non vengono trasformati in azioni.  Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo". [Mahatma Gandhi]

giovedì 24 dicembre 2009

Lettera di un malcapitato giornalista a bordo di un intercity tra Milano e Pavia

Gentile direttore, nel gran caos di questi giorni sul fronte treni, penso possa essere interessante considerare anche quanto avvenuto ieri sera (Martedì 22) lungo la linea Milano-Genova, a causa della neve e del ghiaccio che hanno paralizzato di fatto l'intera tratta ferroviaria. Faccio anch'io il giornalista e mi reco ogni giorno a Milano per lavoro, nella sede di RadioMonteCarlo, a poca distanza dalla Stazione Centrale. E come tutti i pendolari sono costretto a sopportare il malfunzionamento dei treni garantiti (o meno) da Trenitalia. E poco cambia se prendo un intercity o un regionale, il problema rimane. Ma ieri sera penso che si sia superato il limite.
 
Ho condotto l'ultima edizione delle news delle 21 (dove tra l'altro ho dato notizie del gelo con ritardi dei treni e gli incidenti lungo la A 7 Milano-Genova al confine tra Liguria e Piemonte) e mi sono augurato, uscendo dalla sede: "Speriamo che tutto fili liscio e non succeda come stamane,
quando ho trascorso due ore e mezza per raggiungere Milano da Voghera, con un treno proveniente dalla Liguria e arrivato con ben 5 ore di ritardo a destinazione".
 
Invece la legge di Murphy ha colpito ancora.
 
Sono le 21,15, salgo su un Intercity Plus delle 19, quindi già in ritardo di ben 2 ore e 15 minuti, ma è il primo disponibile. Appena lasciata Milano Centrale, dopo un chilometro, il treno si ferma e trascorriamo una decina di minuti ad attendere l'arrivo di un controllore.
Spunta all'improvviso e, in un italiano stentato, ci avvisa che abbiamo problemi al locomotore a causa del gelo ma che di lì a poco tutto si sarebbe risolto. Purtroppo non è così, perché tra Lambrate e Rogoredo le soste aumentano ma il controllore ripassa e ci "ritranquillizza": "Guardate che il problema si fa più serio, abbiamo davanti anche due treni che sono nella nostra stessa situazione e purtroppo non possiamo fare altro che attendere". Altri minuti che sembrano non trascorrere mai e lentamente ripartiamo.
Ma prima di Certosa il locomotore tira l'ultimo flebile respiro. Ripassa il controllore e, cercando di essere ironico di fronte a viaggiatori al limite tra l'esausto e l'imbufalito, avvisa: "Voglio essere sincero con voi, qui ne avremo per delle ore".
 
Apriti cielo, già sei carrozze dietro di noi sono chiuse per il freddo, ci ammassano in quelle in testa al treno (così ci riscaldiamo, su consiglio di un altro ferroviere) ma attendiamo, attendiamo, attendiamo..e il locomotore non vuole dare proprio segnali di vita.
Fino a quando il mitico controllore annuncia dal microfono: "Attendiamo un locomotore, ma arriverà da Milano Centrale.
Chi vuole può scendere e farsi venire a prendere, ma io non ho
visto niente, perché in teoria la cosa non è possibile, visto che qualcuno potrebbe farsi male".
In effetti, a pochi metri dalla stazione di Certosa, la pendenza è notevole, l'altezza dall'ultimo gradino al suolo anche e per terra ci sono ad attenderci i lastroni di ghiaccio. Il rischio è dunque di fratturarsi un piede o una gamba. Meglio non rischiare e attendere.
Ma il locomotore di riserva non arriva mai. E la temperatura nelle carrozze inizia a scendere, anche la luce si affievolisce. Mentre fuori continua a scendere pioggia gelata e noi siamo letteralmente prigionieri del treno pur essendo a pochi metri dalla stazione di Certosa.
 
Si inganna il tempo parlando delle disavventure capitate in viaggio:
"Lo sai - mi dice un vicino - che la scorsa settimana ho preso il Pendolino e tra Bologna e Firenze non si chiudevano le porte, così siamo rimasti fermi due ore?".
E ancora, un altro compagno di disavventura:
"Sì, diglielo all'amministratore delegato di Trenitalia Moretti, io ho fatto un viaggio ad alta velocità arrivando da Roma a Milano con oltre cinque ore di ritardo".
E un altro ancora:
"Pensa che io su un intercity che arrivava da Genova avevo le carrozze con neve e
gelo all'interno"..
 
Passano altri interminabili minuti, anche più di un' ora, e rispunta il controllore in veste di Superman con elmetto, pettorina gialla, una corda e una torcia, esclamando: "Sta per arrivare il locomotore, speriamo bene, io non ne ho mai agganciati da dietro".
Non sappiamo se ridere o piangere, ci fa persino compassione quest'uomo, lodevole la sua
buona volontà ma in concreto non si risolve nulla per altri trenta minuti perché ci sono problemi nell'aggancio e anche il nuovo locomotore ha ipantografi ghiacciati, dunque non riesce ad approvvigionarsi di corrente.
Intanto dietro si formano altre code di treni e davanti, a Pavia, un locale viene fermato e soppresso, con i viaggiatori costretti a trasbordare su un altro convoglio.
Cosa che capiterà anche a noi per raggiungere proprio la città che guardiamo ormai come un'oasi, poco prima dell'una, in attesa dell'allestimento di un pullman sostitutivo.
Non so cosa augurare ai malcapitati compagni di viaggio che devono arrivare a Genova e addirittura chi a Ventimiglia, chi a Livorno. Meglio forse fermarsi a pernottare in un albergo di Pavia o Voghera e ripartire in mattinata. Ma la mattinata (quella odierna) ci ha regalato altre sorprese, simili alla nottata precedente.
A quando il lieto fine?
Per il momento la favola di Natale di Trenitalia l'abbiamo scritta e siamo pronti ad inviarla anche all'amministratore Moretti, augurandogli buone feste.

Diego Bianchi
---------------------------
Agenzia CreativaMente27045 - Casteggio (PV)

martedì 22 dicembre 2009

Campagna nazionale contro il razzismo, l'indifferenza e la paura dell'Altro

In Italia milioni di nuovi cittadini stanno diventando le vittime dell'insicurezza economica e del disagio sociale. Abbiamo assistito a vere e proprie campagne di criminalizzazione contro immigrati e rom.
Lo straniero, il diverso, l'escluso è diventato troppo spesso vittima di violenza.
La paura non può che creare violenza.