venerdì 23 dicembre 2011

Continuano a tenere banco i possibili interventi sul sistema pensionistico italiano.

ARTICOLO del 2006 che dice cose molto attuali purtroppo anche oggi, ma che non saranno mai ascoltate


L'Italia rischia di ripetere la triste esperienza inglese, con il passaggio dal sistema retributivo, il quale prevedeva una pensione commisurata agli ultimi stipendi del lavoratore, al sistema contributivo, che invece calcola il monte pensione in base ai versamenti effettuati durante tutta la vita lavorativa, i cittadini italiani sono chiamati a crearsi cio' che viene definita Pensione Integrativa.

Il lavoratore deve quindi farsi onere di gestire in modo piu' o meno autonomo la creazione del proprio monte pensione.

Ancora una volta, l'approccio e' quello sbagliato: sia politicamente che sul piano piu' strettamente tecnico. Buona parte delle responsabilita' sono da addebitarsi al sindacato che continua con un atteggiamento profondamente conservatore a difesa, in primo luogo, della sua struttura.

Il sistema pensionistico italiano ha bisogno di una forte operazione-verita'.

I lavoratori che pagano i contribuiti ed i pensionati che riscuotono le prestazioni sono troppo spesso vittime di una cattiva informazione. Espressioni come "i soldi versati per i contributi pensionistici sono buttati via perche' io non prendero' mai nulla" oppure "ho pagato fior di contributi ed ho una pensione da fame" sono, solitamente, frutto di una mancata conoscenza dei numeri che sono in gioco.

La cattiva informazione produce comportamenti controproducenti sia per il singolo lavoratore (lavoro irregolare) che per il sistema complessivo (corsa al pensionamento).

La prima cosa che il governo dovrebbe fare, quindi, e' quella di fare una corretta informazione sui numeri in gioco sia a livello di singolo contribuente, sia livello di sistema complessivo. Questa "operazione-verita'", pero', non verra' mai fatta perche' dovrebbe mettere in luce anche le profonde (e diffusissime) ingiustizie del sistema.

Una fetta molto elevata degli attuali pensionati percepisce una pensione troppo alta rispetto ai contributi versati.

Questa semplice verita' non viene mai detta dai sindacati.

Il problema non riguarda solo casi vergognosi, come il "vitalizio" dei deputati, ma e' generale e diffuso.

La riforma del sistema pensionistico dovrebbe basarsi su tre cardini:

 

1 - Liberta'

Ciascuno deve avere il diritto di andare in pensione quando vuole ricevendo una pensione matematicamente collegata ai contributi pensionistici versati (in base a calcoli attuariali che includano i fattori anagrafici e demografici) a patto che la pensione risultante sia superiore all'assegno sociale.


 

2 - Semplicita'

La normativa previdenziale, come quella fiscale, e' un dedalo infinito di norme volutamente complesse nel quale il semplice lavoratore non puo' districarsi se non con l'aiuto di un sindacato o di un professionista.

Basandosi sul principio di liberta' e' possibile (e necessario) sfoltire la normativa attuale e permettere a ciascun lavoratore di conoscere i propri diritti pensionistici senza affidarsi alla mamma-sindacato.

 

3 - Giustizia

E' indispensabile scindere le prestazioni assistenziali da quelle previdenziali effettive coperte dai contributi.

Le  prestazioni assistenziali devono essere garantite con la fiscalita' generale e non con i contribuiti previdenziali.

E' necessario sfatare il mito dell'intoccabilita' dei diritti acquisiti.

Se tali diritti sono profondamente ingiusti, in primo luogo devono essere pagati con la fiscalita' generale e non devono gravare il sistema pensionistico pubblico.

Di anno in anno, si verifichi poi in finanziaria se ci sono i soldi necessari per far fronte a queste uscite o se non sia piu' giusto destinare parte di tali risorse alle prestazioni assistenziali.

Siamo convinti che se la riforma del sistema previdenziale pubblico venisse affrontata con questi criteri:

verita', liberta', semplicita' e giustizia,

cosi' come sopra sintetizzati, non solo l'equilibrio finanziario del sistema potrebbe essere agevolmente raggiunto in tempi rapidi, ma tutto questo potrebbe essere fatto con il consenso, non certo dei sindacati, ma dei lavoratori. 

mercoledì 23 novembre 2011

Le maraviglie del cervello

Destro o Sinistro? Due stili di pensiero a confronto

La ricerca neurofisiologica ha dimostrato che i due emisferi celebrali (il destro e il sinistro) non sono uguali e sono in grado di trattare e processare le informazioni in maniera differente. Partendo da questo presupposto, in particolare da studi su attivazione emisferica e stile di pensiero, si può presumere che - in un individuo - alla dominanza di un emisfero rispetto all’altro, possa corrispondere una modalità di pensiero specifica.

L’emisfero sinistro sembrerebbe specializzato nelle capacità deduttive e matematiche generando un tipo di pensiero logico (o sinistro); l’emisfero destro sembrerebbe specializzato in attività associative e geometriche, dando vita ad un tipo di pensiero analogico (o destro).

Gli individui sembrerebbero esprimere una dominanza emisferica, cosa che influenzerebbe in modo significativo il loro modo privilegiato di apprendere. La formazione dovrebbe sempre avere in considerazione questa differenza e promuovere un approccio integrato (negli individui) tra stile destro e stile sinistro.

martedì 22 novembre 2011

Siamo tutti cannibali. Chi si è mangiato i salumi fatti con quei maiali??

«Quattro omicidi in due anni. Uno che ha sgarrato è stato dato in pasto ai maiali»
La 'Ndrangheta aveva il suo mattatoio, un campo dove poteva liberarsi facilmente dei cadaveri scomodi, dove sacchi di cemento o branchi di maiali potevano far sparire in poco tempo i loro resti. Qui sono finiti anche due personaggi «brianzoli», che alla 'ndrangheta erano legati a doppio filo ma che dalla 'ndrangheta erano stati anche eliminati, per ragioni ancora al vaglio degli inquirenti ma almeno in parte immaginabili. Perché quando si parla di 'ndrangheta, tutto spesso comincia e finisce con un delitto.


Mafia in Lombardia: 110 condanne ai boss della 'ndrangheta.
Le procure di Milano e Reggio Calabria avevano richiesto l'arresto di 304 persone. Le indagini hanno disvelato le infiltrazioni della mafia calabrese sul territorio lombardo, anche in ambito imprenditoriale e politico.
Il processo, nato dall'operazione "Infinito", sancisce l'espansione della criminalità organizzata al Nord. E dimostra che esiste una Cupola anche in Calabria.
politici imputati nel maxi-processo: l'ex sindaco di Borgarello (Pavia), xxxxxxxxxxx, condannato a 1 anno e 4 mesi per turbativa di asta. L'ex primo cittadino, assieme a un imprenditore e a un commercialista, avrebbe consentito a Cxxx Cxxxx di acquistare terreni per una speculazione edilizia. L'ex direttore sanitario della Asl di Pavia è tra i 39 imputati che verranno processati per gli stessi fatti, con rito ordinario.

La Mafia in Lombardia non esiste
".. mi sento offeso e indignato dalle parole infamanti di Roberto Saviano, animate da un evidente pregiudizio ...". 
"Sono stupito e allarmato dalle parole del ministro xxxxxxxx - ha replicato Saviano in una nota - Non capisco di quali infamie parli. Temo che abbia visto un'altra trasmissione. Lo invito a rivederla e riascoltarla: io ho parlato solo di fatti, frutto di un'inchiesta giudiziaria dell'Antimafia di Milano e Reggio Calabria sul nuovo assetto della 'ndrangheta e sulla sua presenza culturale, politica ed economica in Lombardia. Fatti che dovrebbero preoccupare il ministro dell'Interno invece di spingerlo ad accusare chi li denuncia".
"Un ministro dell'Interno non può permettersi di legittimare, con le sue parole, il clima di omertà sugli affari delle mafie al Nord e sulle collusioni tra criminalità e politica".
"Il ministro dell'Interno xxxxxx rischia di accodarsi a quella lunga lista di persone che dicevano che la mafia non esiste mentre le organizzazioni criminali uccidevano ed investivano fior di miliardi al Nord e a Milano"

venerdì 18 novembre 2011

Ma quando si sta male è meglio il POLMONE d'ACCIAIO o la RESPIRAZIONE BOCCA a BOCCA

RESPIRAZIONE BOCCA a BOCCA


POLMONE d'ACCIAIO

Giorno fatal è questo ... 2011_11_08

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo ha detto al Quirinale: 
"Prima la legge di stabilità e poi mi dimetto". 
Queste sono state le parole pronunciate dal premier al capo dello Stato Giorgio Napolitano dopo un colloquio durato circa un'ora per riferire del voto alla Camera sul rendiconto dello Stato sul quale il governo ha perduto la maggioranza. 
Berlusconi era salito al Colle con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. In una riunione con i ministri prima di recarsi al Quirinale il premier aveva detto: "Prendo atto che non ho più la maggioranza. 
Io vedo solo la possibilità di nuove elezioni, ma deciderà il capo dello Stato". E poi ha aggiunto: "L'importante è preoccuparci di ciò che sta accadendo sui mercati finanziari che non credono che l'Italia possa approvare le misure richieste dall'Ue". Ora la road map della crisi dell'esecutivo passa da Palazzo Madama che dovrebbe approvare in prima lettura il patto di stabilità il prossimo venerdì 18 novembre.... 
(se non scompare il resto potete leggerlo qui http://www.4minuti.it/TnewsI16523Marticolo.htm)