martedì 24 ottobre 2017

2017_10_24 Se costruiamo un pollaio per ogni gallina ... finiremo spennati?

Se costruiamo un pollaio diverso per ogni qualità di galline... costruiremo tanti recinti, tanti pollai, ma poi ci accorgeremo che ogni gallina è diversa dalle altre, e quindi faremo un pollaio per ogni gallina”. 

È un’immagine che usava spesso l’amico don Renzo Scapolo, morto qualche mese fa a Como, fondatore di Sprofondo e molto legato a Sarajevo, dove ha vissuto per diverso tempo durante la guerra. 
Credo sia un commento che ben si addice anche al referendum della scorsa domenica in Veneto e Lombardia. 
Non aggiungo commenti miei. 
Ma vi invito a leggere quanto uscirà su Mosaico di pace del mese di Novembre, a firma di Sergio Paronetto, di Verona, Presidente del Centro Studi di Pax Christi. “Un localismo nevrotico, divisivo, escludente. 
La consultazione referendaria del 22 ottobre... era inutile, dannosa, strumentale, propagandistica, centralistica, demagogica... Su iniziative simili prossime alla logica dei populismi tribali o delle patrie carnali, sul danno sociopolitico e sull’effetto boomerang di alcune esperienze, è bene risvegliare un'attiva vigilanza. Spesso le ossessioni identitarie cominciano col sorriso e finiscono con la ferocia delle armi o con un'ulteriore dipendenza”.

Concludo riportando due commenti che mi sono arrivati ieri via sms da persone amiche.

Il primo: “Ognuno per sé e degli altri chissenefrega. Ma non serve neanche discuterne. Anche quelli di 20 anni la pensano allo stesso modo. Medioevo.

E l’altro: “A differenza delle bestie abbiamo bisogno di recinti per vivere, incapaci di godere della libertà che il creato offre a ogni creatura vivente”.

d. Renato Sacco, Coordinatore nazionale di Pax Christi

lunedì 16 ottobre 2017

2017_10_14 Quando i ricordi svaniscono, convegno Alzheimer a Vigevano

Qualcuno forse avrà visto il film STILL ALICE, un film nel quale la protagonista che era medico e sapeva benissimo come si sarebbe sviluppata la malattia dell'Alzheimer pur di non soffrire nel momento dello sviluppo di questa patologia di un degrado assoluto della sua condizione di vita si prepara anche una scappatoia estrema quella di potersi suicidare qualora si rendesse conto delle condizioni in cui era ridotta Registra un video nel quale viene auto spiega come prendere le pastiglie mortali Ma quando sarà il momento nemmeno questa azione sarà più possibile eseguirla.
Al Centro Sociale Anziani di Via Sacchetti a Vigevano si è tenuto, sabato 14 ottobre 2017 ore 10:30-12:30 un convegno sul tema.
L'Alzheimer è la famiglia il mondo della demenza visto e raccontato dai familiari l'incontro si è svolto partendo dalla presentazione di un libro di Manuela Donghi intitolato visto con i tuoi occhi nel qual è la scrittrice racconta di un dramma personale vissuto con la malattia della madre successivamente ci sono stati alcuni interventi tecnici coordinati dal dottor Anton Maria mussini direttore sanitario della RSA de Rodolfi che hanno toccato termini più tecnici Peccato che il tempo più importante sia stato dedicato in parte alla pubblicità del libro con tanto di video pubblicato e in parte con gli interventi elettorali un rappresentante della Lega che è venuto a parlare del referendum per l'autonomia Lombarda anziché di politiche sanitarie.
Punto di riferimento per chi è coinvolto come paziente o familiare di paziente si segnala il Centro Neuropsicologico del Polo Geriatrico (dr.ssa Simona Mennuni) in collaborazione con Università di Pavia (Dr. Nicola Allegri) e la fondazione Mondino di Pavia oltre all'Associazione Famiglia Alzheimer.
Punto di riferimento per informazioni e contatti l'Aziende Servizi al sito www.asmv.it

Malattia di Alzheimer

Il sintomo precoce più frequente è la difficoltà nel ricordare eventi recenti. Con l'avanzare dell'età possiamo avere sintomi come: afasia, disorientamento, cambiamenti repentini di umore, depressione, incapacità di prendersi cura di sé, problemi nel comportamento. Ciò porta il soggetto inevitabilmente a isolarsi nei confronti della società e della famiglia. A poco a poco, le capacità mentali basilari vengono perse. Anche se la velocità di progressione può variare, l'aspettativa media di vita dopo la diagnosi è dai tre ai nove anni.

“È davvero tutto quello che posso fare, vivere il momento”, afferma un’intensa Julianne Moore da Oscar, che interpreta una donna che si ritrova a combattere contro una forma precoce di Alzheimer: l’adattamento cinematografico del 2014 del romanzo Perdersi della neuroscienziata Lisa Genova si intitola Still Alice.




domenica 8 ottobre 2017

2017_10_08 Echi di PNR (Paganini, non, ripete?)

#Nel Mondo Quanta Violenza c'è?


Anche YourAccademy crede in PNR. Un ringraziamento particolare a Fabio Scognamiglio e al suo team per il sostegno a quella che sta diventando una nuova iniziativa editoriale. Con il PNR39 dedicato alla Violenzavs. Regole, anche noi vogliamo contribuire allo splendido lavoro del CNAC - Centro Nazionale Anti Cyberbullismo - ospitandone un intervento. 

Quanta violenza c'è nel mondo attuale? La violenza intorno a noi è aumentata. O forse è una percezione errata. I numeri sono quelli di sempre, nella media. Piuttosto cambiano le situazioni. La nostra impressione è amplificata dai media, nella loro disperata ricerca di un’audience che ne giustifichi l’esistenza, e in molti casi, il narcisismo patetico dei suoi autori. E’ tuttavia indubbio che il rifiuto della violenza nel convivere ha finito per divaricarsi parecchio: 

- Da una parte il rifiuto della violenza in nome dell’utopia e del bene assoluto, dal consenso tra tutti, dal comune riconoscersi in una verità trascendente a titolo religioso od ideologico, 

- Dall’altra il rifiuto della violenza (privo di utopia) che della violenza contesta la legittimità costruendo un meccanismo duttile che la circoscriva e ne inibisca l'uso nelle dure relazioni della vita tra una miriade di esseri umani diversi e di materiali con tantissime caratteristiche. 

PNR ovviamente sceglie questa seconda strada ma il clima mediatico continua a percorrere la prima.

Ciò non  impedisce a PNR di avvertire che sotto il profilo emotivo i fatti quotidiani ci sono. Las Vegas, Barcellona, gli omicidi, gli stupri ignobili su donne e bambini, la rabbia contro il diverso, il senso fastidioso di scarsa sicurezza, e così via. Però è un grave errore cedere all’emotività e distorcere la realtà pensando che la violenza siamo noi, le istituzioni che abbiamo costruito per proteggere la nostra convivenza, la burocrazia, il fisco, la scuola con le sue interrogazioni e quelle lezioni frontali in cui riversa nozioni sui bambini , le stesse regole del vivere comune.

Il modello dello zoon politikon rinascimentale, cioè dell’uomo (non ancora cittadino) votato alla polis e alla società non trova riscontro nella realtà delle cose. Homo Homini Lupus è la più pragmatica comprensione della realtà. Per Hobbesla competizione per la sopravvivenza è causa di violenza. Dunque non va cercata la colpa della violenza che èsemplicemente un dato di fatto della realtà. E’ il Leviatano, cioè lo Stato, inteso per la prima volta nella storia come comunità di cittadini, che si da la regola di essere il solo a poter esercitare la violenzaE come lo fa? Attraverso le leggi e la penaChe all’opposto di quello che sostiene chi si oppone alla violenza in nome dell’utopia, non manifestano violenza ma regole da rispettare per costruire di continuo un sistema che circoscriva la violenza togliendole arbitrarietà. Lo Stato, in quanto Sovrano, ha questa facoltà. 


Per Benjamin, “solo lo Stato ha un suo diritto all'uso della violenza”. Ogni ordinamento giuridico si fonda sul rapporto più elementare tra fini e mezzi. Nel tempo i fini si allontanano sempre più dalla violenza e lo stesso fanno i mezzi, i quali però tendono a ricordare che la vita sociale non è mai un bene e richiede almeno il rispetto delle regole scelte, una sorta di proiezione della durezza dei vincoli naturali. Sembra un assunto semplice che facilita qualsiasi analisi critica. La questione dunque  si sposta sui fini, giusti o sbagliati.

Ma rispetto all’epoca di Hobbes, il vorticoso confliggere tra le idee e le iniziative dei cittadini ha mostrato che la scelta dei fini non è un mero problema morale né è bene riconoscerla direttamente allo Stato. Occorre riservarla alle scelte che i cittadini fanno votando, che sono sempre provvisorie e revocabili in base ai risultati, e che l’esperienza ha mostrato essere molto efficaci per migliorare le condizioni del convivere. Scegliere i fini attraverso il darsi regole di convivenza, ha sfoltito enormemente il livello, l’estensione e l’arbitrarietà dell’uso della violenza nell’ambito di una società civileMa anche così non dobbiamo cancellare la memoria della durezza dei rapporti di fondo del vivere. Che richiedono appunto conoscere di più, lavorare tanto e non consumare irresponsabilmente ciò che abbiamo ottenuto con il lavoro, adeguare le regole per normare la composizione del disaccordo.

Il 2 Ottobre abbiamo celebrato Gandhi che della non violenza fece una forma di disobbedienza. Eppure anche la non violenza di Gandhi fuori del contesto resta anch’essa di fatto, una violenza. Il punto è quello di valorizzare il disaccordo, il conflitto democratico tra i diversi punti di vista.

Questo PNR39 che abbiamo voluto dedicare alla violenza raccoglie le rapide ma profonde riflessioni di G. Brenelli, R. Morelli, C. Bistolfi, S. Ferrara, B. FianiPocah, R. Ruggiero, M. Serra, P. Tatafiore, L. Vaccarella.

sabato 23 settembre 2017

2017_09_05 Gli scemi del Mediterraneo

Gli scemi del Mediterraneo  
“Non siamo gli scemi del Mediterraneo, dobbiamo difendere i nostri interessi in Egitto e anche in Libia, investimnenti italiani compresi”. 
Questi in sintesi i concetti espressi da Alfano, Cicchitto, Casini durante l’audizione dello scorso 4 settembre, davanti alle Commissioni Esteri di Camera e Senato sul ritorno del nostro Ambasciatore in Egitto, dopo l’uccisione di Giulio Regeni.
Mica siamo scemi, dobbiamo pensare ai nostri interessi. E quindi all’Egitto coninuiamo a vendere armi, e con la Libia facciamo accordi anche se sappiamo di fosse comuni con migranti torturati e uccisi, come scrive Nello Scavo sull’Avvenire di oggi.
Ma noi mica siamo gli scemi del Mediterraneo.
E a Regeni, che non era in Egitto per studiare !! (come sostiene il deputato Pini) possiamo dedicare una scuola, dice il ministro Alfano.
Mica sono scemo, potrà allora dire tranquillamente il figlio ai genitori che gli fanno le raccomandazioni, adesso che inizia la scuola: io penso ai fatti miei.
Mica sono scemo, risponderanno gli alunni agli insegnanti che a scuola cercheranno di educare alla Costituzione, ad alcuni valori fondamentali della vita.
E così potremmo andare avanti: 
mica sono scemo a pagare le tasse;  
mica sono scemo a fare la pace, possono dire Trump, Putin, Assad, o il Coreano Kim Jong-un. E
 così la politica, invece di trasmetterci i grandi ideali su cui fondare la convivenza umana, ci trasmette la logica del mica sono scemo.  

Dove ci porta questa strada?

Domenica scorsa abbiamo pregato per Giulio Regeni, a 19 mesi dalla sua morte, e per lui continuiamo a chiedere verità; non vorremmo aver scoperto un'altra tragica verità su cui si poggia certa politica, quella del mica sono scemo.
No. 
Non ci rassegniamo a questa logica. A costo di passare per scemi.

d. Renato Sacco, coordinatore Nazionale di Pax Christi
L’opinione di... Renato Sacco  – Mosaico di Pace, 5 settembre 2017

2017_09_23 No a san Giovanni XXIII Papa come patrono esercito italiano

Siamo infatti convinti che la vita e le opere del Santo papa non possano essere associate alle forze armate.
Come può proprio lui, il Papa della Pacem in Terris, il Papa del Concilio Vaticano II e delle genti, l’uomo del dialogo…
proteggere un corpo armato che, per sua natura, imbraccia mezzi di morte e distruzione?    ….
In un mondo segnato da una “terza guerra mondiale a pezzi”, da un aumento vertiginoso delle spese militari, da nuovi muri che si innalzano tra popoli e frontiere, la nostra Chiesa non ha bisogno di santi che proteggano gli eserciti quanto piuttosto di valorizzare il senso e l’amore per la pace, quella disarmata, fondata sulla verità, sulla giustizia, sulla libertà, sull’amore, come ci ricorda la Pacem in Terris, i cui insegnamenti risultano di una profetica attualità. Non si può negare come troppo spesso la parola pace sia usata per mascherare operazioni di guerra.  ...
Per queste ragioni, ci associamo ad una vasta parte del mondo cattolico nel chiedervi di rivedere la decisione di proclamare Papa Giovanni XXIII patrono dell’Esercito italiano.  Vorremmo, piuttosto, vedere la figura e l’esempio di papa Roncalli proposti a protezione di quanti, credenti e non, si adoperano per un’umanità libera da eserciti (Caschi Bianchi, Corpi Civili di Pace, operatori umanitari...) e sono impegnati con lo strumento della nonviolenza attiva nel disinnescare e risolvere i conflitti. La proclamazione di san Giovanni XXIII patrono della nonviolenza attiva sarebbe una scelta profetica per quanti si adoperano concretamente per la pace in un mondo minacciato da guerre e dalla corsa al riarmo.

*** LETTERA  APERTA  al Card. Robert Sarah e al Card. Gualtiero Bassetti PER IL TESTO COMPLETO con le prime adesioni vedi il sito >>>>    http://www.paxchristi.it/?p=13273
con l'adesione di alcuni Vescovi e rappresentanti di Movimenti, gruppi, associazioni, ecc….
in merito  alla dichiarazione di San Giovanni XXIII, papa, quale “Patrono presso Dio dell’Esercito Italiano”.

San Giovanni XXIII patrono dell’Esercito Italiano?
Intervento del Presidente di Pax Christi Italia, Mons. Giovanni Ricchiuti
http://www.paxchristi.it/?p=13187

Ci è giunta notizia che San Giovanni XXIII sarà quanto prima proclamato Patrono dell'Esercito Italiano, avendone fatto parte al tempo della Prima Guerra Mondiale.
Come Presidente della sezione italiana di Pax Christi, Movimento Cattolico Internazionale per la Pace, mi sembra irrispettoso coinvolgere come Patrono delle Forze Armate colui che, da Papa, denunciò ogni guerra con l'Enciclica ‘Pacem in terris’ e diede avvio al Concilio che, nella Costituzione ‘Gaudium et spes’, condanna ogni guerra totale, come di fatto sono tutte le guerre di oggi.
Se questa notizia fosse vera, sollecitato da tutto il Movimento Pax Christi e anche da altre persone sensibili al tema della pace, ritengo assurdo il coinvolgimento di Giovanni XXIII, anche perchè l’Esercito di oggi, formato da militari professionisti e non più di leva, è molto diverso da quello della prima Guerra mondiale che, non lo possiamo dimenticare, fu definita da Benedetto XV ‘inutile strage’.  E’ molto cambiato anche il modello di Difesa, con costi altissimi (23 miliardi di euro per il 2017) e teso a difendere gli interessi vitali ovunque minacciati o compromessi.
Pensare a Giovanni XXIII come Patrono dell’Esercito lo ritengo anticonciliare anche alla luce della forte ed inequivocabile affermazione contenuta nella Pacem in Terris, “con i mezzi di distruzione oggi in uso e con le possibilità di incontro e di dialogo, ritenere che la guerra possa portare alla giustizia e alla pace è fuori dalla ragione – alienum a ratione”.
E’ ‘roba da matti’, per usare un’affermazione di don Tonino Bello, anch’egli Presidente di Pax Christi fino al 1993.
Papa Giovanni XXIII è nel cuore di tutte le persone come il Papa Buono, il papa della Pace, e non degli eserciti.
Sono certo che questo sentire non sia solo di Pax Christi, ma di tante donne e uomini di buona volontà, a cui chiediamo di unirsi con ogni mezzo a questa dichiarazione per esprimere il proprio rammarico per una decisione che non rappresenta il "sensus fidei" di tanti credenti che hanno conosciuto Giovanni XXIII o che ne apprezzano la memoria di quella ventata profetica che ha indicato alla Chiesa nuovi sentieri di giustizia e di pace.