lunedì 16 novembre 2015

2015_11_13 PREGHIERA, SILENZIO, PAROLE POCHE e NIENTE ARMI













10 mesi dopo l'attentato a Charlie Hebdo

Più di 120 morti e moltissimi feriti, di cui un centinaio gravissimi, sono il frutto dei nuovi attacchi che hanno sconvolto Parigi a 10 mesi dall'attentato a Charlie Hebdo. 
E che sconvolgono anche noi.
La commozione, il silenzio e la solidarietà alle vittime, alle loro famiglie e a tutto il popolo francese, sono la prima forte emozione che ci ha accomunato a tanti.
Ma, oltre al dovere del silenzio – cos'altro di fronte ad un dolore così grande? - sentiamo la necessità di pronunciare alcune prime parole (altre probabilmente ne arriveranno dopo che avremo più notizie, e sapremo le decisioni dei nostri governanti).
Sono le parole di Papa Francesco, che con voce spezzata ha affermato che nessuna religione, ma neppure alcunchè che possa definirsi umano, può avere qualche attinenza con quanto successo a Parigi. 
“Usare il nome di Dio per uccidere è una bestemmia”.
Sono anche le nostre parole di sempre, quelle di un Movimento che riconosce nell'essenza del messaggio evangelico liberazione e pace.

Alla violenza occorre reagire in modo determinato e responsabile senza alimentare ulteriori violenze, isolando gli aggressori. 

E’ indispensabile - e come Pax Christi lo abbiamo ripetuto troppe volte – dire basta alla vendita di armi e non fare accordi economici con chi è direttamente coinvolto in questi progetti di morte. 
Recentemente abbiamo denunciato la vendita di armi italiane all’Arabia Saudita! 
Basta, Basta con le armi!!
Costruiamo  una politica di pace con mezzi di pace, la prevenzione nelle nostre città e tra i nostri giovani, il dialogo tra le religioni, una civiltà del diritto. Non vogliamo rassegnarci a logiche di guerra, 
"non dobbiamo disperare della pace se si costruisce la giustizia" (card. André Vingt-Trois, arcivescovo di Parigi).
Firenze, 15 novembre 2015 Pax Christi Italia

martedì 3 novembre 2015

4 novembre (2015): Vittoriosa conclusione ?

4 novembre: Vittoriosa conclusione ?
“La ricorrenza del 4 novembre è legata alle commemorazioni istituzionali che evocano la vittoriosa conclusione della 1ª Guerra Mondiale, 4 novembre 1918.”  E’ quanto si legge sul sito del Ministero della Difesa!  Ma come si fa a parlare ancora di vittoria?
Oltre 650.000 i morti solo tra i militari italiani. Complessivamente la prima Guerra Mondiale ha causato circa 26 milioni di morti tra militari e civili.
Non c’è nulla da festeggiare, se non la fine di “un’inutile strage” (Benedetto XV, 1917).
C’è un sito che merita di essere consultato soprattutto in questi giorni, aiuta a capire cosa è stata davvero la prima guerra mondiale: www.inutilestrage.it.
Ma le guerre continuano. Francesco a Redipuglia lo scorso anno disse : Anche oggi le vittime sono tante… Come è possibile questo? E’ possibile perché anche oggi dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante! E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: ‘A me che importa?’.”
E il mercato delle armi è fiorente. In questi giorni abbiamo visto partire dall’aereoporto di Cagliari una grande quantità di bombe e munizioni con destinazione Arabia Saudita! Come Pax Christi ci uniamo all’appello di Rete Disarmo e altri per chiedere di sospendere l’invio di bombe e armamenti a tutti i paesi militarmente impegnati nel conflitto in Yemen”.   (www.disarmo.org/rete/a/42271.html).
Si sta concludento in questi giorni l’esercitazione della NATO “Trident Juncture 2015” , la più grande esercitazione della storia moderna della Nato.  
No, non abbiamo imparato molto. C’è chi ancora oggi fomenta una cultura di guerra, magari anche nei discorsi ufficiali della celebrazione del 4 Novembre: invece di parlare di morti si parla di eroi, invece di condannare la guerra, si celebra l’orgoglio nazionale magari invocando anche la benedizione di Dio che “renda forte le nostre armi”.  Pax Christi ha preparato una preghiera… un po’ diversa,  ispirata ai testi di Papa Francesco: www.paxchristi.it/?p=11070.
Poi c’è chi chiede scusa, come Bush e Blair sulla guerra in Iraq: ‘scusate, abbiamo sbagliato’. E tutto finisce lì.
Ce n’è di strada da fare. Ma ci mettiamo in cammino con convinzione, con le tante persone che credono che “Un'altra difesa è possibile” , la Campagna che ha depositato in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per l'istituzione e il finanziamento del Dipartimento per la difesa civile.
C’è bisogno di lavorare per una cultura di pace, e proprio il numero di novembre di Mosaico di Pace (rivista promossa da Pax Christi e fondata da don Tonino) dedica editoriale e dossier alla guerra e ai conflitti dimenticati. (www.mosaicodipace.it)
E poi c’è l’appuntamento il 31 dicembre 2015 a Molfetta per la marcia per la pace !
Ci proviamo anche a continuare il cammino di confronto con i Cappellani Militari: appuntamento il 7 Novembre alla Casa per la Pace di Firenze. (www.paxchristi.it/?p=11036)
E’ un 4 novembre che ci deve trovare vigilanti. Attenti a non cadere nella trappola della retorica, e degli affari, che sempre accompagnano ogni guerra!
E’ un 4 novembre di lutto, nel ricordo di tutte le vittime. Altro che ricordare una vittoria! 
Ci aiutano le parole di Pier Paolo Pasolini, che parlava della necessità di “educare le nuove generazioni al valore della sconfitta. Alla sua gestione. All’umanità che ne scaturisce. A costruire un’identità capace di avvertire una comunanza di destino, dove si può fallire e ricominciare senza che il valore e la dignità ne siano intaccati”.
4 novembre 2015
d. Renato Sacco,  coordinatore nazionale di Pax Christi

La guerra, una follia da abolire

La guerra, una follia da abolire

Dio della pace, facci comprendere la follia della guerra!
Dio della croce, lenisci le ferite della guerra!
Dio fratello di ogni uomo, fa che ci prendiamo cura gli uni degli altri!
Dio della vita, donaci il coraggio di abolire la guerra!
Dio della pace, ferma i pianificatori del terrore e gli imprenditori delle armi!
Dio degli uomini, fa che non ci stanchiamo di ricordare che «ciascuno è immensamente sacro»!
Francesco

Mentre tu, o Dio, porti avanti la tua creazione, e noi uomini siamo chiamati a collaborare alla tua opera, la guerra distrugge. Distrugge anche ciò che tu hai creato di più bello: l’essere umano. La guerra stravolge tutto, anche il legame tra i fratelli. La guerra è folle, il suo piano di sviluppo è la distruzione: volersi sviluppare mediante la distruzione.
Dio della pace, facci comprendere la follia della guerra!
Purtroppo si va intensificando oggi la violenza e si moltiplicano i teatri di guerra in diverse aree del mondo, l’Africa, l’Europa ed il Medio Oriente. Stiamo vivendo una “terza guerra mondiale a pezzi”. La guerra sfigura i legami tra fratelli, tra nazioni; sfigura anche coloro che sono testimoni di tali atrocità. La guerra lascia sempre un segno indelebile.
Dio della croce, lenisci le ferite della guerra!
La cupidigia, l’intolleranza, l’ambizione al potere, sono i motivi che spingono avanti la decisione bellica, e sono spesso giustificati da un’ideologia; ma prima c’è la passione, c’è l’impulso distorto. L’ideologia è una giustificazione, e quando non c’è un’ideologia, c’è la risposta di Caino: “A me che importa?”. «Sono forse io il custode di mio fratello?» (Gen 4,9). La guerra non guarda in faccia a nessuno: vecchi, bambini, mamme, papà… “A me che importa?”.
Dio fratello di ogni uomo, fa che ci prendiamo cura gli uni degli altri!
La guerra è in sé stessa disumanizzante e come cristiani, restiamo profondamente convinti che lo scopo ultimo, il più degno della persona e della comunità umana, è l’abolizione della guerra.
Dio della vita, donaci il coraggio di abolire la guerra!
Dietro le quinte ci sono interessi, piani geopolitici, avidità di denaro e di potere, c’è l’industria delle armi, che sembra essere tanto importante! E questi pianificatori del terrore, questi organizzatori dello scontro, come pure gli imprenditori delle armi, hanno scritto nel cuore: “A me che importa?”. Questi affaristi della guerra forse guadagnano tanto, ma il loro cuore corrotto ha perso la capacità di piangere.
Dio della pace, ferma i pianificatori del terrore e gli imprenditori delle armi!
Dobbiamo sempre impegnarci a costruire ponti che uniscono e non muri che separano. Dobbiamo sempre aiutare a cercare uno spiraglio, mai cedere alla tentazione di considerare l’altro come un nemico da distruggere, ma piuttosto come una persona, dotata di intrinseca dignità, creata da Dio a sua immagine.
Dio degli uomini, fa che non ci stanchiamo di ricordare che «ciascuno è immensamente sacro»!
Francesco


Preghiera tratta da due discorsi di papa Francesco:
Redipuglia, 13.9.14; Roma, 26.10.15

domenica 4 ottobre 2015

La confessione del monsignore «Sono gay e ho un compagno»

Il teologo Krzysztof Charamsa: «Voglio scuotere questa mia Chiesa. So che ne pagherò le conseguenze: l'amore omosessuale è un amore familiare, aprano gli occhi


«Voglio che la Chiesa e la mia comunità sappiano chi sono: un sacerdote omosessuale, felice e orgoglioso della propria identità
Sono pronto a pagarne le conseguenze, ma è il momento che la Chiesa apra gli occhi di fronte ai gay credenti e capisca che la soluzione che propone loro, l'astinenza totale dalla vita d'amore, è disumana». 
Monsignor Krzysztof Charamsa, 43 anni, polacco da 17 anni residente a Roma, lo dice con un sorriso serio e pacato.
Non è un sacerdote qualunque: ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede dal 2003, è segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale vaticana e insegna teologia alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Regina Apostolorum a Roma.
Mai prima d'ora un religioso con un ruolo attivo in Vaticano aveva fatto una dichiarazione del genere. Oggi monsignor Charamsa sarà a Roma alla prima assemblea internazionale dei cattolici LGBT organizzata dal Global Network of Rainbow Catholics alla vigilia del Sinodo sulla famiglia, per sostenere il dialogo sui gay cattolici.

Perché ha deciso di fare coming out? 
«Arriva un giorno che qualcosa si rompe dentro di te, non ne puoi più. Da solo mi sarei perso nell'incubo della mia omosessualità negata, ma Dio non ci lascia mai soli. E credo che mi abbia portato a fare ora questa scelta esistenziale così forte - forte per le sue conseguenze, ma dovrebbe essere la più semplice per ogni omosessuale, la premessa per vivere coerentemente - perché siamo già in ritardo e non è possibile aspettare altri cinquant'anni. Dunque dico alla Chiesa chi sono. Lo faccio per me, per la mia comunità, per la Chiesa. È anche mio dovere nei confronti della comunità delle minoranze sessuali». 

Cosa pensa di ottenere? 
«Mi pare che nella Chiesa non conosciamo l'omosessualità perché non conosciamo gli omosessuali. Li abbiamo da tutte le parti, ma non li abbiamo mai guardati negli occhi, perché di rado essi dicono chi sono. Vorrei con la mia storia scuotere un po' la coscienza di questa mia Chiesa. Al Santo Padre rivelerò personalmente la mia identità con una lettera. E comunicherò chi sono alle università romane dove insegno: con mio grande dolore è probabile che non potrò più lavorare nella scuola cattolica».

Lo fa alla vigilia del Sinodo sulla famiglia, che inizia domani in Vaticano. 
«Sì, vorrei dire al Sinodo che l'amore omosessuale è un amore familiare, che ha bisogno della famiglia. Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e familiarità. Ogni persona ha diritto all'amore e quell'amore deve esser protetto dalla società, dalle leggi. Ma soprattutto deve essere curato dalla Chiesa. Il Cristianesimo è la religione dell'amore: è ciò che caratterizza il Gesù che noi portiamo al mondo. Una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura e questo bene del nostro amore lo offriamo agli altri, perché è un fatto pubblico, non privato, e non è una ricerca esasperata del piacere». 

Questa però non è la concezione della Chiesa. 
«No, non sono posizioni dell'attuale dottrina della Chiesa, ma sono presenti nella ricerca teologica. In quella cristiana in modo ponderoso, ma abbiamo anche ottimi teologi cattolici che su questi aspetti producono contributi importanti». 

Il Catechismo cattolico sulla base della lettura biblica definisce l'omosessualità come una tendenza «intrinsecamente disordinata».
«La Bibbia non parla mai di omosessualità. Parla invece degli atti che io definirei "omogenitali". Possono essere compiuti anche da persone eterosessuali, come succede in molte prigioni. In questo senso potrebbero essere un momento di infedeltà alla propria natura e quindi un peccato. Quegli stessi atti compiuti da una persona omosessuale esprimono invece la sua natura. Il sodomita biblico non ha niente a che fare con due omosessuali che oggi in Italia si amano e vogliono sposarsi. Non trovo nella scrittura nemmeno una pagina, neanche in San Paolo, che possa riferirsi alle persone omosessuali che chiedono di essere rispettate nel loro orientamento, un concetto sconosciuto all'epoca». 

La dottrina cattolica esclude dal sacerdozio i gay: lei come ha potuto diventarlo? 
«È una regola introdotta nel 2005 quando io ero già sacerdote, e che vale solo per le nuove ordinazioni. Per me è stato un trauma. Prima non era così e credo che sia un errore da correggere».
 
Lei ha sempre saputo di essere gay? 
«Sì, ma all'inizio non lo accettavo, mi sono sottomesso con pignoleria zelante all'insegnamento della Chiesa e al vissuto che mi imponeva: il principio che "l'omosessualità non esiste". E se c'è va distrutta». 

Come è passato dal rifiuto alla «felicità» di essere gay? 
«Studiando, pregando e riflettendo su di me. Sono stati fondamentali il dialogo con Dio e il confronto con la teologia, la filosofia, la scienza. Adesso, poi, ho un compagno che mi ha aiutato a trasformare le ultime paure nella forza d'amore». 

Un compagno? Questo non è ancora più inconciliabile con il sacerdozio cattolico? 
«So che la Chiesa mi vedrà come qualcuno che non ha saputo mantenere una promessa, che si è perso e per di più non con una donna, ma con un uomo! E so anche che dovrò rinunciare al ministero, che pure è tutta la mia vita. Ma non lo faccio per poter vivere con il mio compagno. Questa è una decisione molto più ampia che nasce dalla riflessione sul pensiero della Chiesa». 

Cioè? 
«Se non fossi trasparente, se non mi accettassi, non potrei comunque essere un buon sacerdote perché non potrei fare da tramite alla felicità di Dio. Penso che su questi temi la Chiesa sia in ritardo rispetto alle conoscenze che ha raggiunto l'umanità. È già successo in passato: ma se si è in ritardo sull'astronomia le conseguenze non sono così pesanti come quando il ritardo riguarda qualcosa che tocca la parte più intima delle persone. La Chiesa deve sapere che non sta raccogliendo la sfida dei tempi».

tratto da

domenica 6 settembre 2015

Preghiera mistica, nel terso postgiorno dal compleanno

Signore Gesù accorgiti di me

Signore Gesù accorgiti di me,
come di Zaccheo sull'albero,
anch'io voglio vederti almeno da lontano.
Signore Gesù accorgiti di me,
come della donna che voleva toccarti la veste,
anch'io ho bisogno di essere guarito.
Signore Gesù ascoltami,
come ascoltasti la Madre alle nozze di Cana,
anch'io ti chiedo un miracolo.
Signore Gesù guardami,
anch'io sono acqua che vorrebbe diventare vino,
sale della terra che vorrebbe non perdere il suo sapore.
Signore Gesù proteggimi,
come uno di quei fanciulli che tanto amavi.
Signore Gesù difendimi,
come hai difeso l'adultera dalle pietre.
Signore Gesù perdonami,
come hai perdonato
chi ti ha tradito con un bacio
Signore Gesù guariscimi,
come il lebbroso dei dodici che è tornato,
anch'io tornerò a ringraziarti.
Signore Gesù esaudiscimi,
come esaudisti il Centurione,
che pregava non per sé ma per chi amava.
Signore Gesù accoglimi,
come il ladrone sulla croce,
anch'io un giorno con te in Paradiso.
Signore Dio, sia fatta la tua volontà, non la mia,
ma Signore Gesù fa in modo
che la Sua volontà sia un poco la mia.
3 settembre 1951 -- 3 settembre 2015  mm 

martedì 4 agosto 2015

ITALIA, PARLAMENTO ELETTO DA NOI! ma ci crede ancora qualcuno?

Ma chi ha ancora il coraggio di parlare di un
PARLAMENTO ELETTO DA NOI!
questi che seguono sono i dati di OpenPolis.
Chi ci governa e cambia casacca ad onore del proprio profitto perchè non se ne va a casa?
Perchè dobbiamo avere un Parlamento che non rispetta più le elezioni che si sono tenute, dove esistono Partiti politici che sono nati dopo le elezioni?
I NUOVI partiti dovrebbero essere tutti FUORI dal nostro parlamento, sono abusivi assurdi ed intollerabili, FUORI TUTTI DAL NOSTRO PARLAMENTO! Tutti a CASA! 
Non siete espressione di niente, solo del vostro sporco profitto personale a scapito di milioni di persone che muoiono di fame senza lavoro.
Voi siete la FECCIA d'Italia non i poveracci che arrivano con i barconi. Se volete fare politica senza esprimere l'incarico di chi vi ha eletto ANDATE A CASA e mettetevi a lavorare per le prossime elezione e -- OVVIO -- senza beccare un EURO di VITALIZIO.
§§§§§§§§§§§§
E fanno 269, il valzer infinito in Parlamento
Bartolomeo Pepe (ex 5Stelle) entra in Gal
Bartolomeo Pepe entra in Gal, per il 269° cambio di gruppo da inizio Legislatura . Per il Senatore è il secondo cambio di casacca dopo quello che dall’elezione con il Movimento 5 Stelle l’aveva portato nel Misto.
Dopo l’impennata causata dalla nascita al Senato di Conservatori e Riformisti Italiani, continua il valzer parlamentare. Sempre a Palazzo Madama il Senatore Bartolomeo Pepe ha lasciato il gruppo Misto per entrare in Gal, portando il totale dei cambi di gruppo a quota 269. 210 i parlamentari coinvolti, divisi fra 107 Senatori e 103 Deputati.
Con oltre due anni di Legislatura alle spalle è il caso di iniziare a tirare le fila su chi ha guadagnato e chi ha perso più membri rispetto alle politiche del 2013. La classifica dei “sconfitti” è fortemente influenzata dalle tre scissioni interne che hanno scorporato il Popolo delle Libertà e Scelta Civica per l’Italia. Per quanto riguarda il Pdl abbiamo una prima rottura con la divisione fra Forza Italia e il Nuovo Centrodestra, e quella più recente che ha portato alla nascita del Conservatori e Riformisti Italiani.
Situazione più “semplice” per Scelta Civica per l’Italia, che nel corso della Legislatura si è divisa fra Scelta Civica e Per l’Italia.
Fonte : OpenPolis (11 giugno 2015)

XVI Legislatura della Repubblica Italiana

venerdì 3 luglio 2015

COMUNICAZIONE

Per motivi di salute le pubblicazioni sono attualmente sospese, speso di riprendere il lavoro il più presto possibile ... e comunque di .. riprenderlo.

mercoledì 3 giugno 2015

IMU, TARI, TASI e compagnia briscola anno 2015

Arriva giugno ed incombe come ogni anno l'incubo delle tasse sulla casa, in questo 2015 molti Comuni sembra abbiano deciso di non aumentare le imposte. Bene. Mi pare infatti che quanto grava sulla proprietà sia più che sufficiente visto che il famoso "ventennio destra" abbia sempre parlato di riduzioni ma queste non si sono mai viste e le Amministrazioni Comunali Destre hanno sempre applicato le imposte più alte possibili.
Quello che mi da un fastidio bestiale è che passa 100.000 volte in Tv la news che scade l'abbonamento, ma MAI dico MAI che annuncino a ripetizione le scadenze importanti come queste.
Da ciò, essendo impazzito per i fatti miei, Vi metto in linea una serie di link dove poter calcolare queste imposte:

CALCOLO TASI 2015 E STAMPA MODELLO F24

§§§§§§§§§ http://www.amministrazionicomunali.it/tasi/calcolo_tasi.php

CALCOLO IMU 2015 E STAMPA MODELLO F24

§§§§§§§§§ http://www.amministrazionicomunali.it/imu/calcolo_imu.php

Codici IMU/ICI E ALTRI TRIBUTI COMUNALI
§§§§§§§§§ vedi ....

INFO sui COMUNI ITALIANI
§§§§§§§§§
Informazioni e statistiche sui comuni, le province e le regioni in Italia. Sito ufficiale, CAP, numero abitanti, banche, scuole, farmacie, mappe, previsioni meteo, utili link. vedi ...

DIPARTIMENTO delle FINANZE
§§§§§§§§§ http://www.finanze.gov.it/export/finanze/index.htm

mercoledì 29 aprile 2015

La libertà di critica non si condanna!

Nel 2007 una insegnante di Palermo viene denunciata per abuso di mezzi di correzione per avere fatto scrivere 100 volte sul quaderno “sono un deficiente” a un suo alunno, una punizione inflittagli perché aveva impedito a un compagno di classe di entrare nel bagno dei maschi, definendolo “gay” e “femminuccia”.

#iostoconvincenzo

Nel processo di primo grado l’insegnante è assolta. Il pubblico ministero Ambrogio Cartosio presenta un atto di Appello nel quale scrive che i metodi educativi dell’insegnate palermitana sono da paragonare a quelli della “rivoluzione culturale cinese del 1966” e che “è nozione di comune esperienza che i giovani, dai più piccoli ai più grandi, e in tutte le aree geografiche d’Italia, sono soliti apostrofarsi reciprocamente (e, spesso, semplicemente per scherzo) con espressioni omofobiche, o che hanno per oggetto i presunti facili costumi delle rispettive madri. Si tratta di un’abitudine non commendevole, quanto largamente diffusa e si può anche dire largamente tollerata dalla società”.

Appresa la notizia dalla stampa, l’Associazione Omosessuale di Palermo Articolo Tre dirama un comunicato in cui è scritto che con quelle motivazioni il pm Cartosio dimostra di essere la punta avanzata dell’involuzione culturale italiana del 2007. Il comunicato esprime profonda indignazione non per il legittimo diritto al ricorso in appello, ma per la grettezza machista, omofoba e misogina che costituisce l’impianto ideologico su cui tale ricorso si fonda. Perché considerare certi insulti semplice scherzo tra ragazzini di scuola significa sottovalutare pericolosamente il fenomeno del bullismo omofobico.

A due anni di distanza il dott. Ambrogio Cartosio, letto il comunicato, sporge denuncia per diffamazione e viene istruito un processo contro Vincenzo Rao, all’epoca dei fatti membro del consiglio direttivo dell’Associazione Articolo Tre di Palermo. In primo grado il Tribunale di Caltanissetta condanna Vincenzo Rao a quattro mesi di carcere e al pagamento delle spese legali e di un risarcimento danni. In Appello Vincenzo Rao rinuncia ad avvalersi della ormai sopraggiunta prescrizione del reato e lo stesso Tribunale conferma la condanna per diffamazione ma riducendo la pena detentiva a una ammenda.

Noi, promotori di questo appello, pensiamo che rispondere con una condanna penale e la richiesta di un risarcimento danni a una critica politica, per quanto aspra e provocatoria, non faccia bene alla nostra democrazia. Se così dovesse essere anche in via definitiva, si tratterebbe di un potenziale bavaglio che, insieme a Vincenzo, sentiremmo di avere tutte e tutti sulle nostre bocche e sulla nostra libertà di parola e di pensiero.

La libertà di parola è un diritto per tutti: per un pubblico ministero, che nell’esercizio delle proprie funzioni ha potuto utilizzare frasi forti e non lusinghiere nei confronti di un’insegnante e della sensibilità di un’intera comunità (quella omosessuale), perorando le motivazioni di un Atto di Appello; e per Chi ha voluto esprimere un disagio, comune a una larga fetta di cittadinanza, suscitato da quei passi del ricorso in Appello.

In assenza di una legge contro l’omofobia una vicenda del genere rischia di rafforzare l’idea che in Italia dare del “frocio” per offendere e deridere qualcuno sia uno scherzo lecito, mentre non è altrettanto lecito, anzi è da condannare, definire culturalmente arretrata la convinzione secondo cui le offese di stampo omofobico, machista e misogino siano uno scherzo tra ragazzi, al più non commendevole ma comunque tollerabile.

Con questa petizione chiediamo quindi al dott. Ambrogio Cartosio di ritirare la denuncia contro Vincenzo Rao, perché una condanna penale e un risarcimento danni per avere espresso una critica politica e un’opinione rischiano di rappresentare un pericoloso precedente che può produrre lo sgradevole effetto di intimorire la libertà di critica e di pensiero nei comuni cittadini. Libertà che, invece, è tanto più auspicabile riconoscere e tutelare quanto più autorevole è la persona a cui la critica viene rivolta. La libertà di critica non si condanna.

sabato 11 aprile 2015

2015_04_09 Silenzio complice e azione responsabile. In piedi davanti al Risorto!

In questo periodo pasquale rigato di sangue e avvolto da una spirale di orrori (tra essi, la strage di cristiani a Garissa in Kenya, le violenze contro il campo palestinese di Yarmouk in Siria, la scoperta di fosse comuni a Tikrit in Iraq, gli scontri nello Yemen e altrove), stiamo vivendo una situazione che, secondo l'ONU, “va oltre il disumano”.
Sembra si stiano scatenando le potenze dell'iniquità.
I nostri mezzi di comunicazione ne parlano solo per qualche giorno, forse perché dove non sono coinvolti occidentali o europei la notizia non è importante.
Preghiamo con papa Francesco il Cristo crocifisso in cui “vediamo i nostri consueti tradimenti e le quotidiane infedeltà”, in particolare la tragedia di tanti credenti perseguitati per la loro fede “con il nostro silenzio complice”.
E' complice perché, a causa di interessi economici e di ossessioni geopolitiche, mettiamo da parte il primato di una politica di pace e:
continuiamo a vendere armi anche in luoghi di guerra,
contribuiamo al proliferare di bande armate amiche di Stati o aziende direttamente o indirettamente complici dei terroristi, Arabia Saudita?, Qatar?
impediamo all'ONU di prendere in mano situazioni necessarie di impegni lungimiranti e responsabili.
L'intervento auspicato dal papa in questi giorni non riguarda inaffidabili e inefficaci operazioni militari, generatrici di ulteriori violenze, ma il primato della politica e del diritto, della giustizia e della riconciliazione, della cooperazione e della carità.
A fine marzo, il martirio dei cristiani e di credenti di varie comunità è approdato finalmente al Consiglio di sicurezza dell'ONU, che ha ascoltato le terribili testimonianze di esponenti di minoranze religiose perseguitate (tra i quali il patriarca caldeo di Baghdad, Louis Sako).
Tra gli interventi auspicati:
- la creazione di “spazi di vita” protetti dalle violenze,
- il sostegno umanitario al popolo dei rifugiati-sfollati,
- il ripristino di stati di diritto,
- l'avvio di azioni legali presso la Corte penale internazionale al fine di punire i crimini contro l'umanità,
- l'attivazione di norme contrarie a ogni forma di complicità finanziaria, armata e intellettuale con i gruppi terroristi,
- il sostegno a programmi educativi orientati al rispetto dei diritti, all'esercizio dei doveri e alla riconciliazione nella verità e nella giustizia.
Pasqua vuol dire scoperchiare la tomba dell'ingiustizia e dell'odio, far rotolare il macigno dell'indifferenza e delle complicità, lasciare che la luce del Risorto inondi la faccia della terra.
I credenti nella pace si alzano in piedi davanti al Risorto!
Risuonano attuali ancora oggi le parole don Tonino: “Se non abbiamo la forza di dire che le armi non solo non si devono vendere ma neppure costruire, … rimarremo lucignoli fumiganti invece che essere ceri pasquali.” (d.Tonino Bello, 30 aprile 1989, Arena di Verona).

Firenze, 10 aprile 2015 Pax Christi Italia

Contatti:
Segreteria Nazionale di Pax Christi: 055/2020375 info@paxchristi.it

venerdì 3 aprile 2015

2015_03_26 Immessa di nuovo acqua nel sito Expo 2015

Nella giornata di giovedì 26 marzo 2015 è stata introdotta di nuovo - per dare avvio ad una serie di prove tecniche - acqua nel sito Expo, qualche ora prima rispetto all'immissione nel Naviglio Grande delle 11.30, avvenuta a Turbigo nello sbarramento di Poirée, nel corso dell'iniziativa PIA Navigli ruotante attorno alla conferenza stampa presso Villa Castiglioni a Magenta. Le sorti delle forniture di risorsa idrica ad Expo potrebbero essere strettamente connesse con la questione dei livelli delle acque del lago Maggiore che, proprio in questi giorni, sta animando il dibattito presso l'opinione pubblica. 
Il Parco lombardo della Valle del Ticino ha fatto presente al Ministero dell'Ambiente che, continuando a mantenere, come ora, il livello del lago a 1 metro sullo zero idrometrico di Sesto Calende, in caso di siccità, potrebbero mancare le necessarie risorse per far fronte alla stagione estiva
Ci si troverebbe quindi a fare i conti con un'agricoltura irrigua in difficoltà dovendo contemporaneamente fornire acqua al sito Expo.
La proposta è quella di innalzare il livello del lago di mezzo metro ma la decisione spetta al Ministero dell'Ambiente che, in virtù di accordi risalenti alla prima metà del XX secolo, non ritiene di accogliere la proposta. 
Non resta che attendere la sentenza davanti a un giudice.

domenica 29 marzo 2015

EXPO2015 sarà vero oppure no? Visto l'Italian Style nel gestire le cose potrebbe proprio darsi di si!

Una battuta di Matteo Renzi, il cantiere di Expo come un’antica cattedrale: “Iniziava a costruirla una generazione e finivano tre generazioni dopo ....”  non per nulla il detto dice "l'è me il Dom de Milan". E visto che a Milano l'abbiamo collocato è ovvio che si si adegui allo Italian Style, ci si pensa tre anni prima, si parte a pagare amministratori e burocrati tre anni prima, si iniziano i lavori un anno prima, si coprono le magagne 47 giorni prima! Si terminano i lavori ...MAI. Finita la festa cadrà tutto nell'abbandono!
Oggi SAVE the CHILDREN  propone "Adotta anche tu un bambino a distanza. Bastano 80 centesimi al giorno, il costo di un caffè!"

80 centesimi al giorno (per 30gg media/mese) sono
24,80  Euro al mese per 12 mesi
297,60 Euro l'anno
297.600,00 Euro l'anno per 1,000 bambini
5.000.000,00 Euro = Ipotesi di spese manutenzione padiglioni EXPO
 pari a 16,80 anni in cui si potrebbero sfamare MILLE bambini
€ 795.211.590,76 milioni di euro è l’importo a base d’asta per la somma dei lavori sul sito EXPO
suddividendo questo importo per 297.600.00 Euro/anno/1.000 bambini
si potrebbero sfamare 100.000 bambini per 26.72 anni!

Ma visto il problema de "I LIMITI DELLO SVILUPPO" per i quali se saremo in troppi le nostre risorse non saranno sufficienti per tutti, allora meglio lasciare morire 100.000 bambini per 26.72 anni!
E creare l'evento EXPO!


Expo 2015, c’è il “camouflage”: bando da 1 milione per nascondere le incompiute ...

La gara d’appalto per il “camouflage” è partita proprio nel giorno dell’Expo-ottimismo, venerdì 13 marzo 2015, quando Matteo Renzi ha compiuto una turbo-visita al cantiere dell’esposizione universale rassicurando: “Ce la faremo”. “Camouflage” è un elegante francesismo per indicare i mascheramenti con cui nascondere ai visitatori le opere che il 1° maggio, quando si aprirà l’esposizione, non saranno terminate. È l’ultimo bando indetto da Expo spa, mettendo sul piatto la bella cifra di 1 milione e 100 mila euro, più 54 mila di oneri di sicurezza: per “allestimenti di quinte di camouflage”. Praticamente scenografie teatrali. (tratto da ...)

lunedì 9 marzo 2015

EXPO 2015 NUTRIRE IL PIANETA

EXPO 2015
Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita
dal 1 maggio 2015 al 31 ottobre 2015
53 giorni alla apertura (9/03/2015)
Expo 2015 S.p.A.
Via Rovello, 2 – 20121 Milano
Sede Operativa
Via Carlo Pisacane, 1 – 20016 Pero
Telefono: 02 89459400/499

Si partirà a MAGGIO ? Ma, da come vanno le cose non è che possiamo esserne proprio sicuri.
Qui un articolo in merito alla EXPO ovvero Esposizione UNIVERSALE di Milano 2015
tratto da http://www.arcipelagomilano.org/archives/36972

domenica 8 marzo 2015

GENDER, NO A CONTRAPPOSIZIONI IDEOLOGICHE E CONFESSIONALI

GENDER, NO A CONTRAPPOSIZIONI IDEOLOGICHE E CONFESSIONALI
Luciano Eusebi a Novara per le “Questioni di Principio”
tratto da 2015-03-08 PROGETTO PASSIO 2014

«Con la teoria del “Gender” non lo scontro ideologico, ma un dialogo rispettoso e sereno». 
È l’invito che Luciano Eusebi, docente di Diritto penale all’Università Cattolica ed esperto di questioni di bioetica, ha rivolto al pubblico presente a Novara nella sala Maddalena del Palazzo dei Vescovi, sabato 21 febbraio, all’incontro 
“X, Y… Z? Cromosomi del Gender tra natura e cultura”
introdotto e condotto da don Pierdavide Guenzi nel ciclo di conferenze “Questioni di Principio. Domande e riflessioni sull’inizio” proposte dall’Associazione Culturale Diocesana La Nuova Regaldi e Comitato per Passio in collaborazione con il Comune di Novara e la Fondazione Teatro Coccia. 
«I toni allarmistici e polemici di alcune militanze cattoliche un po’ troppo identitarie rischiano l’effetto boomerang – ha aggiunto Eusebi –,rinforzando l’opinione che gli interrogativi etici sulla sessualità umana siano soltanto frutto di “impuntature” religiose, e perciò privi di interesse per la società laica». 
Ma le conseguenze educative e le implicazioni giuridiche della nuova visione della sessualità, che si sta diffondendo nelle scuole come standard educativo – ha spiegato Eusebi –, «pongono interrogativi che riguardano tutti, resi sempre più pressanti dalle possibilità offerte dalle nuove tecniche mediche, grazie alle quali la generazione può divenire un semplice incontro tra i gameti, che prescinde dalle relazioni personali tra i loro donatori». 
Occorre perciò domandarsi se le modalità di dare e accogliere la vita che la natura ha inscritto nel corpo maschile e femminile e nel loro incontro siano puramente casuali o racchiudano un significato essenziale per l’interpretazione dell’umano. 

E chiedersi, di conseguenza, se l’orientamento sessuale sia frutto di una pura scelta soggettiva – come vorrebbero le frange estreme della teoria del Gender – o di un graduale processo di autoconoscenza che procede dall’accoglienza e valorizzazione del dato biologico corporeo

«Si tratta di interrogativi di natura etica, sui quali si fonda la laicità dell’ordinamento democratico – ha affermato Eusebi –e  che dovrebbero creare coesione e collaborazione nella ricerca di ciò che rende degno essere uomini, piuttosto che contrappore le parti sociali nel rivendicare il proprio credo». 

Così il vero problema del disegno di legge Scalfarotto in esame al Senato non è se il parroco a messa potrà parlare di famiglia senza temere l’intervento del giudice o se gli insegnanti potranno obiettare alla richiesta di insegnare modelli di sessualità contrari alle loro convinzioni, ma il fatto che – in nome di una giusta lotta contro l’omofobia – 

«l’orientamento sessuale potrebbe diventare anch’esso, come razza, religione e sesso, un elemento rispetto al quale siano inammissibili differenze di diritti tra persone». 

Ma questo aprirebbe una strada per rivendicare l’ammissibilità del matrimonio tra omosessuali, in nome della lotta alle discriminazioni e aggirando una valutazione attenta e condivisa sulla sua opportunità per il bene collettivo.

CONFUTATIS MALEDICTIS:

Appena ho letto questo rapporto sull'incontro credevo fosse positivo ma, riga dopo riga, credo che sia proprio tutto il contrario di Tolleranza e Accoglienza ma che sia un vetero messaggio di detenzione di potere assoluto da non mettere in discussione, e invece io lo metto eccome in discussione punto per punto.


orientamento sessuale sia frutto di una pura scelta soggettiva
SIAMO NEL 2015 E ANCOR NON L'HAN CAPITA
ma chi cazzo sceglie il suo orientamento? come fai a farti piacere la (F) se ti piace il (C) sarebbe come dire che sarebbe possibile il contrario! Se non è possibile per un ETERO decidere di essere OMOSESSUALE, come possono questi esemplari della maggioranze continuare a volere IMPORRE le loro condizioni alle vite degli altri?

un graduale processo di autoconoscenza che procede dall’accoglienza e valorizzazione del dato biologico corporeo
IL DATO BIOLOGICO CORPOREO E' IL DESIDERIO DELL'OGGETTO SIMILE A SE
questo è il dato biologico, i diversi sono biologicamente diversi ma non per questione di malattia o di cromosomico disordine, lo sono e basta, altrimenti perchè la stramaleddetta maggioranza di etero perversi nelle loro estremistiche convinzioni non finanziano la ricerca per CURARE l'omosessualità. Cosi tante famiglie che mandano i propri figli a suicidarsi potrebbero curarli ed avere tanti e tanti nipotini!!

nsegnanti potranno obiettare alla richiesta di insegnare modelli di sessualità contrari alle loro convinzioni
POVERO CRISTO QUANTE VOLTE DI FARANNO ANCORA MORIRE I TUOI CRISTIANI
Già INSEGNANTI, chissà questa parola cosa vorrà mai dire? Dovremmo chiamarli gli IMPONENTI non insegnanti, perchè non dovranno mettere i ragazzi di fronte alle infinite possibilità della vita ma dovranno presentare ed imporre un modello ben preciso al quale saranno i primi nel privato a non attenervisi.


sabato 17 gennaio 2015

L'insegnamento di Giorgio Napolitano della senatrice Elena Ferrara

Giorgio Napolitano si dimette da Presidente della Repubblica Italiana, 15 gennaio 2015
pubblichiamo un bel commento della senatrice Elena Ferrara.
L'insegnamento di Giorgio Napolitano
Ciascun Presidente della Repubblica è stato, nel tempo, la rappresentazione stessa del Paese, la figura posta a custodia dei valori fondanti del nostro Stato e della sua Costituzione. Giorgio Napolitano ha rivestito questo ruolo con dedizione, senso del dovere e delle istituzioni. Ricordo nel 2006 la sua nomina, al quarto spoglio dopo giorni di intense trattative, di frizioni e scontri. Un Senatore a vita, un ex comunista, lui storico esponente migliorista del Pci, per la prima volta al Quirinale. 
Il Presidente Giorgio Napolitano ha retto il timone in uno dei momenti più tempestosi della storia repubblicana: la crisi economica che ha segnato fortemente la nostra società e la crisi politica che ha mutato profondamente lo scenario della rappresentanza democratica e dell'assetto istituzionale. Un momento di grande trasformazione in cui proprio Giorgio Napolitano ha rappresentato il punto di riferimento. La capacità di dialogo, la dignità ed il coraggio nell'affrontare dure prove e strumentalizzazioni, talvolta spregevoli, da parte di alcuni esponenti politici. Il suo impegno per la pace, i giovani, le donne, la giustizia e le riforme necessarie per il rilancio del Paese hanno segnato il suo mandato. Un percorso unico, data la durata, caratterizzato da un'autorevolezza non comune e il riconoscimento trasversale come punto di riferimento anche sul piano internazionale: convinto europeista, nel maggio 2010, viene accolto da “campione della democrazia” dal Congresso degli Stati Uniti. 
Nel 2013, con grande senso di responsabilità e dello Stato Giorgio Napolitano ha accettato di restare al Quirinale per risolvere l'impasse per la votazione del suo successore. Il suo discorso di fronte alle Camere riunite risuona ancora oggi e dovrebbe richiamare tutti i partiti, ciascun politico ed amministratore, a lavorare unicamente per il bene comune, in una logica di confronto che non dovrebbe mai valicare il limite del rispetto e della tolleranza. Giorgio Napolitano ancora una volta aveva scommesso sull'Italia e sugli italiani, premiando l'arte e la ricerca anche con la nomina dei Senatori a vita dello scorso anno (Cattaneo, Abbado, Piano e Rubbia). Certamente il suo esempio lascia a ciascun rappresentante una preziosa eredità di valori da custodire e un percorso da completare. Per questo lo aspetto in aula al Senato per condividere con lui questo impegno; Giorgio Napolitano lascia il Quirinale ma non smette di essere una figura di riferimento, una testimonianza di servizio alla comunità e alle istituzioni cui attingere anche nell'imminente percorso di nomina del suo successore.