giovedì 15 luglio 2010

2010_07_15 No alla censura della cultura

TEATRO LIBERO DICE NO ALLA CENSURA e SOSPENDE L'ADESIONE A INVITO A TEATRO
In seguito ai fatti degli ultimi giorni, alle pressioni ai Teatri facenti parte dell'iniziativa "Invito a Teatro" da parte del neo Assessore alla Cultura della Provincia di Milano dott. Umberto Maerna, volte a "normalizzare" l'iniziativa e a scegliere i titoli degli spettacoli da inserire nella manifestazione, in segno di solidarietà verso i teatri che hanno subito pressioni
TEATRO LIBERO E LA COMPAGNIA TEATRI POSSIBILI SI AUTOSOSPENDONO DALL'INIZIATIVA
Questo in attesa di un tavolo di confronto urgente con l'assessore e tutti gli altri teatri.
Censurare la Cultura vuol dire ucciderla! 
Corrado d'Elia e tutti i collaboratori di Teatro Libero e della Compagnia Teatri Possibili
 
Teatri Possibili
Teatro Libero - Milano
tel. 02/45497296 fax. 02/83242469
www.teatrolibero.it

giovedì 24 giugno 2010

L'AQUILA ATTERRATA

Sent: Tuesday, June 22, 2010 11:00 PM

Subject: Fw: I: L'AQUILA

 

Oggetto: L'AQUILA ATTERRATA

Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti, per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto. Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata. Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere.
Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una
scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio.
- Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati.
- Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere.
- Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l'i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla.
- Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non
pagate dal 6 aprile.
- Che lo stato non versa ai cittadini senza casa, che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto.
- Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.
- Che io pago, in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un appartamento in via Giulia, a Roma.

La sento respirare pesantemente.

- Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio. O un bar.
- Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri.
- Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore.

E lei mi risponde, con la voce che le trema. " Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo. Chiamate la stampa. Devono scriverlo."

Loro non scrivono voi fate girare.

lunedì 10 maggio 2010

Ma tu guarda come si trattavano bene i greci, in pensione a 53anni con 37 di lavoro

A titolo puramente esemplificativo di questo terrorismo psicologico e di killeraggio massmediatico, citiamo il "... messaggio chiaro e terribile ...", lanciato domenica, 2 maggio 2010, proprio dal Primo Ministro, George Papandreu: "... non avevamo alternative: o così o la bancarotta, perciò la catastrofe ...". Alle anime belle, che ritengono esagerato parlare di perdita della sovranità nazionale, sottoponiamo l'edificante e istruttivo quadretto del cosiddetto Piano di salvataggio annunciato proprio da Papandreu:
• i salari saranno congelati fino al 2014; saranno eliminate la tredicesima e la quattordicesima mensilità per i funzionari, che guadagnano più di tremila euro al mese e per i pensionati; [domanda TUTTI o solo i pensionati che gudagnano più di 3.000 Euro al mese????]
• l'età minima per le pensioni sarà fissata a 60 anni (il limite era 53 anni), mentre gli anni di lavoro, per avere diritto alla pensione piena, saliranno da 37 a 40 entro il 2015;
• l'Iva passerà dal 21% al 23%; a marzo, era già aumentata del2%;
• le tasse su carburanti, alcolici e tabacchi saliranno di un altro 10%;
• sarà rivista la legislazione, che vieta alle società di licenziare più del 2% degli effettivi al mese.
Tutte queste misure, che definire draconiane è il minimo, sono state pretese dalla "salvifica" UE

mercoledì 7 aprile 2010

NESSUNA VERGOGNA !

----- Messaggio originale -----
Da: "Segreteria Civiltà Vigevanese"  Oggetto: vuoi saperne di più ? Giovedi 8 aprile 2010 alle ore 20,45

presso auditorium Mussini di viale Libertà
Antonio Prati candidato Sindaco
e
Davide Salluzzo coordinatore di  Civiltà Vigevanese
insieme alle altre forze politiche che sostengono l'alleanza di rinascita Comunale illustreranno i termini dell'accordo.
NESSUNA VERGOGNA !
Anche tu potrai rivolgere le domande agl'interlocutori.
NESSUNA VERGOGNA !
C'è un tempo per la protesta, uno per la proposta e poi ci si assume le responsabilità per FARE, negl'interessi della collettività !
Vieni a sentire, vieni a confrontarti, passa parola
Civiltà Vigevanese
 
Walter G:
Della serie: cosa bisogna fare per sbarcare il lunario....?!
Sono sorpreso da chi, riguardo le battaglie sulla trasparenza, di condivisione delle scelte, ha di fatto creato vaste aspettative per un seria riforma della politica a Vigevano, propina poi accordi di vertice non discussi e non condivisi con componenti politiche con le quali non comprendo cosa si possa condividere!!!!
Nonostante lavori a Matera, sono tornato a Vigevano per votare e sostenere un processo di rinnovamento.
Aspetto chiarimenti approfonditi, sia sul metodo che sui contenuti. Nel frattempo provo sgomento, schifo e rabbia.

Matteo:
VERGOGNA è la parola giusta!!!Un'alleanza con il PDL per un movimento che è nato per innovare la politica, è il tradimento di ogni aspettativa.

Giuseppina B:
mi vergogno profondamente per questo accordo perchè non ci si ricorda da dove si viene e non si sa dove si vuole andare. Comprendo che la legge elettorale consente l'apparentamento, ma da chi ha fatto come  suo cavallo di battaglia l'onestà , la coerenza intellettuale e politica e l'opposizione ad una giunta di cui ora  vuole fare parte mai, dico MAI, mi sarei aspettata una scelta simile. Buona fortuna
 
Luisa B:
Io provo non solo vergogna, ma anche  fortissima indignazione e sdegno profondo.
Chiedo di essere cancellata dalla mailing list. Saluti
 
Mario Mainino:
Mi associo alla sig.ra Giuseppina, anche se non sono stato partecipe della campagna elettorale di Civiltà Vigevanese, in quanto escluso da ogni rapporto con il gruppo proprio dal sig.r Davide Saluzzo sul quale voglio dare la mia testimonianza in merito al suo comportamento dello scorso anno.
Dopo avermi coinvolto nel progetto Opera al cinema, per il quale mi sono speso con tutte le mie forze ottenendo un risultato che difficilmente potrà essere eguagliato, mi ha tagliato fuori da ogni possibilità di portare avanti iniziative culturali presso il Cinemateatro Odeon per il quale io credevo di lavorare nell'ottica di una continua crescita di interesse e con l'obiettivo di portarlo ad essere un vero e proprio terzo polo culturale della città.
Lo scorso anno, quando proprio dal sig.r Prati ho avuto il patrocinio del Comune per l'opera Bohème, il sig.Saluzzo si è riufiato di esporre il patrocinio in quanto concesso dal sig.Prati affermando che se lui o Sindaco fvolossero voluti intervenire avrebbero dovuto pagarsi il biglietto.
  • non sono stato più contattato per Opera al cinema
  • non ho più avuto l'utilizzo della sala lo scorso ottobre per portare una seconda opera a Vigevano (Elisir d'amore)
  • ed ora, dopo due lettere di richiesta uso sala per il 1 maggio 2010, non ho avuto nessuna risposta per potere rifeare all'Odeon la seconda edizione di Ben venga maggio con le corali cittadine, che aveva avuto tanto successo lo scorso anno e che dunque non si farà.
Poveri noi se cadiamo in mano a certi voltafaccia ...... eccoci di fronte ad un vero e proprio futuro insostenibile!!!
 
Wolfang Amadeus Mozart - Lorenzo Da Ponte
".. aprite un po' quegli occhi, uomini incauti e sciocchi .."
tratto da "Le nozze di Figaro"
 
un saluto dall'escluso ...
 
 
 
 
 
 

sabato 20 marzo 2010

2010_03_19 Il ddl sul lavoro, Il Sole 24 ORE e Liberazione

Liberazione 18/03/2010 di Dino Greco
Il ddl sul lavoro, Il Sole 24 ORE e Liberazione
A differenza di tanti giornali affetti da cronica distrazione verso tutto ciò che incrocia con il lavoro, Il Sole 24Ore non perde di vista neppure per un momento tutto ciò che si muove in quel perimetro, avendo esso perfetta nozione di quanto gli esiti della politica e la tutela degli interessi in campo si giochino sul terreno dei rapporti sociali. Non è dunque un caso se il prestigioso giornale confindustriale sia il solo, insieme a Liberazione, ad essersi occupato e ad occuparsi con speciale attenzione del destino del Ddl sul lavoro recentemente approvato dal parlamento. Quello, per capirci, che rende nei fatti obbligatorio l'arbitrato nei conflitti di lavoro e che, in ogni caso, limita la giurisdizione del magistrato alla verifica puramente formale degli accordi pattuiti, in sede di certificazione, fra singolo lavoratore e singolo imprenditore, in deroga a leggi e contratti.
Ieri, per esempio, Il Sole pubblica un appunto che Marco Biagi, nel lontano 2001, aveva affidato all'attenzione dell'allora ministro del lavoro Roberto Maroni, ricordando, nell' incipit , che il giuslavorista bolognese cadde, un anno dopo, sotto il piombo delle Brigate rosse. Atto, sia chiaro, moralmente e politicamente ripugnante, ma che non trasforma la vittima, secondo un italico, ipocrita vezzo, in icona da adorare e le sue opinioni in verità inossidabili. Ma cosa si trova, in quella nota, che già non fosse conosciuto? Assolutamente nulla. Quella de Il Sole è dunque una riesumazione puramente propagandistica, prodotta per spalmare una patina di autorevolezza sul provvedimento che ora Napolitano è chiamato a valutare nel suo profilo di costituzionalità.
Cosa sosteneva Biagi in quel testo vergato circa 10 anni fa per l'opportuna meditazione di Roberto Maroni ed ora da questi reso pubblico?

Riassumiamo, con il dovuto scrupolo. Biagi afferma che prioritario «nell'agenda della modernizzazione» è la «flessibilità in uscita», vale a dire l'opportunità per l'azienda di risolvere il rapporto di lavoro, anche quando il licenziamento sia illegittimo, essendo il lavoro «iperprotetto» (?) un viatico per il lavoro precario e "nero" e, soprattutto, rappresentando esso un gap , uno «svantaggio competitivo che sopportiamo rispetto alle imprese di altri paesi europei».

L'obbligo di reintegrazione eventualmente disposto dal giudice in ragione dell'articolo 18 dovrebbe dunque, secondo Biagi, essere tolto di mezzo, per lasciare il posto ad un'«indennità risarcitoria che ristori il lavoratore dal danno subito».

La sanzione economica - e soltanto economica - verrebbe poi affidata ad un arbitro, abilitato unicamente a calibrarne l'entità, «tenendo in considerazione tutte le circostanze del caso».

Sicché «l'obbligo della reintegrazione ex articolo 18 dello Statuto dei lavoratori rimarrebbe solo in caso di licenziamento discriminatorio».

Peccato che, come anche Biagi ben sapeva, il carattere discriminatorio di un licenziamento (per razza, religione, idee politiche, ecc.), che neppure il più sprovveduto dei datori di lavoro adotterebbe mai come formale motivazione per la cacciata di un proprio dipendente, deve essere dimostrato in giudizio dal ricorrente, dal lavoratore: impresa improba e fatalmente destinata all'insuccesso.

Ciò che invece appare del tutto estraneo all'orizzonte culturale di Biagi è che la privazione del lavoro inflitta ingiustamente non rappresenta soltanto una vulnerazione patrimoniale, bensì un'amputazione grave della dignità e della personalità della persona.

La nota di Biagi poi prosegue, sostenendo che alla flessibilità «in uscita», delicato eufemismo con cui viene rinominato il licenziamento, sarebbe utile unire, «ad abundantiam», anche quella «in entrata», allungando il periodo di prova «almeno fino ad un anno», in modo tale che l'imprenditore, prima di stabilizzare un rapporto di lavoro, possa "tastare in bocca" il lavoratore ed evitare di tirarsi qualche serpe in seno.
Ora, bisogna essere grati a Il Sole 24Ore per avere reso un servizio alla messa a fuoco di un tema così cruciale.

E di avere (involontariamente?) mostrato come lungo un decennio le mirabili intuizioni del professor Biagi abbiano fatto strada, siano state riprese dall'archetipo originario e "perfezionate", sino ad entrare a pieno titolo nella legislazione vigente.

Già molto, come si sa, è stato fatto per aggirare la linea Maginot rappresentata dallo Statuto dei lavoratori, inventando alcune decine di tipologie della prestazione, tutte rigorosamente a tempo determinato, che hanno reso il licenziamento discrezionale "incorporato" nella forma stessa del rapporto di lavoro. Dove la flessibilità - ma si chiama, più onestamente, arbitrio - ha forgiato una generazione di "senza diritti", esistenzialmente precaria e antropologicamente disposta a subire la vessazione altrui. Oggi, il governo (e i padroni che, come è ovvio, sono i mandanti e gli "utilizzatori finali" di questa rivoluzione) provano, in un'unica geniale mossa, a inertizzare l'articolo 18, la contrattazione collettiva e la facoltà del magistrato di sentenziare secondo la legge.
Il negozio attraverso il quale il lavoratore cede la sua forza lavoro, torna ad essere, come un secolo fa, il risultato di un patto privato in cui egli si presenta "libero" sul mercato.  Libero come il cane alla catena.  Tutto ciò è pura barbarie. Magari "moderna", ma pur sempre barbarie. E segna una regressione democratica che svelle l'architrave stesso su cui poggia la Costituzione.  Se spetta al Presidente della Repubblica e alla Consulta non lasciare libero campo a questo scempio, è compito delle forze democratiche, dei sindacati, delle espressioni più vitali della società civile, degli intellettuali trasformare in permanente mobilitazione sociale, in battaglia politica e culturale la difesa attiva dei diritti del lavoro.