lunedì 2 dicembre 2013

La nostra vita sotto la maschera di Christa Weiss

Da anni mi aggiro coperta di una maschera,
che è diventata il mio secondo volto.
Ho imparato come si possano
nascondere le proprie debolezze e i propri sentimenti.
Sorrido compiacente, dimostro sicurezza,
ma in realtà recito.
Mi comporto come se tutto mi cadesse in grembo,
come se non sbagliasssi mai,
come se non provassi nostalgia.
Perchè non sono come sono veramente?
Quando sono sola e appartata,
la maschera mi cade dal volto.
Se allora qualcuno venisse e mi dicesse:
Mi piaci ugualmente, ti voglio così, come sei,
ho bisogno di te ...
Dovremmo avere un essere umano, o molti esseri umani,
che avessero fiducia in noi.
Dovremmo poter mostrare loro, come siamo realmente.
E l'altro non dovrebbe subito giudicare e condannare,
dovrebbe capire.
Non dovrebbe
guardarci dentro con cattiva intenzione,
dovrebbe prenderci sul serio ed accettarci.
Allora potremmo mostrare le nostre debolezze.
Avremmo l'occasione di gettare la maschera,
di mostrarci come siamo, e soprattutto,
di cambiare.
La nostra vita sotto la maschera e la bugia
si trasformerebbe in una vita di verità e pienezza.
Diventeremmo degni di amore.
Allora apparirebbe l'amore:
poichè possiamo amare una persona, ma non una maschera.
Christa Weiss

Non importa – Madre Teresa di Calcutta

L’uomo è irragionevole, illogico, egocentrico
NON IMPORTA, AMALO 
Se fai il Bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici
NON IMPORTA, FA’IL BENE 
Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici
NON IMPORTA, REALIZZALI 
Il Bene che fai verrà domani dimenticato
NON IMPORTA, FA’ IL BENE 
L’Onestà e la Sincerità ti rendono vulnerabile
NON IMPORTA, SII FRANCO ED ONESTO 
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo
NON IMPORTA, COSTRUISCI 
Se aiuti la gente, se ne risentirà
NON IMPORTA, AIUTALA 
Dà al mondo il meglio di te e ti prenderanno a calci
NON IMPORTA, DA’ IL MEGLIO DI TE.

Da una scritta sul Muro a Shishu Bhavan, la Casa dei bambini di Calcutta.

mercoledì 6 novembre 2013

Morire a vent'anni, addio a Simone

Morire a vent'anni Lettera aperta a Simone che si è tolto la vita

Caro Simone,
quando questa sera ho letto la notizia del tuo suicidio mi si è gelato il cuore: già la morte di una persona ha qualche cosa di drammatico, se poi è la morte di un ragazzo di vent’anni al dramma si aggiunge il senso di assurdità che accompagna una giovane vita spezzata. Ma quando capita che la causa di quella morte è un suicidio, al dramma e al senso dell’assurdo si aggiunge il gelo che dovrebbe prendere tutti noi quando ci accorgiamo di avere sulle nostre spalle la responsabilità di un gesto così contrario alla nostra natura.
Nella lettera che hai lasciato hai scritto che ti sei suicidato perché sei gay e hai aggiunto che «in Italia c’è omofobia e che chi ha questi atteggiamenti deve fare i conti con la propria coscienza». Questo mi ha fatto pensare a tutti quelli che sostengono che dire che l’omosessualità è contro natura non è altro che una delle tante forme di espressione della libertà di opinione senza preoccuparsi di come si può sentire un giovane come te, quando sente dire in televisione o sui giornali che la sua omosessualità è “contro natura”.
In realtà queste persone dovrebbero chiedersi cosa sia davvero “contro natura”: la tua omosessualità o il clima di disperazione che ti ha spinto a cercare la morte?
Io non ho dubbi: “contro natura” sono le parole che spingono un ragazzo di vent’anni a togliersi la vita; “contro natura” sono le frasi di chi cerca in tutti i modi di impedire a un giovane omosessuale di accettarsi così com’è; “contro natura” sono gli insulti con cui si etichettano gli omosessuali; “contro natura” è il clima di omertà che ti ha costretto a vivere la tua omosessualità nella vergogna e nella paura; “contro natura” sono la nostra ignavia e la nostra pigrizia che non hanno saputo reagire nel modo giusto alla violenza che ti ha spinto verso la disperazione; “contro natura” è l’ipocrisia di chi mette da parte il dramma che vivono tanti ragazzi come te quando sentono parole di disprezzo e di condanna e, per la carriera, per il successo, per la difesa di principi astratti, si rifiuta di riconoscere il fatto che il primo compito che ciascuno di noi ha, quando ha a che fare con una persona omosessuale, è quello di metterla a suo agio, di farla sentire accolta, di ricordarle sempre il rispetto e la dignità che le vanno riconosciute sempre.
Alcune settimane fa, caro Simone, il Papa Francesco, nel corso della prima intervista che ha concesso a un mensile dei gesuiti, ha detto: « Una volta una persona, in maniera provocatoria, mi chiese se approvavo l’omosessualità. Io allora le risposi con un’altra domanda: “Dimmi: Dio, quando guarda a una persona omosessuale, ne approva l’esistenza con affetto o la respinge condannandola?”». Dicendo questo ci ha fatto capire che lo stesso Dio che ci ha creato non può che approvare la nostra esistenza e non può che volere che anche noi, nel nostro piccolo, si faccia la nostra parte, accettandoci così come siamo.
Purtroppo tu non hai avuto la possibilità di assaporare queste parole e hai invece ascoltato gli insulti, le accuse, gli ipocriti distinguo e le urla scomposte che si vedono in televisione quando si parla di omosessualità e di omofobia. Tu hai dovuto fare i conti contro il modo innaturale con cui tante persone si rapportano con l’omosessualità. Tu hai pagato le timidezze e le ipocrisie di chi non ha fatto tutto il possibile per farti sentire accolto e amato così come sei e quindi anche con la tua omosessualità.
Caro Simone, spero davvero che adesso tu possa capire quanto è stato sbagliato il gesto che hai fatto, ma spero soprattutto che tu adesso possa sperimentare quello che ci ha ricordato il papa: che Dio approva la tua esistenza così com’è e che ti aveva chiamato alla vita perché la vivessi pienamente in tutti i suoi aspetti, compresa la tua omosessualità.
Tanti anni fa, Fabrizio De André, di fronte a un gesto disperato come il tuo, ha scritto: «Signori benpensanti, spero non vi dispiaccia se in cielo, in mezzo ai Santi, Dio, fra le sue braccia, soffocherà il singhiozzo di quelle labbra smorte che all’odio e all’ignoranza preferirono la morte».
Ecco! Io credo che adesso Dio ti stia abbracciando dicendoti che in Paradiso, l’omofobia, non c’è e che, vicino a lui, non hai più niente da temere. da 

Ottobre 2013

Simone, nello zaino la verità sul suicidio
ANSA L’ex pastificio Pantanella dove si è tolto la vita Simone
Gli investigatori: un biglietto svela vessazioni e insulti del ventunenne gay che si è tolta la vita a Roma (leggi la notizia)

giovedì 17 ottobre 2013

Bossi-Fini? Le cose serie sono altre

Ottobre 2013    -     mosaicodipace.it
È fastidioso e irritante quando qualcuno dice “Io l’avevo detto”. Ma davanti alla tragedia di Lampedusa, davanti ai tanti morti senza nome e ai sopravvissuti denunciati per violazione della legge Bossi-Fini che prevede il reato di clandestinità, qualche considerazione è doverosa. Non tanto per dire che su Mosaico di pace più volte l’abbiamo scritto. Che siamo intervenuti come Pax Christi, e con noi si erano levate altre voci: mons. Nozza direttore della Caritas Italiana, don Ciotti presidente di Libera, mons. Dho vescovo di Alba. E p. Alex Zanotelli, direttore di Mosaico di pace, affermò senza mezzi termini che la Bossi- Fini era “una legge anticristiana”.
Anche il sottoscritto, nel giugno 2002, aveva scritto che la legge Bossi-Fini è “disumana, oppressiva, lesiva degli inalienabili diritti dell'uomo. E soprattutto inutile”. 
C’era stata una dura presa di posizione delle segreterie provinciali di AN e LEGA. 
E nel marzo 2004 l’on. Roberto Cota, attuale presidente della Regione Piemonte, aveva scritto addirittura al mio vescovo di Novara, mons. Renato Corti, accusando me e qualche altro prete di ‘fare politica dall’altare’, per aver criticato la Bossi-Fini. 

Ma quello che mi inquieta non è, come dicevo all’inizio, il sottolineare “noi lo avevamo detto”. Mi preoccupa il ripensare ai commenti e ai sorrisi di chi, anche all’interno della Chiesa, davanti alle ‘sparate’ della Lega, (e di Fini, che poi venne da qualcuno quasi considerato come il portavoce delle istanze della Chiesa…) non si rendeva conto che diventavano legge e segnavano tragicamente la vita di tante persone. Anche un autorevole vescovo da Roma mi scrisse difendendo a spada tratta un esponente di spicco della Lega come difensore dei valori cristiani! 

Come dire: le cose serie sono altre. La legge sull’immigrazione, il reato di clandestinità, il chiedere a insegnanti e medici di segnalare o non accettare i ‘clandestini’ non sono cose così importanti. Si sorride e si passa oltre, ai valori veri.
Interessante le inchieste di Famiglia Cristiana e Jesus che qualche anno fa hanno ben fotografato, al Nord, una certa vicinanza di alcune realtà parrocchiali con la Lega, con le sue affermazioni chiaramente razziste. 

È il momento, prima che sia troppo tardi, di aprire tutti gli occhi su una cultura razzista sempre meno sommersa, che emerge nei discorsi e commenti anche di tanti ben pensanti, giovani e meno giovani. 

Fino a quando si continuerà a sorridere e a minimizzare? 
Poi ti trovi una lunga fila di bare e qualcuno che ritiene esagerato il lutto nazionale, e si rifiuta di fare il minuto di silenzio dicendo che se stavano a casa loro non sarebbero morti in mare! 

Chissà che le parole di don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia 20 anni fa, non valgano anche per noi oggi. Come dire… lui lo aveva detto: “Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti”.

domenica 1 settembre 2013

IMU una estrema ingiustizia del popolo della slibertà, sia carica su tutti il risparmio dei soliti ricconi politici per interesse.

Alla fine Renato Brunetta ce l’ha fatta. Dopo una lunga battaglia per ottenere da Enrico Letta il rispetto di una promessa che il premier non aveva mai fatto, cioè l’esenzione totale di tutte le prime abitazioni dal pagamento dell’Imu, il risultato è stato raggiunto. Letta nel discorso di insediamento aveva parlato di “superare l’attuale sistema di tassazione della prima casa con una riforma complessiva che dia ossigeno alle famiglie, soprattutto quelle meno abbienti”. Il suo annuncio comunque non suggeriva un’esclusione dall’Imu dei ricchi possidenti. Brunetta e tutto il Pdl però continuavano a sostenere che Letta avrebbe tolto l’Imu sulla prima casa a tutti. Il decreto di mercoledì è quindi una doppia vittoria per Brunetta: da un lato ha dimostrato chi comanda davvero nell’alleanza Pd-Pdl e dall’altro ha ottenuto l’esenzione totale dall’imposta per la sua villa sull’Ardeatina, già minacciata da una discarica contro la quale il capogruppo Pdl si sta battendo come un leone.
Come molti altri ricchi possidenti, Brunetta non pagherà l’Imu sulla sua prima casa per il 2013: un risparmio netto di 2 mila e 750 euro con un corrispettivo ammanco nel bilancio dello Stato. 
Michele Serra che contestava su Repubblica la scelta di escludere dalla tassazione tutte le abitazioni principali, comprese quelle dei ricchi, compresa quella del commentatore Serra stesso (che si è detto ben disposto a finanziare i servizi del suo Comune con quella tassa), Brunetta ha replicato: “L’Imu è tolta per la prima casa e resta per le case di lusso di solito abitate dai ricchi. L’Imu è un’imposta reale : si applica alle cose e non alle persone. Somiglia all’accisa sulla benzina. La pagano uguale i poveri e i ricchi”. 
Brunetta = IMU 2012 = 10.000€
Brunetta = IMU 2013 =         0€
Non è così perché un povero non paga 10 mila euro di Imu su cinque case come è accaduto aBrunetta nel 2012. E proprio l’esenzione della sua villa sull’Ardeatina dimostra che Brunetta non dice tutta la verità quando scrive che l’Imu resta in vigore “per le case di lusso di solito abitate dai ricchi”. Le categorie catastali non fanno giustizia a meno di non volere considerare “da poveri” una casa, come quella di Brunetta, comprata nel 2011 per un milione e 70 mila euro, prima di una ristrutturazione importante.
La villa sull’Ardeatina esentata dal decreto Imu del governo Letta si articola:
su due piani e vanta 5 bagni, 10 camere, due ripostigli, due cabine armadio,
per complessivi 14 vani catastali e mezzo più una bella piscina nel verde circondata da un giardino di 1.300 metri quadrati. Dopo la ristrutturazione, nel gennaio 2012, al Catasto è stato iscritto un ampliamento degli spazi interni e una variazione di categoria. Oggi casa Brunetta è censita come categoria A7, classe 7, zona censuaria 6. Nonostante la piscina, probabilmente perché inferiore agli 80 metri quadrati, non è considerata abitazione di lusso.
Villa Brunetta rientra per un soffio nell’esenzione sponsorizzata dal suo proprietario. Solo le ville inserite nella categoria immediatamente superiore, la A8, continueranno a pagare l’imposta mentre le ville iscritte in categoria A7, anche se ristrutturate di recente, nonostante cinque bagni, dieci camere e piscina, saranno esentate alla pari di un bilocale a Tor Bella Monaca. 
Il ministro del Tesoro Fabrizio Saccomanni aveva presentato uno studio con nove soluzioni per riformare l’Imu. 
  • L’aumento della detrazione sull’abitazione principale fino a 600 euro
  • L’esenzione dell’imposta per i redditi sotto i 13 mila euro 
[misure che] avrebbero prodotto uno scenario interessante: 
  • il 40 per cento dei proprietari non avrebbe pagato nulla
  • il 95 per cento avrebbe avuto sconti decrescenti all’aumentare del reddito
  • Il costo per le casse dello Stato sarebbe stato di soli 2 miliardi 
ma la proposta non è passata. Non tanto perché Brunetta faceva parte del cinque per cento escluso dagli sconti, ma perché parole come detrazione ed esenzione facevano venire in mente più le complicate istruzioni della dichiarazione dei redditi che un bello spot.
E non c’è dubbio che 
Silvio Berlusconi sorrida all’idea di inondare l’Italia di cartelloni con una frase tipo: “Via l’Imu: l’avevamo promesso e, nonostante il Pd, l’abbiamo fatto”.
Se al posto di Enrico Letta ci fosse stato un leader di sinistra, forse avrebbe raccolto la sfida dell’Imu. La battaglia comunicativa sarebbe stata dura ma per nulla persa in partenza. Cosa sarebbe successo se il centrosinistra avesse mostrato in TV le foto della villa con piscina di Brunetta e magari quelle delle altre quattro case dell’ex ministro sparse tra Ravello, Todi, Venezia e le Cinque terre? Forse sarebbe stato più difficile per il capogruppo del Pdl e per Berlusconi presentare l’abolizione dell’Imu senza distinzioni come un atto di equità sociale.
Il decreto Imu comunque deve essere convertito in legge e c’è sempre tempo per presentare un emendamento che impedisca a un contribuente come Brunetta, con redditi oscillanti tra i 310 mila e i 279 mila euro annui, di non pagare un euro di Imu su una villa di 14 vani con piscina.