martedì 12 gennaio 2021

La vita è sogno? Un pensiero sulla realtà della vita e la fuga dalla morte

Calderon de La Barca
LA VITA È SOGNO
E' la storia di un Re mentecatto che crede ad una profezia per la quale il figlio lo scalzerà dal trono una volta cresciuto, per cui lo imprigiona per tutta la vita, sino a quando, preso dal dubbio che la profezia sia falsa, con uno stratagemma, fa addormentare il figlio e lo risveglia vestito da Re nella reggia per metterlo alla prova.
Ma Sigismondo (questo il nome del figlio) si dimostra feroce, vittima come è stato di una vita in prigionia, allora il padre lo fa rimettere nella torre in prigione, ma il popolo che ne ha appreso l'esistenza lo reclama come Re.

SIGISMONDO
Sempre in balìa della sorte!
Ma da quando ho imparato
che tutta la vita è sogno,
via da me, ombre, che prive
in realtà di corpo e voce,
corpo e voce simulate
per i miei sensi spenti

Alla fine Sigismondo lo diventerà e sarà migliore dello stesso padre.

SIGISMONDO
Destino, andiamo a regnare:
e non svegliarmi, se dormo;
e s'è realtà, tiemmi sveglio.
Ma, sia realtà o sogno,
bene operare mi preme.

BASILIO
Contro il destino v'è poco riparo
e molto rischio v'è contro i presagi;
se una cosa s'avvera opporsi è vano
ché più la si sfugge più s'asseconda.
Fatale e dura legge! Immenso orrore!
Chi al rischio vuol sottrarsi gli va incontro:
la mia stessa cautela m'ha sconfitto
e la mia patria io stesso ho distrutto.

In questa storia c'è un personaggio popolare Clarino, che è presente in moltissime scene, il suo nome è un ossimoro, in quato Clarino che sà non può parlare e proprio per il suo sapere subisce la prigionia come Sigismondo.

CLARINO, buffo
io sto morendo di fame
e nessuno più mi bada,
sebbene io sia Clarino
e se il Clarino ha fiato
può tanti fatti cantare ...
e può darsi che se scappo
via di mano al silenzio
sentirete il ritornello:
non c'è voce più sonora
quanto un Clarino all'aurora.

Quando a battaglia infuria Clarino cercherà un nascondiglio ma alla morte non ci si può sottrarre.

[Scena dodicesima]
Rulli di tamburi e soldati in marcia. Clarino e Sigismondo, vestito di pelli.

CLARINO
Evviva per l'uno e per l'altra!
E vivano a loro gusto:
poco o niente m'interessa,
mi basta poter campare;
e per tenermi lontano
da tutto questo trambusto,
agirò come Nerone,
che di nulla s'impicciava.
Ma d'una cosa mi voglio
impicciare: di me stesso;
così qui ben acquattato,
mi vedrò tutta la festa.

Il posto tra queste rocce
è sicuro ed è nascosto:
non mi troverà la morte
- e ad essa faccio le corna.
Si nasconde.

[Scena tredicesima]
Si ode uno sparo. Clarino, ferito, cade a terra nel punto in cui si trovava.

CLARINO
Aiuto!

ASTOLFO
Chi può essere
quest'infelice soldato
che ai nostri piedi è caduto
tutto bagnato di sangue?

CLARINO
Sono un uomo sventurato,
che per volermi guardare
dalla morte l'ho cercata;
per fuggirla, l'ho incontrata.
Poiché in terra non esiste
luogo segreto alla morte.
Da cui chiaro si deduce
che chi ne scansa le grinfie
più immerso vi si ritrova.
Per questo, tornate in fretta
alla lotta sanguinosa;
ché tra le armi ed il fuoco
c'è maggiore sicurezza
che nel rifugio più occulto;
e non v'è strada protetta
dalla forza del destino,
dall'inclemenza del fato.
E se provate a scampare
dalla morte con la fuga,
la morte arriva, badate,
quando Dio l'ha decretato.
Cade dietro le quinte.

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Sulla Vita e Sulla Morte: Le Parole Giuste Dal Cardinale Carlo Maria Martini
Michelangelo Buonarroti un pensiero sul senso della vita

27/02/2009, 23:34 mm->fb

(SIGISMONDO)
Mio padre, che è qui presente, per sottrarsi alla crudeltà della mia indole, fece di me un bruto, una belva umana a tal punto che quand’anche fossi nato docile, un simile genere di vita sarebbe bastato a rendere feroci i miei costumi. Strano modo di evitare il peggio.
Se a un uomo si dicesse: “una belva umana ti ucciderà” credete che sarebbe un buon rimedio risvegliarla, se stesse dormendo?
Così è accaduto a mio padre come a colui che ridesta una belva perchè lo minaccia...
La fortuna non si vince con l’ingiustizia e la vendetta; così la si irrita di più.
Se si vuole vincere la propria sorte, si devono usare saggezza e moderazione.
Rialzati signore, dammi la mano; ora che il cielo ti apre gli occhi sull’errore che hai commesso tentando  di vincerlo.

(CLARINO)
Perché poi ti parlo,  non lo so. Tu non mi rispondi. Io ti ragguaglio ben bene sulla guerra e sembra che  a te non interessi affatto. E pensare che ieri, e non nei miei pensieri, il loro re volevano che io fossi. Venivano per Sigismondo, a liberarlo, e  presero le lucciole per i fiaschi. Ma io ci ho tenuto ed ho chiarito tutto.
Con uno che non fa sognare, meglio non averci  niente a che fare!
Sia come sia, ti stavo raccontando: dal posto che mi sono scelto, ben protetto dalle rocce, vedo tutta la battaglia. Le legnate che ha preso il re! Sta ancora scappando. E con lui Astolfo e quel Clotaldo... battuti, dispersi... e Sigismondo a dargli addosso. Poi, incredibile, mi devo essere addormentato sul più bello. E ho sognato. Qui si fa un gran parlare di sogni e anche i Clarini a volte sognano... 

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